Fattori predisponenti
Fasce d’età e terapie
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Contenuto realizzato da Radio KissKiss in collaborazione con PreSa, con il supporto di Sanofi
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Entro il 2050, gli esperti stimano che oltre il 50% della popolazione sarà allergica. Secondo l’Accademia europea di allergologia, oggi sono 100 milioni i cittadini europei che soffrono di rinite allergica e 70 milioni di asma. Le due patologie spesso sono associate, al punto che oltre il 90% degli asmatici ha anche la rinite e metà delle persone che hanno la rinite hanno l’asma in diverse gravità. L’andamento crescente delle allergie respiratorie difficilmente potrà cambiare rotta, poiché si lega ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. Quest’ultimo, tra le altre cose, rende i pollini più irritanti, anche per chi di fatto non sarebbe allergico.
Le allergie respiratorie sono in aumento in tutto il mondo, complici i cambiamenti climatici e l’inquinamento. Soltanto l’asma è responsabile di oltre mille morti al giorno a livello globale, molte delle quali evitabili se trattate in modo efficace. Infatti, secondo gli esperti, il controllo/remissione dei sintomi limiterebbe il rischio di crisi, talvolta anche mortali. In particolare, la terapia è importante per scongiurare l’asma.
I sintomi più diffusi sono soprattutto tosse e difficoltà respiratoria che richiedono visite cliniche durante l’attacco e/o ricoveri per la gestione dei casi più severi. In Italia, i costi diretti dell’asma (per l’uso di farmaci e per i servizi sanitari) rappresentano circa l’1-2 per cento della spesa sanitaria, mentre sono maggiori quelli delle allergie che coinvolgono 12 milioni di persone.
Ci sono fattori che influenzano l’emergere di queste malattie, come il basso reddito e condizioni di vita più disagiate. Anche il livello di igiene e l’esposizione a sostanze inquinanti possono incidere sulla risposta immune, favorendo la sensibilizzazione allergica. Lo stile di vita occidentale e l’emergenza climatica possono prolungare e facilitare l’esposizione agli allergeni.
Le allergie respiratorie hanno costi sociali ed economico, ma manca ad oggi una rete clinica dedicata all’allergologia che possa contrastare il loro impatto sulla vita dei cittadini. Per questo l’Intergruppo parlamentare sulle Allergie respiratorie ha redatto un documento che invita Governo, Parlamento, Regioni e forze politiche a intraprendere azioni. Il Patto di Legislatura, presentato oggi alla Camera dei Deputati, è stato redatto dai Presidenti dell’Intergruppo parlamentare sulle Allergie respiratorie, On. Paolo Ciani e Sen. Daniela Sbrolini, insieme ai membri del Comitato tecnico scientifico e dei Tavoli di lavoro dell’Intergruppo stesso.
“Chiediamo che la Missione 6 del PNRR riservi una peculiare attenzione legislativa e istituzionale al ruolo dello specialista in Allergologia e Immunologia Clinica, in tema di riordino dell’assistenza territoriale, considerando una grave mancanze che la figura dell’allergologo non venga mai ricompresa tra i numerosi professionisti che saranno chiamati a fornire assistenza nelle case della comunità”, ha dichiarato l’On. Paolo Ciani, Presidente Intergruppo parlamentare sulle Allergie respiratorie e Segretario della 12a Commissione permanente (Affari Sociali) della Camera dei Deputati.
“L’assistenza allergologica versa in una situazione spesso preoccupante, fortemente ridimensionata ovunque e quasi completamente scomparsa in alcuni ambiti regionali”, ha sottolineato la Sen. Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo parlamentare sulle Allergie respiratorie e Vice Presidente della 1Oa Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato.
“Le malattie allergiche comportano un grande carico assistenziale, avendo raggiunto ormai una prevalenza nella popolazione generale del 20 per cento. È ulteriormente preoccupante il loro continuo incremento”, ha ribadito Mario Di Gioacchino, Presidente Comitato scientifico dell’Intergruppo parlamentare sulle Allergie respiratorie e Presidente Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAIAC). A fronte di questo scenario, è grave la mancanza di ogni riferimento alla definizione di una rete clinica dedicata all’allergologia, a differenza di quanto previsto per numerose altre discipline a minore impatto epidemiologico ed assistenziale”.
“Le malattie allergiche sono strettamente correlate all’inquinamento e alla immissione di nuove sostanze chimiche nell’ambiente di vita. Perciò è prevedibile che il carico assistenziale sarà destinato ad accrescersi ulteriormente nel tempo e con esso i costi sanitari che potrebbero invece essere ridotti con l’adozione di politiche pubbliche orientate alle buone pratiche della prevenzione”, ha detto Andrea Lenzi, Presidente Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (CNBBSV) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente dell’Health City Institute.
“Con il Patto di Legislatura lanciato oggi vogliamo richiamare l’attenzione della politica all’impegno di porre le allergie respiratorie al centro della propria agenda legislativa”, ha ribadito Federico Serra, capo segreteria tecnica Intergruppo Parlamentare sulle Allergie respiratorie, “Occorre potenziare e razionare l’assistenza alle persone che soffrono di queste malattie, aumentare i fondi per la ricerca, implementare la gestione integrata, promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini e assicurare il pieno accesso alle cure e ai trattamenti in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale”.
Il costo sociale delle malattie respiratorie nella regione europea dell’OMS è di circa 611 miliardi di euro, di cui 45 miliardi solo in Italia. I dati sono stati rilasciati dall’International Respiratory Coalition (IRC). La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), il tumore al polmone e l’asma son le patologie più impattanti. Anche l’aria condizionata è un fattore di rischio “per lo sviluppo di polmoniti – spiega Donato Lacedonia, Professore associato di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università di Foggia e Presidente della sezione regionale SIP/IRS in Puglia.
Cresce l’impatto delle malattie respiratorie. Sono oltre 6.4 milioni i decessi prematuri annuali, con un costo complessivo di oltre 600 miliardi di euro in Europa. Per quanto riguarda l’Italia, le malattie respiratorie hanno costi diretti e indiretti pari a 45,7 miliardi di euro che includono assistenza medica, perdita di giornate lavorative, diminuzione della produttività e consumo di farmaci e ossigeno.
L’International Respiratory Coalition (IRC), una coalizione di operatori sanitari, pazienti e partner del settore, guidata dalla European Respiratory Society (ERS), ha pubblicato un manifesto per la salute respiratoria. Nel manifesto, l’IRC chiede ai responsabili politici dei Paesi della regione europea dell’OMS di creare strategie nazionali chiare e misurabili, al fine di ridurre il costo sociale ed economico delle patologie respiratorie a livello mondiale entro il 2030, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), il tumore al polmone e l’asma sono le malattie respiratorie più frequenti e impattanti. In Italia, il numero di pazienti affetti da BPCO ammonta a 3 milioni, con un bilancio di 28mila decessi. I casi di tumore ai polmoni registrati sono 63mila e provocano 36mila morti e un costo di 20 miliardi di euro. A queste patologie si aggiungono le malattie infettive come le polmoniti, a cui negli ultimi anni si è inserito anche il Covid-19.
Con il caldo si osservano polmonite causate, direttamente o indirettamente, dall’aria condizionata. Un fenomeno legato sia agli sbalzi di temperatura che alla presenza dell’agente patogeno nei filtri non puliti. “Una parte significativa di queste malattie è prevenibile poiché è influenzata dall’ambiente e dagli stili di vita: è su questi fattori che dobbiamo concentrarci per prevenire la loro comparsa. La promozione della salute respiratoria diventa un intervento di sostenibilità oltre che di salute” – spiega il Professor Donato Lacedonia, Associato di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università di Foggia e Presidente della sezione regionale SIP/IRS in Puglia.
L’abbandono del tabacco riduce l’incidenza di malattie come la BPCO e il tumore del polmone. In altre parole, sul costo sociale delle malattie respiratorie pesano i comportamenti individuali, il fumo è il primo fra tutti. Difatti circa il 90% dei pazienti con tumore polmonare è fumatore o lo è stato in passato.
Per le malattie respiratorie di origine infettive, invece, possono essere prevenute con la vaccinazione. Oltre al vaccino contro il COVID-19 e per l’influenza, la vaccinazione è possibile anche per le polmoniti e altre malattie, in base all’età e alle condizioni di salute individuali.
L’inquinamento impatta sulla salute: nel 2022, secondo i dati Istat, il 37% delle famiglie percepisce l’aria inquinata nella propria zona di residenza. “Ci sono chiare evidenze della relazione causale fra l’esposizione all’inquinamento atmosferico come le polveri sottili (PM10 e PM 2.5) e la mortalità per tutte le cause, le infezioni delle basse vie respiratorie, la BPCO, l’asma e i tumori di trachea, bronchi e polmoni. Anche per questo – continua Lacedonia – è essenziale ridurre il nostro impatto ambientale usando meno le automobili ed essendo coscienti dei trasporti coinvolti nel continuo scambio di pacchi a domicilio”.
Anche a livello di organizzazione sanitaria è necessario intervenire – conclude Lacedonia. “I pazienti ospedalizzati per malattie respiratorie richiedono un alto livello di assistenza. Anche passata la fase acuta succede spesso che rimangano ricoverati per mesi perché non ci sono strutture intermedie tra l’ospedale e l’abitazione che possano gestirne il decorso. Pazienti che cronicamente si trovano in una situazione di gravità e necessitano di cure a lungo termine potrebbero beneficiare di strutture capaci di assisterle liberando, nello stesso tempo, posti letti nelle strutture per acuti. In questo contesto, la telemedicina rappresenta uno strumento di supporto, in quanto consente di svolgere non più in ospedale ma da remoto molti controlli e follow-up come i rinnovi a distanza di alcuni piani terapeutici o alcune visite di controllo”.
«Sono molte le persone affette da asma e, tra queste, tante fanno i conti con una forma grave. Purtroppo, non abbiamo dati precisi, perché c’è chi ancora oggi per le cure sceglie “il fai da te”, ma le statistiche ci dicono che un numero tra i l 5 e il 10 per cento della popolazione Italiana ne soffre. Quindi dai 3 ai 5 milioni di persone, con un 10 per cento (almeno 300.000 persone colpite da asma grave». A parlare è la dottoressa Francesca Puggioni (capo sezione Immuno Center, Humanitas Hospital di Milano) intervenuta ai microfoni di Radio Kiss Kiss in occasione delle pillole di salute volute e organizzate dal network editoriale PreSa Prevenzione e Salute.
QUALITÀ DI VITA
Un aspetto sottovalutato della malattia è l’impatto che questa ha sulla qualità di vita. «Ci si deve immaginare di vivere in apnea perenne», prosegue Puggioni. «È evidente il perché di un impatto enorme sull’attività sociale, sulla vita lavorativa, sul tempo libero e sul sonno. Si vive nella perenne sensazione di non riuscire a respirare». Un’esperienza terribile, perché si devono assumere molti farmaci e in ogni momento potrebbe essere necessario correre al pronto soccorso. Questo significa non poter programmare serenamente la propria vita.
INFIAMMAZIONE DI TIPO 2
Alla base di questa malattia un’infiammazione definita di Tipo 2. «Un nome difficile per spiegare una cosa semplice», prosegue la specialista. «Identifichiamo con questo nome una parte del sistema immunitario che ha origine dai linfociti di Tipo 2 e che coinvolge una serie di cellule come eosinofili e citochine». La buona notizia è che questa infiammazione è molto vulnerabile alle nuove terapie. Questo significa che il 70 per cento della popolazione che soffre di asma grave può essere trattata efficacemente con i nuovi farmaci biologici. «Una grande soddisfazione – conclude la dottoressa Puggioni – perché la ricerca ci consente oggi di migliorare molto la vita dei pazienti affetti da asma grave. Vederli tornare ad una vita normale ci sta dando grandi soddisfazioni». Grazie ad una ricerca che va sempre avanti, molto presto saranno disponibili farmaci innovativi anche per quelle forme di asma grave che oggi non rispondono alle terapie. La promessa è insomma quella di poter consentire anche a questi pazienti una vita del tutto normale.
“Contenuto realizzato da Radio KissKiss in collaborazione con PreSa, con il supporto di Sanofi”
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’asma colpisce oltre 339 milioni di persone in tutto il mondo e può causare gravi attacchi respiratori e danni polmonari permanenti, se non diagnosticata per tempo e trattata adeguatamente. Aggressivo e con un impatto importante sulla qualità di vita dei pazienti, l’asma è una patologia complessa, associata a un’infiammazione delle vie aeree che rende difficoltosa la respirazione. Per approfondire il tema dell’asma grave e capire anche quali sono i nuovi trattamenti oggi disponibili, il Network Editoriale PreSa – Prevenzione & Salute ha scelto di dedicare la prossima pillola di salute a questa patologia. La mattina di sabato 6 maggio, ai microfoni di Radio Kiss Kiss, interverrà la dottoressa Francesca Puggioni, Capo Sezione Immuno Center, Humanitas Hospital di Milano. Sarà lei a fare luce sugli aspetti poco noti dell’asma grave, in modo come sempre chiaro e diretto.
Appuntamento dunque sabato 6 maggio (ore 11 e 35 circa) sulle frequenze di Radio Kiss Kiss e sul portale PreSa. Stay tuned, stay connected!
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Ci sono patologie che pesano come macigni sulla vita delle persone che ne sono affette, patologie che hanno una sorta di “legame segreto” tra loro. L’asma grave, la poliposi nasale, l’esofagite eosinofila e la dermatite atopica, sono tutte malattie legate a quella che gli esperti chiamano “infiammazione di tipo 2”. Fare informazione su queste patologie, spiegare in modo chiaro e il più possibile semplice quali sono i campanelli d’allarme e come muovere i primi passi verso una diagnosi, significa aiutare centinaia di migliaia di persone a migliorare la propria qualità di vita.
Per questo il network editoriale PreSa Prevenzione Salute ha scelto di dedicare uno speciale proprio al tema dell’infiammazione di tipo 2, avvalendosi del supporto dei maggiori esperti nazionali, ciascuno per la propria specializzazione. In particolare, il dottor Vito Di Lernia, la professoressa Gabriella Fabbrocini, la dottoressa Maddalena Napolitano, il professor Gian Luigi Marseglia, il dottor Mario Picozza, la professoressa Gianna Camiciottoli, il professor Cristiano Caruso, la dottoressa Alessia Lofaro, la dottoressa Veronica Seccia, il professor Pierachille Santus, il dottor Eugenio De Corso, la dottoressa Simona Barbaglia, il professor Edoardo Savarino, la dottoressa Roberta Giodice, il professor Patrizio Armeni e il professor Francesco Saverio Mennini.
Più che fattori ambientali, che comunque possono giocare un ruolo, è importante iniziare a comprendere che l’infiammazione di tipo 2 è legata ad alcune particolari cellule del sistema immunitario. Puntando a semplificare, questa infiammazione è prodotta da una disregolazione della risposta immunitaria. A questa condizione si legano poi diverse malattie, come quelle citate, che nella monografia dedicata all’infiammazione di tipo 2 vengono prese in considerazione in modo dettagliato e approfondito, aiutando così il lettore a comprendere meglio la propria condizione, o quella di chi vive nel proprio quotidiano queste patologie.
Fino a qualche tempo fa, la terapia per l’asma grave si basava sull’uso cortisonici inalatori e broncodilatatori ad azione prolungata. I nuovi approcci terapeutici, d’altro canto, tendono ad agire direttamente sui fattori scatenanti dell’infiammazione di tipo 2. In particolare, la prescrizione di terapie biologiche prevede una corretta caratterizzazione e, come si dice in ambiente specialistico, “fenotipizzazione” del paziente, che viene quindi affidato a centri specialisti.
Nella monografia che vi presentiamo, non poteva mancare poi la voce delle associazioni di pazienti, che ogni giorno sono al fianco di chi soffre e delle loro famiglie. Per questo è d’obbligo ringraziare: FederASMA e ALLERGIE ODV Federazione Italiana Pazienti, Respiriamo insieme Associazione, Fondazione MESIT – Medicina sociale e Innovazione tecnologica, ESEO Italia – Associazione Esofagite Eosinofila ed Associazione ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica.
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Vietare il fumo nei locali pubblici ha fatto crollare del 20% i ricoveri in pronto soccorso di pazienti asmatici. Un numero enorme, certificato dalla Società italiana di Allergologia, Asmologia e Immunologia clinica (SIAAIC), che a 20 anni dall’entrata in vigore della legge Sirchia (a tutela dei non fumatori) traccia un bilancio più che positivo. «Chi soffre di asma bronchiale – spiega Mario Di Gioacchino, presidente SIAAIC – risente molto degli effetti del fumo sia attivo che passivo, per la potente azione infiammatoria e la minore efficacia del trattamento farmacologico».
L’asma è una malattia cronica delle vie aeree di natura infiammatoria, che interessa una vasta parte della popolazione. Se una persona non ha caratteristiche patogenetiche, il fumo passivo non può causarla, ma ilfumo passivo in età pediatrica è un fattore che favorisce l’insorgenza dell’asma nei bambini e aumenta la possibilità che possano diventare asmatici nel tempo. Inoltre, l’esposizione al fumo passivo in età pre e post natale, aumenta il rischio di comparsa dell’asma dal 21 all’85%.
Gli esperti SIAAIC spiegano che i progressi ottenuti negli ultimi 20 anni grazie alla pulizia dell’aria dal fumo di sigaretta, rappresentano uno dei più importanti risultati di salute pubblica. Ma l’abitudine al fumo nei pazienti asmatici resta ancora molto alta e la frequenza della malattia è legata anche all’aumento del carico pollinico e dello smog. Servono ancora molti altri sforzi per proteggere le persone che esposte al fumo passivo in casa. Ora bisognerebbe contrastare l’esposizione all’aereosol della sigaretta elettronica e dei dispositivi a tabacco riscaldato. Ci sono studi che indicano la presenza di sostanze potenzialmente nocive di questi vapori, i cui effetti sulla salute respiratoria sono poco chiari e praticamente sconosciuti nel lungo periodo.
Tra le tante conseguenze del riscaldamento globale vi è anche l’allergia persistente. Un’ipotesi che inciderebbe sulla qualità della vita di oltre 10 milioni di italiani. Vi è un rischio reale che le allergie da pollini persistano per tutto l’anno, con sintomi peggiori e più duraturi. Secondo i numeri, con il cambiamento climatico nel giro di pochi decenni potrebbe aumentare del 200% la quantità totale di pollini rilasciata dalle piante.
Si stima che nel nostro Paese siano circa 10 milioni le persone che soffrono di disturbi legati all’allergia. Ciò significa che potrebbero non esserci più stagioni senza sintomi, con il conseguente bisogno di terapie. L’allarme è stato lanciato anche durante il congresso della Società Italiana di Allergologia, Asma, e Immunologia Clinica (SIAAIC) a Verona. Tra gli effetti dei cambiamenti climatici vi è un progressivo allungamento e aggravamento delle pollinosi che oggi tendono a manifestarsi durante l’intero anno.
I cambiamenti climatici hanno stravolto il calendario dei pollini anche determinando la diffusione di allergeni ‘fuori stagione’. In sostanza si verifica una diffusione anche in autunno di pollini vari, con un rilascio di carico pollinico sempre più abbondante. A questo si aggiungono fioriture primaverili anticipate e pollinazioni invernali prolungate. Uno studio pubblicato su Nature Communications mostra come in pochi decenni la stagione critica per le allergie inizierà fino a quaranta giorni prima in primavera e si prolungherà di tre settimane in autunno. Le rilevazioni effettuate dalle reti di monitoraggio dei pollini aerodiffusi nell’atmosfera negli ultimi 30 anni non lasciano dubbi. La parietaria, in Italia e in tutto il Mediterraneo, e l’ambrosia, nel Nord Italia e in tutto il Centro Europa, hanno avuto un allungamento della loro stagione di pollinazione. Per via dell’aumento delle temperature, le stagioni dei pollini delle diverse piante sono destinate sempre più ad emergere in contemporanea. Se una volta si iniziava ad esempio con i pollini di cipresso e solo in un secondo momento arrivava la betulla, in futuro le ondate di pollini avverranno contemporaneamente nelle stesse settimane, sottolineano gli esperti. Gli studiosi ribadiscono che se non ci sarà un taglio drastico alle emissioni di CO2, entro pochi decenni avverrà un aumento del 200% nella quantità totale di pollini rilasciata dalle piante, con effetti non solo sulla durata delle malattie allergiche da pollini ma anche sulla loro intensità.
Gli attacchi di asma si intensificano la notte, chi ne soffre lo sa bene. Ma perché la gravità della malattia sembra acuirsi nelle ore notturne? Finalmente anche questa domanda ha trovato una risposta, grazie ad uno studio condotto dalla Harvard Medical School di Boston, negli Stati Uniti pubblicato sulla rivista scientifica PNAS. Obiettivo di questa ricerca è stato proprio quello di scoprire il nesso tra il sonno e la malattia asmatica, in particolare indagando se e in che modo il nesso asma-sonno dipendesse dal ritmo circadiano in sé o fosse condizionato da fattori esterni ambientali o comportamentali. I ricercatori hanno valutato le variazioni della gravità dell’asma in 17 pazienti per 3 settimane a casa e in laboratorio e hanno dissociato gli effetti circadiani dagli effetti ambientali e comportamentali. Nel protocollo di routine di 38 ore, i partecipanti sono rimasti svegli in posizione semisdraiata e hanno ricevuto spuntini a intervalli fissi. Il protocollo di desincronizzazione forzata di 196 ore consisteva in sette cicli di veglia/sonno sequenziali di 28 ore, con tutti i comportamenti programmati in maniera uniforme durante il ciclo circadiano.
La funzione polmonare ha seguito un modello circadiano endogeno attraverso i protocolli, con il peggioramento della funzione di notte, intorno alle 4 del mattino. Questo risultato può avere rilevanza clinica perche’ l’uso di broncodilatatori inalatori era quattro volte piu’ comune di notte che durante il giorno. Presi insieme, i risultati dimostrano che il sistema circadiano ha un impatto autonomo sulla gravità dell’asma. Secondo gli autori, lo studio rivela il potenziale per migliorare le strategie terapeutiche tenendo conto del ritmo biologico interno degli individui. A quanto pare, dunque, il sonno ha una funzione per così dire “autonoma” nel peggiorare la malattia asmatica. Ma questo non deve impressionare chi vive la condizione di paziente. Ciò che invece è importante è rivolgersi ad uno specialista che possa monitorare nel tempo l’andamento della malattia, così da evitare brutte recidive o attacchi improvvisi.
«Oggi abbiamo a disposizione trattamenti biologici innovativi garantiti dal Sistema Sanitario Nazionale. Queste terapie possono essere somministrate sia in ospedale che al domicilio del paziente, a seconda dei casi, e hanno la particolarità di attaccare solo quella parte del sistema immunitario che è causa della malattia nella sua forma grave. Si tratta di semplici iniezioni sottocutanee che non interferiscono in maniera sostanziale con le capacità di difesa immunitaria dell’organismo ».
A fare il punto sulle nuove opportunità di cura contro l’asma grave è la dottoressa Francesca Puggioni, pneumologa presso l’istituto Humanitas di Milano. Intervenuta ai microfoni di Radio Kiss Kiss per le pillole di salute volute dal network editoriale PreSa, Puggioni ha spiegato che l’asma, anche nella sua forma grave, può colpire tutti. «Non abbiamo modo di prevedere quali siano i soggetti maggiormente a rischio – spiegato – l’asma è infatti una malattia “molto democratica”. Si definisce severa quando, nonostante medico e paziente facciano tutto il possibile, i sintomi si presentano in modo molto “pesante”». Di qui l’esigenza, sino ad oggi, di ricorrere a iniezioni di cortisone e spesso a ripetuti accessi di pronto soccorso, con gravi ripercussioni sulla qualità di vita.
Facile comprendere perché il network editoriale PreSa abbia scelto di unirsi al coro di quanti si battono per fare informazione su questa patologia (il 3 maggio si è celebrata la Giornata mondiale di sensibilizzazione), spiegando anche che oggi sono disponibili terapie efficaci. Informare e sostenere le famiglie e i pazienti è essenziale. La dottoressa Puggioni spiega infatti che spesso le persone che soffrono di asma grave non ricevono adeguate terapie. Va detto che in parte, a peggiorare la situazione è stata la pandemia, ma il problema vero è che «essendoci diverse comorbidità (come rinosinusite o reflusso gastroesofageo) la malattia non viene riconosciuta facilmente nella sua forma grave». Motivo per il quale «è essenziale poter contare sull’occhio attento di uno specialista che si occupa proprio di queste cose». Per chi soffre d’asma e vuole informarsi sulla possibilità di accedere a strutture specializzate esiste il network Sani (Severe asthma network Italy) al quale ci si può collegare on line o si possono contattare le associazioni di pazienti, che sono – conclude la dottoressa Puggioni – «fonte di aiuto e sostegno inesauribile».
Ascolta l’intervista.
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