Apnea ostruttiva del sonno: campanelli d’allarme e rischi
L’apnea ostruttiva del sonno, spesso indicata con la sigla OSA, è un disturbo in cui le vie aeree superiori si restringono o si chiudono ripetutamente durante il sonno. In quei momenti il flusso d’aria si riduce oppure si interrompe del tutto, anche per molti secondi, e la respirazione riparte con un russamento forte, uno sbuffo o una sensazione di soffocamento. Non si tratta quindi di “dormire male” in senso generico, ma di un problema respiratorio che frammenta il sonno e può abbassare l’ossigenazione del sangue.
Uno degli equivoci più comuni è pensare che coincida semplicemente con il russare. In realtà il russamento può essere un segnale importante, ma non basta da solo a fare diagnosi: non tutte le persone che russano hanno apnea ostruttiva del sonno, mentre molte persone con apnea scoprono il problema solo perché qualcuno riferisce pause nel respiro, risvegli con affanno o un sonno agitato. Proprio per questo il racconto del partner o di chi vive in casa spesso diventa decisivo
I campanelli d’allarme da non ignorare
I segnali notturni più tipici sono il russamento abituale e rumoroso, le pause respiratorie osservate da un’altra persona, i risvegli improvvisi con fame d’aria o con sensazione di soffocamento, il sonno frammentato e, in alcuni casi, la necessità di urinare più volte durante la notte. Non sempre chi ne soffre se ne accorge direttamente: spesso la percezione più chiara arriva da chi dorme accanto.
Di giorno, invece, l’apnea ostruttiva del sonno tende a presentare il conto con sonnolenza, stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, calo dell’attenzione, tempi di reazione più lenti, irritabilità e, in alcune persone, mal di testa al risveglio o bocca secca. Le fonti cliniche ricordano anche che nelle donne il disturbo può manifestarsi più spesso con fatica, insonnia e cefalea, cioè con segnali meno “classici” e per questo talvolta sottovalutati o confusi con stress e stanchezza cronica.
Ci sono poi alcuni fattori che devono alzare l’attenzione: sovrappeso o obesità, collo largo, familiarità, vie aeree naturalmente strette, tonsille o adenoidi ingrossate, congestione nasale cronica, fumo, consumo di alcol e avanzare dell’età. Il disturbo è più frequente negli uomini, ma non riguarda solo loro e non colpisce solo chi è in sovrappeso: anche persone non obese possono svilupparlo, soprattutto se hanno caratteristiche anatomiche predisponenti.

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