Donazione di organi, una scelta che salva delle vite
Quasi il 40% di chi rinnova la carta d’identità scopre soltanto allo sportello del Comune di poter esprimere la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti. È questo uno degli elementi più rilevanti emersi da una recente indagine realizzata da Noto Sondaggi per il Centro nazionale trapianti, un dato che mette in luce quanto una decisione così delicata e personale venga ancora vissuta, da una parte consistente dei cittadini, come una sorpresa dell’ultimo minuto.
Il punto centrale non riguarda soltanto la conoscenza della procedura, ma il modo in cui si arriva a una scelta che avrebbe bisogno di tempo, consapevolezza e informazione. Secondo l’indagine, un cittadino su due decide sul momento che cosa dichiarare. Un passaggio che, proprio perché concentrato in pochi istanti e in un contesto amministrativo, rischia di trasformare una decisione profondamente civile in una risposta improvvisa, non sempre maturata con serenità.
Donazione di organi, le decisioni prese all’ultimo momento sono le più fragili
I numeri mostrano con chiarezza che le scelte maturate davanti allo sportello sono anche quelle più esposte al rifiuto oppure alla mancata espressione della volontà. Tra chi ha detto no alla donazione, il 58% ha deciso proprio in quel momento. Ancora più marcato il dato relativo a chi ha scelto di non esprimersi: quasi l’80% ha preso questa decisione direttamente allo sportello.
Si tratta di una fotografia che racconta molto bene il peso dell’effetto sorpresa. Quando una persona non sa in anticipo che le verrà chiesto di esprimersi, è più probabile che reagisca con prudenza, rinvio o chiusura. In altri termini, l’assenza di un’informazione preventiva può incidere in modo concreto sull’esito della dichiarazione. La donazione, in questi casi, finisce per essere percepita non come una scelta libera e ponderata, ma come una domanda inattesa da risolvere in pochi secondi.
Il quadro nazionale aggiornato ad aprile 2026
Le dichiarazioni di volontà complessive in Italia, aggiornate al 15 aprile 2026, sono 26.655.989. È un numero molto ampio, che mostra quanto il tema sia ormai entrato stabilmente nel rapporto tra cittadini e istituzioni, soprattutto attraverso il momento del rinnovo della carta d’identità elettronica.
Per quanto riguarda le dichiarazioni registrate presso i Comuni, che sono 24.860.815, il 65,7% ha espresso il consenso alla donazione, mentre il 34,3% si è opposto. Se nel conteggio si includono anche le dichiarazioni raccolte tramite le Asl e l’Aido, il dato complessivo dei consensi sale al 67,9%, mentre le opposizioni si attestano al 32,1%.
Nel complesso emerge quindi una maggioranza favorevole alla donazione. Allo stesso tempo, la presenza di una quota ancora significativa di opposizioni e di mancate espressioni conferma che il tema richiede un lavoro costante di informazione pubblica, capace di accompagnare i cittadini prima del momento della scelta formale.
I dati del primo trimestre 2026 e il confronto con il 2025
Nel primo trimestre del 2026 sono state emesse 2.618.710 Carte d’identità elettroniche a maggiorenni. Tra queste, le dichiarazioni di volontà registrate sono state 1.624.709. Ciò significa che il 38% ha deciso di non esprimersi. Tra coloro che hanno registrato una scelta, il 61,1% ha dato il consenso alla donazione, mentre il 38,9% si è opposto.
Il confronto con il 2025 aiuta a leggere meglio l’andamento del fenomeno. Lo scorso anno, su un totale di 6.387.071 Cie emesse a maggiorenni, le volontà registrate erano state 3.769.941, con il 59,9% di consensi e il 40,1% di opposizioni. Il raffronto segnala, almeno nei dati indicati, un lieve miglioramento della quota favorevole alla donazione nel 2026, insieme a una leggera riduzione delle opposizioni.
Tuttavia, il nodo della mancata espressione resta molto rilevante. Il fatto che oltre un terzo delle persone coinvolte scelga di non dichiararsi suggerisce che non sempre il contesto del rinnovo del documento sia sufficiente, da solo, a favorire una decisione pienamente consapevole.
Il problema non è solo la scelta, ma l’informazione
A sottolinearlo è stato anche Giuseppe Feltrin, direttore del Centro nazionale trapianti, durante la presentazione dello spot del ministero della Salute per sensibilizzare alla donazione. “Abbiamo capito che circa il 40% dei cittadini che si presentano allo sportello non sa che quella è un’occasione in cui si potrà ricevere la domanda rispetto alla volontà di donazione degli organi e dei tessuti e non sa quindi che questo è un diritto e che è possibile esprimersi in quel momento”.
Le parole di Feltrin spostano l’attenzione su un aspetto decisivo: esprimersi sulla donazione non è un obbligo inatteso, ma un diritto. Sapere prima che quella domanda arriverà significa poterci riflettere, parlarne in famiglia, informarsi e arrivare con maggiore lucidità a un passaggio che tocca convinzioni personali, etiche e affettive.
Una decisione che può essere cambiata
Feltrin ha aggiunto un altro elemento importante: “È probabile, inoltre, che i cittadini non sappiano di avere la possibilità di cambiare la loro volontà in qualsiasi momento”. Anche questo dato pesa sulla qualità della scelta. Molti potrebbero pensare che la decisione resa al momento del rinnovo sia definitiva e irreversibile, e proprio per questo scegliere di non esprimersi oppure opporsi per cautela.
Invece, la possibilità di modificare la propria volontà rappresenta un elemento di garanzia e libertà. Sapere che la decisione può essere rivista nel tempo rende più chiaro il senso dell’atto: non una firma imposta dalle circostanze, ma una scelta personale che può evolvere insieme alla consapevolezza.
La sfida è trasformare la sorpresa in consapevolezza
I dati diffusi dal Centro nazionale trapianti raccontano dunque una realtà precisa: la maggioranza dei cittadini che si esprime sceglie il sì, ma una parte troppo ampia arriva al momento della decisione senza esserne stata preparata. È qui che si gioca la partita più importante. Non tanto e non solo nel convincere, quanto nel mettere ogni persona nelle condizioni di decidere con cognizione di causa.
La questione, in fondo, è tutta in questa differenza: una risposta data per sorpresa non vale quanto una scelta pensata. Portare il tema della donazione fuori dallo sportello, dentro l’informazione pubblica e nella vita quotidiana, significa restituire profondità a un gesto che riguarda la salute, la solidarietà e la responsabilità collettiva. Quando una decisione così importante viene maturata prima, il momento amministrativo smette di essere un passaggio improvviso e diventa, finalmente, l’atto finale di una consapevolezza già costruita.
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