Monopattini: attenzione a cadute e traumi
Con l’arrivo delle giornate lunghe e del clima mite, il monopattino torna a essere per molti una scelta quotidiana: rapido, pratico, economico, spesso percepito come un mezzo leggero e facile da gestire. Proprio questa immagine, però, rischia di far abbassare la soglia di attenzione. I dati disponibili sulla micromobilità mostrano che gli infortuni tendono a concentrarsi soprattutto nei mesi più caldi, tra primavera ed estate, cioè quando l’uso del mezzo cresce. E la letteratura più recente descrive ormai i traumi da monopattino come un problema di salute pubblica in aumento, non come una curiosità urbana passeggera.
Quando si cade, non si parla quasi mai di un semplice graffio
Il punto centrale è questo: la caduta dal monopattino può sembrare banale, ma spesso non lo è affatto. Una revisione scientifica sulle lesioni da e-scooter segnala che le aree del corpo più vulnerabili sono la testa, gli arti superiori e gli arti inferiori, mentre le cadute senza collisione risultano essere il meccanismo più frequente. In altre parole, non serve necessariamente uno scontro con un’auto per finire al pronto soccorso: basta perdere equilibrio, urtare un ostacolo o arrestarsi bruscamente.
Uno studio condotto a Roma su 411 pazienti arrivati in pronto soccorso per incidenti con monopattino elettrico fotografa bene la portata del problema: le lesioni craniche sono state tra le più frequenti, insieme alle fratture degli arti superiori; quasi un terzo dei casi ha riportato traumi alla testa, e non sono mancati ricoveri, accessi in terapia intensiva e perfino un decesso. Sono numeri che ricordano una realtà semplice ma spesso sottovalutata: quando si cade in avanti, il volto, il cranio, le spalle, i polsi e le braccia diventano il primo punto di impatto con l’asfalto.
Perché il monopattino espone così tanto ai traumi
A rendere il monopattino più insidioso di quanto appaia sono diversi fattori messi insieme. Si guida in piedi, con un equilibrio più precario rispetto a quello di altri mezzi; le ruote sono piccole, quindi buche, tombini, pavé, cordoli, rotaie o superfici irregolari possono causare un arresto improvviso o una deviazione brusca; inoltre molti incidenti avvengono per semplice perdita di controllo. Nello studio romano, le cadute senza collisione hanno rappresentato la grande maggioranza degli eventi traumatici. Questo significa che il pericolo non nasce solo dal traffico, ma anche dal mezzo stesso e dal contesto stradale in cui viene usato.
C’è poi un aspetto biomeccanico che conta molto: quando una persona perde l’equilibrio sul monopattino, il riflesso naturale è portare avanti le mani per proteggersi. È proprio per questo che polsi, avambracci, gomiti e spalle finiscono spesso coinvolti con distorsioni, lussazioni o fratture. E se l’impatto è frontale, il rischio si sposta rapidamente su faccia, denti, mandibola e cranio. Anche i traumi apparentemente “minori” possono tradursi in giorni di dolore, punti di sutura, immobilizzazioni, visite specialistiche e stop dal lavoro.
Casco e protezioni: ciò che manca più spesso è proprio ciò che serve di più
Il dato forse più impressionante riguarda il casco. Nello studio romano lo indossava appena lo 0,7% dei feriti. Un altro studio recente ha rilevato l’uso del casco nel 13,7% dei casi e ha osservato meno traumi alla testa tra chi lo portava rispetto a chi ne era sprovvisto: 24% contro 46,8%. Anche altre pubblicazioni convergono sullo stesso punto, indicando un effetto protettivo del casco sulla gravità del trauma cranico. Il messaggio è netto: il casco non elimina il rischio di cadere, ma può cambiare in modo sostanziale le conseguenze della caduta.
Accanto al casco, andrebbero rivalutate anche le altre protezioni. Polsiere, guanti, ginocchiere e, per chi usa spesso il mezzo, protezioni per i gomiti non sono un eccesso di prudenza: rispondono esattamente ai punti del corpo che, in caso di caduta, tendono a colpire per primi il suolo. La letteratura sul monopattino è più solida per il casco che per le altre protezioni, ma alcuni studi indicano che i dispositivi di protezione per gli arti possono contribuire a ridurre l’incidenza o la severità di certe lesioni, soprattutto a carico di polsi e braccia. In ogni caso, parlare di sicurezza senza parlare di protezioni oggi significa ignorare il cuore del problema.
Alcol, eccesso di fiducia e distrazioni aggravano il rischio
Un altro elemento ricorrente negli studi è il peso dell’alcol. Nella ricerca romana l’intossicazione alcolica è risultata uno dei predittori indipendenti di ricovero; un altro studio su oltre 1.200 pazienti feriti in e-bike o monopattino ha rilevato che guidare sotto l’effetto di alcol o droghe aumenta sensibilmente la probabilità di lesioni abbastanza gravi da richiedere ospedalizzazione. Non è difficile capirne il motivo: riflessi rallentati, valutazione errata della velocità, frenate tardive, minor capacità di leggere ostacoli e movimenti degli altri utenti della strada.
Ma non c’è solo l’alcol. Anche la falsa percezione di semplicità pesa molto. Il monopattino viene spesso considerato quasi un prolungamento del marciapiede, non un veicolo che richiede attenzione costante. In realtà richiede postura stabile, frenata graduale, scelta accurata del fondo stradale e rispetto rigoroso dei limiti del mezzo. Basta una distrazione di pochi secondi, una mano staccata dal manubrio o un ostacolo letto troppo tardi perché un tragitto breve si trasformi in una corsa al pronto soccorso. Questa sottovalutazione è uno dei motivi per cui la prevenzione va ribadita con forza, soprattutto nei mesi in cui l’uso aumenta.
La sicurezza vera comincia prima di partire
La prevenzione, in fondo, non è complicata, ma va presa sul serio. Significa indossare sempre il casco, anche per tragitti brevissimi. Significa controllare freni, gomme, luci e struttura del mezzo prima di partire. Significa usare un solo conducente per monopattino, tenere entrambe le mani sul manubrio, rallentare molto su fondo sconnesso, evitare manovre brusche e rendersi ben visibili, soprattutto nelle ore serali. Sono indicazioni semplici, ma coerenti con ciò che emerge sia dai dati clinici sia dalle raccomandazioni di sicurezza per la micromobilità.
Il monopattino resta un mezzo utile e moderno, ma solo a patto di smettere di considerarlo innocuo. La bella stagione invita a usarlo di più, non a usarlo con leggerezza. Dietro una caduta ci possono essere un trauma cranico, una frattura del polso, una lesione al volto o settimane di recupero. Per questo il punto non è avere paura del monopattino, ma riconoscere che la sicurezza non è un accessorio: è parte integrante del viaggio. E casco, protezioni e prudenza non rovinano la comodità del mezzo; la rendono semplicemente più sostenibile anche per il corpo.
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