Bambino Gesù, nel 2025 oltre quattro trapianti pediatrici su dieci in Italia eseguiti a Roma
Nel 2025 oltre quattro trapianti di organi solidi in età pediatrica su dieci sono stati effettuati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Un dato che racconta con chiarezza il peso assunto negli anni dal centro romano nella rete trapiantologica italiana e che misura una crescita impressionante rispetto a vent’anni fa, quando l’Istituto rappresentava poco più di un trapianto su dieci del totale nazionale in ambito pediatrico.
In vista della Giornata nazionale della donazione di organi e tessuti del 19 aprile, l’Ospedale ha scelto di ripercorrere gli ultimi vent’anni della propria attività trapiantologica, mettendo in evidenza non solo l’aumento del numero di interventi, ma anche il ruolo della cultura della donazione, dell’organizzazione clinica e del progresso tecnologico. Il quadro che emerge è quello di una realtà che, nel tempo, ha consolidato competenze altamente specialistiche fino a diventare un riferimento stabile per i bambini che necessitano di un trapianto e per le loro famiglie.
Il direttore sanitario dell’Ospedale, Massimiliano Raponi, ha voluto anzitutto richiamare il valore umano che sta alla base di ogni percorso di trapianto. Il primo ringraziamento, ha sottolineato, va alle tante famiglie che scelgono di donare gli organi in un momento di dolore profondo, rendendo possibile una nuova prospettiva di vita per altri bambini.
Quarant’anni di storia iniziati con un intervento pionieristico
La storia della trapiantologia pediatrica al Bambino Gesù comincia nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1986, quando viene eseguito il primo trapianto di cuore pediatrico su un bambino di appena 15 mesi. È un passaggio che segna l’inizio di un percorso destinato a crescere negli anni, accompagnando l’evoluzione della medicina dei trapianti in Italia.
A quel primo intervento seguono altre tappe decisive. Il 13 settembre 1993 viene realizzato il primo trapianto combinato cuore-rene, un’operazione complessa che conferma il livello di maturazione raggiunto dall’équipe. Nel 1995 arriva il primo trapianto di polmone, mentre nel 2008 viene eseguito il primo trapianto di fegato. Ogni passaggio amplia le possibilità di cura per i piccoli pazienti e rafforza il profilo dell’Ospedale come centro di eccellenza.
Nel complesso, dal 1986 a oggi, il Bambino Gesù ha effettuato oltre 1.400 trapianti di organi solidi. Dietro questo numero c’è un patrimonio di esperienza costruito caso dopo caso, attraverso l’integrazione tra chirurgia, terapia intensiva, anestesia, immunologia, diagnostica, assistenza infermieristica e follow-up a lungo termine. I trapianti, infatti, non si esauriscono nell’intervento chirurgico: richiedono una presa in carico continua, capace di accompagnare il paziente prima, durante e dopo l’operazione.
I numeri della crescita: dai 24 trapianti del 2005 ai 66 del 2025
Se si osservano gli ultimi vent’anni, la crescita dell’attività appare ancora più evidente. Nel 2005 i trapianti eseguiti al Bambino Gesù erano 24. Nel 2025 sono diventati 66. Non si tratta soltanto di un incremento quantitativo, ma del segno di un’espansione strutturale e organizzativa che ha consentito all’Ospedale di aumentare progressivamente il proprio contributo al sistema nazionale.
Anche la quota sul totale dei trapianti pediatrici di organi solidi effettuati in Italia è salita in modo netto: dal 13,9% del 2005 al 43,7% del 2025. In altri termini, quasi un piccolo paziente su due tra quelli sottoposti a trapianto nel Paese viene trattato oggi al Bambino Gesù. È un risultato che riflette la concentrazione di competenze, tecnologie e capacità gestionali maturate nel tempo, ma anche la fiducia conquistata all’interno della rete sanitaria nazionale.
Questo incremento si inserisce in una tendenza più ampia che ha interessato tutta la trapiantologia italiana. Rispetto al 2005, il tasso di donazione nel Paese è aumentato del 50%, passando da 20,2 donatori per milione di abitanti a 30,2 nel 2025. L’aumento della disponibilità di organi ha reso possibile una risposta più efficace ai bisogni di cura, pur in un ambito che continua a dipendere in modo decisivo dalla sensibilità e dalla scelta consapevole dei cittadini.
La spinta della legge 91 e il rafforzamento della rete italiana
Nella crescita registrata negli ultimi decenni ha avuto un ruolo determinante la legge 91 del 1999. Quel provvedimento ha formalizzato la Rete trapiantologica italiana, ha istituito il Centro Nazionale Trapianti e ha introdotto la possibilità per i cittadini di esprimere in vita la propria volontà sulla donazione degli organi. Si è trattato di un passaggio cruciale, perché ha reso più solido e coordinato l’intero sistema.
I numeri mostrano con evidenza l’effetto di questo sviluppo. Nel 1992 il tasso di donazione era pari a 5,8 per milione di abitanti, con 329 donatori deceduti. Nel 2025 il dato è salito a 30,2 per milione, con 1.782 donatori deceduti. Nello stesso arco temporale, i trapianti complessivamente eseguiti in Italia sono passati da 1.083 a 4.697. È la fotografia di una crescita che non riguarda soltanto gli ospedali più specializzati, ma l’intero sistema sanitario, la sua capacità di fare rete e di valorizzare ogni potenziale donazione.
Nel caso dei pazienti pediatrici, questa rete è ancora più delicata e complessa. La compatibilità, i tempi di intervento, la preparazione clinica e l’assistenza multidisciplinare richiedono livelli di coordinamento particolarmente elevati. Proprio per questo il ruolo dei centri altamente specializzati diventa fondamentale.
Donazione, lavoro di squadra e innovazione: le basi dei risultati
Secondo Massimiliano Raponi, i risultati raggiunti dal Bambino Gesù sono il frutto di più fattori che si intrecciano tra loro. Il primo è la generosità delle famiglie, che in un momento di sofferenza scelgono di trasformare una perdita in un’opportunità di cura per altri bambini. È un gesto che resta al centro dell’intero sistema e senza il quale nessun progresso organizzativo o tecnologico potrebbe produrre effetti concreti.
Accanto a questo elemento c’è il lavoro di una rete altamente specializzata, composta da decine di professionisti e competenze diverse, unite da un forte spirito di squadra e da un impegno organizzativo costante. La medicina dei trapianti è infatti uno degli ambiti in cui il risultato dipende maggiormente dalla capacità di coordinamento tra funzioni differenti, tutte essenziali e tutte strettamente interdipendenti.
Un altro fattore decisivo è l’innovazione tecnologica, che negli anni ha migliorato in modo significativo la conservazione e l’utilizzabilità degli organi. Questo ha ampliato le possibilità di intervento e ha contribuito a rendere più efficiente l’intero percorso, dalla donazione al trapianto.
L’obiettivo indicato dall’Ospedale è ora duplice: continuare a sviluppare questi percorsi clinici e organizzativi e, allo stesso tempo, promuovere sempre di più la cultura della donazione nel Paese. Perché dietro ogni statistica, dietro ogni crescita percentuale e dietro ogni record di attività, resta una verità semplice e decisiva: la possibilità di curare tanti piccoli pazienti dipende ancora, prima di tutto, da una scelta di solidarietà.
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