Tumore alla faringe, il robot per un intervento straordinario
All’Ospedale Monaldi di Napoli è stato compiuto un intervento che rappresenta un passaggio di rilievo nella chirurgia oncologica del distretto testa-collo. Per la prima volta nel Sud Italia, infatti, è stata eseguita con successo una complessa orofaringectomia robotica transorale con ricostruzione della faringe per il trattamento di un carcinoma orofaringeo. A guidare l’équipe è stato il professor Giuseppe Tortoriello, direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale del Monaldi, in un’operazione che conferma il ruolo crescente della chirurgia robotica anche nei casi oncologici più delicati.
Il risultato assume valore non solo per il carattere innovativo della procedura, ma anche per la complessità del quadro clinico affrontato. L’intervento, infatti, è stato eseguito su un paziente con un voluminoso tumore dell’orofaringe associato a importanti metastasi linfonodali laterocervicali. Un quadro che richiedeva radicalità oncologica, precisione chirurgica e, allo stesso tempo, una particolare attenzione alla ricostruzione funzionale.
Perché l’orofaringe è una sede delicata
I tumori dell’orofaringe interessano una regione anatomica fondamentale per funzioni essenziali come la deglutizione, il passaggio del cibo e, in molti casi, anche la qualità della fonazione. Per questo ogni scelta terapeutica, oltre a mirare al controllo della malattia, deve confrontarsi con la necessità di preservare il più possibile la funzione della via digestiva superiore. Nella pratica clinica, chirurgia e radioterapia restano cardini del trattamento, mentre la chirurgia transorale robotica si è progressivamente affermata come opzione in casi selezionati, grazie alla possibilità di raggiungere il tumore in modo mini-invasivo e con una visione molto precisa del campo operatorio.
È proprio in questo equilibrio tra efficacia oncologica e tutela della funzione che si colloca il valore dell’intervento eseguito al Monaldi. Nei casi più estesi, infatti, la sola resezione non basta: può rendersi necessaria una ricostruzione della faringe per favorire un recupero più adeguato della deglutizione e ridurre l’impatto anatomico e funzionale della chirurgia. La letteratura più recente sottolinea come, dopo resezioni robotiche ampie, la fase ricostruttiva possa essere decisiva per sostenere i risultati funzionali del trattamento.
Un unico tempo operatorio per un caso particolarmente complesso
Il tratto distintivo dell’intervento eseguito a Napoli è stato proprio l’approccio integrato, realizzato nello stesso tempo operatorio. Da una parte, la chirurgia del collo tradizionale; dall’altra, la chirurgia robotica transorale. Una combinazione necessaria per affrontare una malattia estesa sia al tumore primitivo sia ai linfonodi del collo, con infiltrazione di strutture vascolari.
Oltre al professor Tortoriello, la fase di chirurgia del collo, indispensabile per la rimozione delle metastasi linfonodali laterocervicali infiltranti, sono stati i dottori D’Avino, Della Peruta, la dottoressa Russo e alla dottoressa Vitale, medico in formazione specialistica.
Successivamente, la resezione del tumore primitivo è stata condotta per via transorale robotica grazie al sistema Da Vinci Surgical System, piattaforma che consente di operare con strumenti miniaturizzati e una visione tridimensionale ad alta definizione. Alla consolle robotica ha operato il dottor Meliante, coadiuvato dal dottor Della Peruta. È stata eseguita un’estesa orofaringectomia e, proprio per l’estensione della neoplasia oltre l’organo, si è resa necessaria anche la ricostruzione robotica della faringe, una fase particolarmente delicata e centrale per il successivo recupero funzionale del paziente.
Tecnologia avanzata e competenze specialistiche
La notizia non riguarda soltanto l’impiego della piattaforma robotica, ma soprattutto la capacità di inserirla dentro un percorso chirurgico maturo e ben strutturato. La tecnologia, da sola, non basta. Servono esperienza, selezione corretta dei casi, organizzazione della sala operatoria e una squadra in grado di muoversi in piena sintonia. È questo il senso più concreto dell’intervento realizzato al Monaldi.
Con questa operazione salgono infatti a 15 le procedure eseguite con la piattaforma Da Vinci, a conferma della progressiva esperienza maturata dal centro in questo ambito. Si tratta di un dato che racconta non un episodio isolato, ma un percorso di crescita in una branca chirurgica altamente specialistica, dove la curva di apprendimento, la standardizzazione dei passaggi e il lavoro condiviso tra professionisti sono elementi decisivi.
Il valore del lavoro multidisciplinare
Determinante, nel buon esito dell’intervento, è stato anche il contributo anestesiologico e organizzativo. Hanno preso parte alla procedura la dottoressa Minale, il dottor Antonio Corcione, direttore del Dipartimento di Area Critica, e la dottoressa Silvano, medico in formazione specialistica. Accanto a loro, il personale di sala operatoria altamente specializzato: Guazzo, De Francesco, Errico, Capasso e Musella.
Ne emerge con chiarezza il profilo di una chirurgia contemporanea che non si esaurisce nel gesto tecnico del singolo operatore, ma si fonda sull’interazione tra diverse competenze. Nei tumori testa-collo questo aspetto è particolarmente importante, perché ogni intervento coinvolge aspetti oncologici, funzionali, anestesiologici, ricostruttivi e post-operatori che devono essere gestiti in maniera coordinata.
Monaldi, centro di riferimento nella chirurgia oncologica ORL
L’intervento consolida il posizionamento dell’Ospedale Monaldi come centro di eccellenza nella chirurgia oncologica otorinolaringoiatrica. Secondo i dati AGENAS riportati dalla struttura, la UOC di ORL del Monaldi è oggi la prima nel Sud Italia per chirurgia oncologica otorinolaringoiatrica. Un risultato che viene letto anche alla luce dei flussi di mobilità sanitaria: dal 1° aprile 2023, con l’arrivo del professor Tortoriello alla direzione della struttura, sono stati registrati circa 164 pazienti extraregionali.
È un dato che racconta la capacità di attrazione di un centro quando competenze specialistiche, organizzazione e tecnologie avanzate riescono a tradursi in percorsi clinici credibili anche per i casi più complessi. In un settore come quello della chirurgia testa-collo, dove l’impatto sulla qualità della vita è spesso molto rilevante, la disponibilità di tecniche mini-invasive e di un approccio multidisciplinare può fare la differenza sia nell’esperienza del paziente sia nel recupero dopo l’intervento.
Un risultato che guarda al futuro
Il significato di questa procedura va quindi oltre il singolo successo operatorio. Da un lato, conferma l’evoluzione della chirurgia robotica applicata ai tumori del distretto testa-collo; dall’altro, mostra come anche nel Sud Italia sia possibile affrontare patologie oncologiche complesse con standard elevati, unendo radicalità oncologica e attenzione alla funzione.
A sottolinearlo è anche il Direttore Generale avv. Anna Iervolino: «Il successo di una procedura così complessa testimonia la qualità delle professionalità presenti nella nostra Azienda e la capacità di integrare esperienza chirurgica, innovazione tecnologica e lavoro multidisciplinare».
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