Solitudine aumenta il rischio di demenza del 50% negli anziani
La solitudine è un rischio per gli anziani in Italia, dove il tasso è il doppio rispetto alla media dei Paesi europei. Nel nostro Paese coloro che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto sono il 14%, mentre il 12% non ha nessuno a cui confidarsi, a fronte di una media europea del 6,1% (dati Eurostat). La solitudine non è solo un problema sociale, ma anche clinico. Spesso è preludio della depressione ed è associata al rischio maggiore di altre patologie, come demenza e malattie cardiovascolari. I temi sono al centro del 25° Congresso dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, a Padova dal 27 marzo.
Solitudine e anziani, epidemia sociale
I determinanti sociali, ossia i fattori che influenzano la salute come le condizioni economiche, abitative e relazionali, incidono sulla salute degli anziani.
“L’impatto dei fattori che influenzano la salute come le condizioni economiche, abitative e relazionali è pari se non superiore alle cure mediche – sottolinea il Prof. Diego De Leo, Presidente AIP – Non tenere in considerazione queste condizioni rappresenta un grave rischio. La solitudine è un’epidemia sociale che aumenta il rischio di demenza del 50% e la premortalità del 30%; il suo impatto è paragonabile al tabagismo cronico e all’obesità.
Alcuni Paesi si sono dotati di strumenti come Linee Guida o raccomandazioni per affrontare questa realtà. In Italia non vi è ancora un approccio definito, nonostante sia il Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone. Diversi elementi concorrono a peggiorare la situazione: lo spopolamento dei centri storici, la chiusura dei negozi di prossimità, il proliferare delle truffe agli anziani, la discriminazione nota come ageismo.
Questi elementi innescano un processo di svilimento che porta alla depressione e spesso al suicidio: i suicidi degli anziani sono infatti il 37% di quelli totali, sebbene gli anziani rappresentino il 24% della popolazione generale. La ragione di questo dato risiede nel fatto che i nostri anziani sono tra i più maltrattati al mondo. Questo fenomeno riguarda soprattutto gli uomini, le città e le persone con più di 80 anni: in queste sottopopolazioni la frequenza di suicidi ha raggiunto livelli intollerabili. Il suicidio di una persona anziana è anche un segno tremendo per un giovane, il quale non riceve un messaggio di resilienza ma di arrendevolezza”.
Incubi e disturbi del sonno: primi sintomi di una depressione
I primi sintomi delle conseguenze di una marginalità sociale dell’anziano sulla psiche possono emergere dai disturbi del sonno e dalla maggior frequenza di incubi, che può a sua volta favorire lo stato depressivo. “Circa il 20% dei bambini e il 6% degli adulti hanno incubi frequenti – spiega il Prof. Diego De Leo – Gli incubi persistenti che interferiscono con la vita quotidiana possono essere diagnosticati come disturbo da incubi, una condizione di salute mentale in cui incubi frequenti e gravi possono rendere difficile affrontare la giornata.
La frequenza degli incubi aumenta con l’età: la prevalenza è di oltre tre volte superiore tra coloro che hanno più di 70 anni (6,3%) rispetto agli adulti tra i 50 e i 70 anni (1,8%). È stata riscontrata anche un’associazione con ideazione suicidaria, depressione e stress. Esiste una forte correlazione tra incubi e rischio di suicidio: gli individui con incubi frequenti hanno maggiori probabilità di tentare il suicidio e di adottare comportamenti autolesionistici”.

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