L’intelligenza artificiale modifica i ricordi? Cos’è l”amnesia digitale’
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le persone memorizzano le informazioni. La scienza chiama questo fenomeno “amnesia digitale”: sapendo che le informazioni sono archiviate in rete si smette di trattenerle. Secondo la rivista Nature, il tema sta prendendo piede tra gli scienziati. Anche il termine “brain rot” – scelto dall’Università di Oxford come parola dell’anno nel 2024 – indica un’altra tendenza: il tempo passato a scorrere contenuti senza uno scopo chiaro potrebbe influenzare la capacità di concentrazione e apprendimento.
Ma l’intelligenza artificiale sta davvero minacciando la memoria umana? Gli esperti sono ancora divisi. Gli effetti non sono ancora del tutto chiari. Studi sul Gps hanno mostrato un impatto negativo sulla memoria spaziale. Ma non ci sono prove definitive che Internet stia causando un declino generale della memoria.
Intelligenza artificiale: come può influenzare il cervello
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nei motori di ricerca e nei software di uso quotidiano potrebbe avere effetti più profondi rispetto alla semplice ricerca su Internet. Alcuni esperti ipotizzano che affidarsi all’intelligenza artificiale possa ridurre lo sforzo cognitivo e generare falsi ricordi.
Un esempio sono i “Deadbot”, avatar digitali di persone decedute che possono modificare la percezione del passato. Persino gli algoritmi che organizzano le immagini degli album personali influenzano il modo in cui le persone ricordano la propria vita.
Memoria inaffidabile
Molti scienziati ricordano che la tecnologia ha sempre aiutato la memoria. La stampa e gli smartphone hanno esteso le capacità umane di archiviazione e richiamo delle informazioni. Ma l’accesso immediato ai dati ha portato alla cosiddetta memoria transattiva. Le persone tendono ad affidarsi ai dispositivi invece che alla propria mente.
Elizabeth Marsh, della Duke University, ha dimostrato che questo meccanismo può generare un’illusione di conoscenza. Le persone si sentono sicure di sapere qualcosa, anche quando non l’hanno realmente memorizzata. L’intelligenza artificiale potrebbe accentuare questo effetto. Anche Jason Barton, del Max Planck Institute di Berlino, avverte che l’uso degli algoritmi per generare risposte senza un’analisi critica potrebbe compromettere le capacità cognitive, soprattutto negli studenti.
I grandi modelli linguistici (Llm), come ChatGpt, non forniscono risposte perfette. Generano testi nuovi che possono contenere errori. Questo li rende una fonte di memoria esterna potenzialmente inaffidabile. Il rischio è che informazioni errate vengano interiorizzate senza verifica.
Il monopolio delle convinzioni
L’intelligenza artificiale e Internet potrebbero ridefinire la memoria e la cognizione. La scienza non ha ancora risposte esaustive, ma gli scienziati sottolineano che è importante continuare ad approfondire gli aspetti positivi e negativi delle nuove tecnologie, oggi controllate solo da poche aziende. Il rischio ipotizzato è che influenzino non solo il modo in cui le persone ricordano, ma anche quello in cui pensano e formano le proprie convinzioni.









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