Lotta all’HIV: a che punto siamo con le nuove terapie
L’HIV è oggi considerato un’infezione cronica gestibile, grazie alla terapia antiretrovirale. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2021 il 75% delle persone con HIV ha avuto accesso a questi trattamenti. Assunta regolarmente, la terapia è altamente efficace: riduce la carica virale a livelli non rilevabili, eliminando il rischio di trasmissione sessuale, e consente una sopravvivenza e una qualità di vita paragonabile a quella della popolazione generale. Durante il 10° Congresso AMIT – Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali, gli infettivologi hanno analizzato i risultati ottenuti dalla ricerca e discusso dei progressi futuri nel campo delle malattie infettive.
L’evento è stato presieduto dalla Prof.ssa Antonella Castagna, Primario dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali all’Università Vita‐Salute San Raffaele, e dal Prof. Marco Tinelli, Infettivologo, Componente del Consiglio Nazionale della SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e Consulente del Ministero della Salute.
Il concetto di long acting
“Sull’HIV è in corso una rivoluzione legata ai farmaci long-acting – sottolinea la Prof.ssa Antonella Castagna – Questa nuova modalità di somministrazione sta cambiando la qualità di vita dei pazienti, riduce lo stigma e crea più serenità nell’assunzione della terapia. Mantenendo efficacia e sicurezza, infatti, si passa da una somministrazione quotidiana a una ogni due mesi, che in futuro potranno diventare tre volte l’anno o addirittura ogni 6 mesi.
Inoltre, sono allo studio anticorpi monoclonali neutralizzanti che nel prossimo futuro saranno parte integrante del regime terapeutico. Complessivamente si va dunque verso un approccio terapeutico profondamente innovativo, mediante il quale ci proponiamo di perseguire anche l’obiettivo di ridurre significativamente il numero di nuove infezioni, sperando di raggiungere in Italia presto lo zero. La pandemia di HIV, infatti, non sarà mai conclusa finché non avremo curato tutti i pazienti: l’obiettivo è quello di ottenere una remissione dell’infezione, per cui il paziente possa controllare la replicazione virale senza necessità di ricorrere alla terapia antiretrovirale orale quotidiana”.
Ipotesi long acting anche per la profilassi pre-esposizione
In tema di prevenzione, un vaccino per l’HIV è ancora lontano, ma studi di profilassi sulla PrEP e sulla sua versione “long acting” hanno mostrato risultati straordinari. “Nei soggetti non infetti ma ad alto rischio, la Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) permette di evitare di contrarre l’infezione – conclude la Prof.ssa Antonella Castagna – La PrEP orale, la sola attualmente disponibile, si può assumere in modalità continuativa, con una pillola al giorno, oppure on demand, al bisogno, riducendo molto significativamente il rischio di acquisizione di HIV per via sessuale.
Oltre a nuove strategie di messa in atto, la comunità scientifica auspica l’approvazione da parte di AIFA della Long Acting PrEP, che permetterebbe una copertura preventiva nei confronti dell’HIV anche per due mesi con l’iniezione intramuscolare. Il passo successivo, in tema di PrEP, è già all’orizzonte: a giugno, negli Stati Uniti sarà probabilmente approvata una cura attraverso un’iniezione sottocute da somministrare ogni sei mesi, che secondo alcuni studi potrebbe diventare anche una volta l’anno, per migliorare ancora aderenza e lotta allo stigma. L’auspicio è che anche l’Europa e l’Italia seguano presto questa strada”.









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