Sanità, l’innovazione convince ma spaventa
L’innovazione migliora le cure e rende possibile diagnosticare prima molte malattie, ma rischia anche di creare nuove distanze tra chi riesce ad accedere alle opportunità offerte dalla medicina e chi resta indietro. È questa la fotografia che emerge dal report “Innovation Starting-point: Prospettive passate e future in Sanità”, presentato a Roma per l’apertura della quarta edizione dell’Health Innovation Show, promosso dalla Fondazione Mesit.
Il dato che più fotografa le preoccupazioni degli italiani riguarda proprio l’equità: il 65,2% considera almeno abbastanza probabile che l’innovazione sanitaria possa aumentare le differenze nell’accesso alle cure. E il 63,2% teme che possa rendere più impersonale il rapporto con medici e infermieri.
Cure più efficaci, ma non necessariamente più accessibili
Non si tratta, però, di una bocciatura del progresso. Al contrario, l’83,4% degli intervistati riconosce che l’innovazione ha migliorato l’efficacia delle cure e l’82,9% ritiene abbia favorito diagnosi più precoci.
Il problema nasce quando dalla disponibilità di nuove tecnologie si passa alla possibilità concreta di utilizzarle. Il 38,4%ritiene infatti che l’innovazione abbia contribuito poco o per niente alla possibilità di curarsi nel momento del bisogno.
L’indagine, realizzata dalla Fondazione Mesit insieme alle università partner su un campione di 1.411 maggiorenni residenti in Italia, mette dunque in evidenza un tema destinato a diventare sempre più centrale: una nuova tecnologia produce realmente salute solo quando può essere conosciuta, accettata e raggiunta dai cittadini.
Telemedicina promossa, più dubbi sull’intelligenza artificiale
Gli italiani sembrano particolarmente disponibili verso gli strumenti che consentono di mantenere un contatto diretto con il sistema sanitario anche a distanza. Il 79,2% accetterebbe dispositivi per monitorare da remoto i propri parametri di salute, il 76,5% strumenti per seguire una terapia e il 67,1% sarebbe disposto a utilizzare la televisita.
Molto diversa la percezione dell’intelligenza artificiale quando entra direttamente nelle decisioni cliniche. Il 48,6% si dichiara poco o per niente disposto ad accettarne l’utilizzo a supporto della diagnosi, mentre il 48,4% mostra la stessa prudenza rispetto alla scelta del trattamento.
A pesare è anche la fiducia. Su una scala da zero a dieci, scienziati e ricercatori raggiungono un punteggio di 7,25, i medici 7,01 e infermieri e professionisti sanitari 6,91. Più indietro il Servizio sanitario nazionale nel suo complesso, con 6,07.
Innovazione e tumori: progressi evidenti, conoscenze ancora limitate
È soprattutto in oncologia che i cittadini percepiscono i risultati della ricerca: il 47,8% indica i tumori come il settore nel quale sono stati registrati i maggiori progressi, davanti alle malattie cardiovascolari e ai vaccini. L’85,3% giudica positivamente il contributo dell’innovazione alla diagnosi oncologica.
Resta però un significativo deficit di conoscenza: il 39,1% non ha mai sentito parlare dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in oncologia e solo il 37,5% dichiara almeno una conoscenza indicativa della medicina di precisione.
Età, reddito e territorio segnano ancora le differenze
L’indagine individua anche un vero e proprio gradiente sociale dell’innovazione. La percezione positiva dei benefici diminuisce con l’età, aumenta con il livello di istruzione ed è fortemente condizionata dalla situazione economica.
Tra chi affronta le spese quotidiane con facilità, il profilo di maggiore fiducia nei benefici dell’innovazione riguarda il 60,4% degli intervistati; la percentuale scende al 51% tra chi fatica ad arrivare a fine mese. Anche il territorio conta: nel Mezzogiorno e nelle Isole soltanto il 31,9% manifesta basse preoccupazioni per gli effetti dell’innovazione, contro il 45,1% registrato nel Centro Italia.
«I cittadini ci consegnano un messaggio molto chiaro: l’innovazione funziona, ma non arriva ancora a tutti allo stesso modo», sottolinea il presidente della Fondazione Mesit Marco Trabucco Aurilio.
Dai nuovi LEA alla prevenzione: la sfida dell’accesso
Il confronto arriva pochi giorni dopo la pubblicazione dell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, con circa 800 tra nuovi servizi, prestazioni e terapie. Una cornice che rende ancora più attuale la questione dell’accessibilità.
Durante l’Health Innovation Show, istituzioni, clinici, ricercatori e associazioni di pazienti si sono confrontati a Palazzo Brancaccio su alcune delle principali sfide della sanità: dalle malattie e dai tumori rari all’HIV, dal mieloma e dalle neoplasie ematologiche fino all’obesità e alle cronicità.
Dal report emergono cinque priorità: rendere l’innovazione realmente accessibile, estendere al sistema sanitario la fiducia di cui godono i professionisti, introdurre l’intelligenza artificiale mantenendo il medico al centro, aumentare la conoscenza delle innovazioni soprattutto in oncologia e impedire che il progresso tecnologico finisca per produrre nuove disuguaglianze.
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