Tempo di lettura: 2 minutiIn Italia ci sono almeno 120mila persone che vivono con il virus HIV, di cui circa il 30% sono coinfette anche per HCV. Ogni anno si registrano 4mila nuove infezioni con una crescita costante nella popolazione più giovane, soprattutto tra gli omosessuali. Lo sport è un fattore importante di prevenzione anche per le persone sieropositive. In particolare aiuta a prevenire molte patologie, come quelle cardiovascolari o metaboliche.
Oggi a Roma se ne discute in occasione della giornata dedicata alla prevenzione e retention in care: “Science, Social and Sport for HIV and Coinfections”. Gli specialisti approfondiranno i benefici dell’attività fisica, insieme ad una corretta alimentazione.
L’allenamento infatti è importante soprattutto per le persone HIV-positive o coinfette per HIV-HCV (immunodeficenza umana ed epatite virale), perché la presenza dell’infezione o gli effetti delle terapie possono diminuire la forza fisica, alterare le masse corporee, interferire sui livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue o sull’equilibrio psicologico e, più in generale, sulla qualità di vita.
Lo sport è sinonimo di beneficio fisico, psichico e sociale ma è anche veicolo di sensibilizzazione ai problemi della terapia dell’HIV. La giornata è organizzata sotto l’egida di SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali, in collaborazione con autorevoli clinici e ricercatori italiani, le Associazioni di Pazienti, il mondo dello sport.
Tra i casi di contagio uno su due arriva alla diagnosi in fase avanzata, “si è meno spaventati dal rischio di trasmissione o dalla mortalità della malattia, non si adottano misure preventive per via di una ridotta attenzione da parte della popolazione alla trasmissione di questa infezione e ancora una parte limitata della popolazione effettua il test anti HIV – ha spiegato Antonella Cingolani – Ricercatore Specialista infettivologa Università Cattolica Roma – Questo ha una valenza sia in termini individuali in quanto circa il 50% dei pazienti che seguiamo nei centri clinici italiani arrivano alla diagnosi in fase avanzata, sia in termini di popolazione in quanto le persone che sono inconsapevoli di avere contratto il virus tendono a non proteggersi e quindi a trasmettere il virus stesso”.
I BENEFICI DELLO SPORT – Recenti studi hanno dimostrato che una regolare attività fisica nelle persone con HIV e con coinfezioni migliora la qualità della vita. Tra i benefici fisici si annoverano un miglioramento del funzionamento del cuore e dei polmoni, il rinforzamento della massa muscolare e ossea, una maggiore resistenza alla fatica, una maggiore coordinazione e flessibilità dei movimenti, un miglioramento del sistema digestivo e, di conseguenza, migliore assorbimento dei farmaci.
Tra quelli psicologici, va sottolineata la liberazione di sostanze cerebrali, chiamate endorfine, utili a combattere la depressione, un migliore controllo dello stress e dello stato d’ansia, una migliore organizzazione del tempo e maggiore motivazione quotidiana. Di conseguenza, lo sport è importante anche da un punto di vista sociale, perché consente la conoscenza di un nuovo contesto sociale, nonché la possibilità di fare gruppo senza sentirsi svantaggiati.
Influenza: virus arrivato dalla Libia. I medici: vaccinatevi
News Presa, PrevenzioneÈ sbarcato dalla Libia. Non è un migrante, ma il nuovo virus dell’influenza, in particolare il ceppo A/H3, che quest’anno minaccia di mettere a letto in anticipo sei milioni di italiani. E questa volta molti in piena età lavorativa, tra i 50 e 60 anni.
Ogni anno, le complicanze dell’influenza provocano la morte di ottomila persone, soprattutto anziani. A mettere in guardia sono i medici di famiglia, che riuniti a Chia Laguna nel Congresso nazionale del loro sindacato – la Fimmg – hanno invitato tutti a vaccinarsi. “E’ più che mai importante vaccinarsi al più presto”, raccomanda Tommasa Maio, responsabile Area Vaccini della Federazione italiana medici di medicina generale, “medici di famiglia, pediatri ed igienisti sono impegnati a diffondere il nuovo Calendario vaccinale per la vita, aggiornato in base alle ultime evidenze scientifiche”.
“A far prevedere un’ondata influenzale più pesante del solito sono due fattori”, spiega Tommasa Maio, segretario nazionale ‘Fimmg Continuità assistenziale’ che nel sindacato si occupa dei piani vaccinali. “Il primo è il largo anticipo con il quale quest’anno, già a fine agosto, è stato isolato il virus in un bambino nato in Marocco e proveniente dalla Libia. Fatto questo che ne prefigura una più ampia diffusione, soprattutto tra le persone non ancora vaccinate”. “In secondo luogo – prosegue Maio – i virus A/Hong Kong (H3N2) e B/Brisbane, isolati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) contengono piccole mutazioni che predispongono a una maggiore circolazione dell’influenza. Questo perché né i bambini, né le persone a rischio che solitamente si vaccinano possiedono gli anticorpi che fungono da barriera alla malattia”.
Obesity day: la battaglia contro l’obesità. In Italia 21milioni in sovrappeso
Alimentazione, Associazioni pazienti, News PresaDopo il fertility day arriva l’Obesity day per sensibilizzare la popolazione sul tema del controllo del proprio peso. Solo in Italia infatti sono 6 milioni le persone obese. Ancor di più, 21 milioni, quelli in sovrappeso. Non si tratta di estetica, ma di salute. “L’obesità è una patologia” infatti, lo ha ricordato Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi, l’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica che ha promosso l’iniziativa.
Poco meno della metà del totale della popolazione dunque è in sovrappeso. Tanto che il 49% ha seguito una dieta nel 2015. Lo rivela una indagine Coldiretti/Ixe’ divulgata proprio in occasione dell’Obesity day 2016 che ricorre in tutto il mondo il 10 Ottobre.
Secondo l’indagine il 25% degli italiani nell’ultimo anno ha seguito una dieta dimagrante mentre un sostanzioso 14% ha cambiato il proprio regime alimentare a causa di una patologia come diabete, pressione alta, colesterolo o celiachia.
GIROVITA PIU’ LARGO A SUD
Il problema anche se diffuso in modo capillare su tutta la penisola riguarda maggiormente i maschi nelle regioni del mezzogiorno con ampi tratti di costa come il Molise dove gli “oversize” raggiungono il record del 64,8%, la Campania (61,6%), la Sicilia (60,6%) e la Puglia (59,1%) mentre per le femmine, la Basilicata (46,5%), la Puglia (44,1%), la Campania (43,7%), il Molise (43,4 per cento) e la Sicilia (40,8%).
Sul versante opposto i cittadini più in forma si trovano in Trentino-Alto Adige, in Valle d’Aosta, in Piemonte e in Lombardia che non hanno lo sbocco al mare ma che possono approfittare dei grandi laghi per mettersi in liberta’. Si registra tuttavia una tendenza verso il miglioramento degli stili alimentari che passa attraverso la riscoperta della dieta mediterranea.
PIU’ PESCE E VERDURA NELLA LISTA DELLA SPESA
Nel 2015 si è avuta una svolta, con un aumento degli acquisti che va dal +5% per il pesce al +19% per l’olio di oliva ma cresce anche la spesa per la frutta (+5%), per gli ortaggi freschi (+3%) e per la pasta secca (+1%). “Una storica inversione di tendenza che ha fatto registrare un boom nel 2016 con i consumi di frutta e verdura che hanno raggiunto il massimo dell’ultimo quadriennio per effetto di un aumento annuale medio di 3 chili di frutta e verdura per persona. Il risultato e’ che – commenta la Coldiretti – quest’anno il consumo procapite di frutta e verdura sfiorera’ i 320 chili a testa. La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari ha consentito agli italiani fino ad ora di conquistare il record nella longevita’: nell’Unione Europea l’Italia si colloca al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2 anni. Un ruolo importante per la salute – conclude la Coldiretti – riconosciuto anche con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanita’ dell’Unesco che e’ avvenuto oltre 5 anni fa, il 16 novembre 2010”.
La spesa farmaceutica: intervista al Prof. Mennini
PodcastDa Vinci, la chirurgia robotica del Polo Ospedaliero napoletano
News PresaVe lo ricordate il maestro Miyagi in nel film Karate Kid? Era talmente abile da riuscire a prendere una mosca in volo con due semplici bacchette. Oggi in Piazza del Plebiscito a Napoli un robot chirurgico di ultimissima generazione si è “esibito” in qualcosa di altrettanto complesso: pelare un chicco d’uva. Solo un gioco per mostrare alla gente quanto sia incredibilmente preciso il robot da Vinci, precisione dettata anche dall’abilità del chirurgo, umano, che lo comandava.
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L’iniziativa del GRIO, vale a dire del Gruppo Robotico Interdipartimentale Ospedaliero si inserisce nella kermesse Futuro Remoto e serve a mostrare a tutti quali sono alcune delle potenzialità di questi “chirurghi robot” e come funzionano. La tecnologia mostrata nel Tir del GRIO è già attiva nelle quattro principali strutture ospedaliere di Napoli (Cardarelli, Policlinico Federiciano, Monaldi e Istituto Pascale) e consente di offrire grandi vantaggi sia ai paziente sia ai chirurghi, ed intercettare la mobilità passiva per questa tipologia di interventi eseguiti fuori dalla regione Campania.
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L’obiettivo del GRIO è quello di mettere in rete le esperienze di chirurgia robotica dei quattro ospedali e promuove un percorso di formazione a tutti i livelli, utilizzando l’esperienza clinica comune e le risorse del Centro di Biotecnologie del Cardarelli. I progetti di ricerca sono in stretta collaborazione col Centro ICAROS della Federico II. Per far conoscere questa realtà ai cittadini si è scelto di portare queste tecnologie a Futuro Remoto, dove il robot chirurgico da Vinci si è cimentato, guidato da un chirurgo molto esperto, nel difficilissimo compito di sbucciare un chicco d’uva. Solo un gioco, naturalmente, per far comprendere quale sia la precisione e l’incredibile manovrabilità di questo strumento.
Raffaele Nespoli
SIMIT – HIV e sport: 120mila infetti in Italia. Un caso su due lo scopre in fase avanzata
Associazioni pazienti, Prevenzione, SportIn Italia ci sono almeno 120mila persone che vivono con il virus HIV, di cui circa il 30% sono coinfette anche per HCV. Ogni anno si registrano 4mila nuove infezioni con una crescita costante nella popolazione più giovane, soprattutto tra gli omosessuali. Lo sport è un fattore importante di prevenzione anche per le persone sieropositive. In particolare aiuta a prevenire molte patologie, come quelle cardiovascolari o metaboliche.
Oggi a Roma se ne discute in occasione della giornata dedicata alla prevenzione e retention in care: “Science, Social and Sport for HIV and Coinfections”. Gli specialisti approfondiranno i benefici dell’attività fisica, insieme ad una corretta alimentazione.
L’allenamento infatti è importante soprattutto per le persone HIV-positive o coinfette per HIV-HCV (immunodeficenza umana ed epatite virale), perché la presenza dell’infezione o gli effetti delle terapie possono diminuire la forza fisica, alterare le masse corporee, interferire sui livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue o sull’equilibrio psicologico e, più in generale, sulla qualità di vita.
Lo sport è sinonimo di beneficio fisico, psichico e sociale ma è anche veicolo di sensibilizzazione ai problemi della terapia dell’HIV. La giornata è organizzata sotto l’egida di SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali, in collaborazione con autorevoli clinici e ricercatori italiani, le Associazioni di Pazienti, il mondo dello sport.
Tra i casi di contagio uno su due arriva alla diagnosi in fase avanzata, “si è meno spaventati dal rischio di trasmissione o dalla mortalità della malattia, non si adottano misure preventive per via di una ridotta attenzione da parte della popolazione alla trasmissione di questa infezione e ancora una parte limitata della popolazione effettua il test anti HIV – ha spiegato Antonella Cingolani – Ricercatore Specialista infettivologa Università Cattolica Roma – Questo ha una valenza sia in termini individuali in quanto circa il 50% dei pazienti che seguiamo nei centri clinici italiani arrivano alla diagnosi in fase avanzata, sia in termini di popolazione in quanto le persone che sono inconsapevoli di avere contratto il virus tendono a non proteggersi e quindi a trasmettere il virus stesso”.
I BENEFICI DELLO SPORT – Recenti studi hanno dimostrato che una regolare attività fisica nelle persone con HIV e con coinfezioni migliora la qualità della vita. Tra i benefici fisici si annoverano un miglioramento del funzionamento del cuore e dei polmoni, il rinforzamento della massa muscolare e ossea, una maggiore resistenza alla fatica, una maggiore coordinazione e flessibilità dei movimenti, un miglioramento del sistema digestivo e, di conseguenza, migliore assorbimento dei farmaci.
Tra quelli psicologici, va sottolineata la liberazione di sostanze cerebrali, chiamate endorfine, utili a combattere la depressione, un migliore controllo dello stress e dello stato d’ansia, una migliore organizzazione del tempo e maggiore motivazione quotidiana. Di conseguenza, lo sport è importante anche da un punto di vista sociale, perché consente la conoscenza di un nuovo contesto sociale, nonché la possibilità di fare gruppo senza sentirsi svantaggiati.
Malattia di Fabry: intervista al Dott. Pieruzzi
PodcastFarmaci, ecco perché la spesa equivale a un risparmio
Economia sanitaria, PartnerMai come in questi mesi il nodo della spesa sanitaria, anche in merito all’introduzione dei nuovi Lea, ha innescato una valanga di polemiche. Ingenerando moltissimi dubbi e confusione nei cittadini. Andiamo verso un sistema sanitario più efficiente, o siamo nella direzione di una sanità in stile USA? In questo dibattito si innesta con prepotenza un altro tema, quello del costo dei farmaci. Sentiamo parlare ormai sempre più spesso di farmaci di nuova generazione, capaci di guarirci da malattie come l’epatite C, o di combattere con più efficienza il cancro. Un mondo attorno al quale girano cifre che sembrano incredibili. Per fare chiarezza, e anche per capire se “spendendo di più in realtà non si stia spendendo meno”, il professor Francesco Saverio Mennini, direttore del centro Eehta del Ceis all’Università Tor Vergata di Roma è intervenuto in diretta radiofonica a Good Morning Kiss Kiss, nello spazio che la trasmissione dedica alla Salute in partnership con PreSa – network editoriale di Prevenzione e Salute.
Quanto si spende in Italia per i farmaci? Il professore ha spiegato che, come spesa pubblica, il nostro Paese si attesta attorno ai 18 miliardi. «Una cifra che può sembrare enorme, ma non è così. Bisogna infatti rapportarla ai 113miliardi che si spendono per l’intero Sistema per rendersi conto che siamo in linea, se non addirittura al di sotto, dei principali Paesi europei». Mennini ha anche chiarito che la spesa per questi farmaci non può essere considerata un costo sic et simpliciter perché si nella maggior parte dei casi si tratta di farmaci che generano un enorme risparmio nel tempo.
Sul nodo dei prezzi, il paragone è tutto. «L’Italia – ha spiegato il professore – si muove su linee di prezzo che sono paragonabili , ma spesso anche più bassi di quelli di Pesi come Inghilterra, Francia, Germania e, in parte, anche della Spagna. Il problema non può essere affrontato dal punto di vista del “costo troppo alto”, perché i farmaci innovativi pur avendo dei costi incrementali hanno anche benefici incrementali».
In questo ragionamento è importante concentrarsi sull’impatto che i farmaci innovativi hanno sulla società e sul sistema sanitario. «Questi farmaci- conclude – hanno un livello di efficacia superiore al passato. Questo significa ridurre i costi sanitari diretti nel medio o lungo periodo. Basti pensare che oggi dall’epatite C si guarisce. L’impatto non è meno importante e positivo per quel che riguarda i costi sociali, perché se il paziente guarisce o migliora sensibilmente non pesa più sul sistema assistenziale. Sarà inoltre in grado di lavorare e quindi si riduce anche la perdita di produttività».
Umore delle donne: al Fatebenefratelli gli esperti sciolgono dubbi e pregiudizi
News Presa, Prevenzione, PsicologiaIn ogni età e fase della vita di una donna può manifestarsi un disturbo diverso dell’umore.
All’ospedale Fatebenefratelli di Roma se ne parlerà in un forum a cui tutti possono partecipare. Gli esperti lavoreranno per sciogliere dubbi e pregiudizi che ruotano intorno alle donne quando si parla di disturbi dell’umore.
Dalla psichiatra (Donata Caira), alla psicologa (Daniela De Berardinis), dalla ginecologa (Patrizia Forleo), all’ostetrica (Maria Grazia Pellegrini), il team di professioniste dell’Ospedale darà risposte e consigli, affronterà dubbi e pregiudizi relativi alla salute mentale della donna in relazione alle età e alle fasi significative del suo percorso di vita.
Una giornata dunque tutta al femminile (e non), in programma per lunedì 10 ottobre a partire dalle 9 nella Sala Assunta, dell’ospedale Fatebene fratelli- isola tiberina di Roma.
L’iniziativa si svolge in adesione alla Giornata Mondiale sulla Salute Mentale, per la terza edizione dell’iniziativa “H-open day”, promossa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) con i centri ospedalieri del network “Bollini Rosa” per avvicinare le donne alle cure e superare lo stigma che ancora aleggia sulle patologie psichiche che rappresentano uno dei principali problemi di salute pubblica.
Cure palliative e hospice, dignità a chi soffre
News Presa«È deceduto in un pronto soccorso, dove a dare dignità alla sua morte c’erano la sua famiglia, un maglioncino e lo scotch. È successo a Roma, capitale d’Italia». Pesano come macigni le parole della lettera che Patrizio Cairoli, giornalista di Askanews, ha inviato al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dopo la morte di suo padre, malato terminale di cancro. Una storia drammatica che ha riacceso i riflettori sul tema degli hospice, delle cure palliative e della dignità per chi si trova in fin di vita.
La giornata mondiale
Domani (sabato 8 ottobre) si celebra la Giornata Mondiale sugli hospice e sulle cure palliative. La giornata mira ad aumentare la disponibilità di hospice e cure palliative in tutto il mondo per parlare delle esigenze sanitarie, sociale, psicologiche e spirituale, di persone che vivono con una malattia che limita la vita anche delle loro famiglie. In questo senso la Campania è una regione che si muove tra luci e ombre.
Sergio Canzanella
Canzanella: «Un’altra vittima dell’ignoranza»
«Se ancora oggi un paziente in fase terminale viene lasciato a morire su una barella di pronto soccorso – spiega Sergio Canzanella, Segretario della Federazione Associazioni Volontariato in Oncologia e Direttore dell’Osservatorio Regionale Cure Palliative e Medicina del Dolore in Campania – è colpa dell’ignoranza e del pressapochismo di chi dovrebbe prendersi cura di lui Questa storia – aggiunge – mette in luce alcune criticità inaccettabili: la burocrazia ottusa, lo scarso coinvolgimento dei medici di medicina generale nella presa in carico del paziente oncologico terminale, addirittura la scarsa conoscenza dell’Hospice nel territorio e purtroppo la scarsa formazione, informazione e capacità di comunicazione del personale medico e paramedico». Canzanella ricorda che basterebbe poco per informare i pazienti e le famiglie che nel sistema sanitario nazionale, dal 2000, esistono gli hospice per garantire, con la terapia del dolore, una dignità di fine vita, così come previsto dalla Legge n. 38/10. «Il ricovero in Hospice – conclude Canzanella – riduce i ricoveri inappropriati al pronto soccorso dei malati oncologici utilizzando la rete integrata Hospice/domicilio. Un ricovero presso gli Ospedali varia dagli 800 (medicina) ai 2.000 euro (rianimazione) al giorno con costi che oscillano dai 100 (domiciliare) ai 250/385 euro (Hospice). La formazione riveste un ruolo importante per il personale sanitario che opera in Hospice e al domicilio».
Stress da Rientro: intervista alla Prof.ssa Rossella Aurilio
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