Tempo di lettura: 2 minutiIn Italia si beve di più. Il consumo di alcol, in particolare di aperitivi, amari e superalcolici è aumentato, soprattutto lontano dai pasti (rendendolo più dannoso per la salute). I ‘grandi bevitori’, i cosiddetti ‘binge drinker’ che fuoripasto assumono grandi quantità di alcolici, toccano quota 3,7 milioni e sono soprattutto giovanissimi. Il quadro preoccupante emerge dall’ultima Relazione su alcol e problemi correlati, trasmessa dal Ministero della Salute al Parlamento.
Nel corso del 2015, il 64,5% degli italiani di 11 anni e più, ovvero 35,6 milioni di persone, ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza maggiore tra i maschi (77,9%) rispetto alle femmine (52%). Un consumo in aumento visto che nel 2014 aveva consumato almeno una bevanda alcolica il 63% degli italiani, pari a 34,3 milioni. Il trend è però in calo se si guarda al decennio 2005-2015, in cui c’è stata una diminuzione della quota di consumatori dal 69,7% al 64,5%. Aumenta in modo preoccupante il numero di italiani che beve lontano dai pasti: nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%. Spesso inoltre lo fanno senza moderazione.
In particolare, è allarmante il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione di molto alcol al di fuori dei pasti e in breve arco di tempo: nel 2015 è stato pari a 10,8% tra gli uomini e 3,1% tra le donne, con oltre 3.700.000 binge drinker oltre gli 11 anni. “L’alcoldipendenza – ricorda il Ministero – è un fenomeno che continua a necessitare di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano”.
L’aumento dei consumi risulta confermato anche dai dati forniti dal database europeo Health For All (HFA-DB), che mostra nella rilevazione dei litri di alcol puro medio pro capite consumati nella popolazione ultra quindicenne in Italia, nel corso degli ultimi quattro anni, un nuovo incremento in controtendenza rispetto agli anni precedenti.
Lo studio sui consumi alcolici nelle Regioni Italiane, invece, dimostra che il consumo di alcol nell’anno è decisamente aumentato rispetto all’anno precedente sia al Nord e sia al Centro Italia, mentre non si rilevano variazioni statisticamente significative al Sud e nelle Isole.
Azienda dei Colli, la Campania mostra le sue eccellenze
News PresaL’ospedalità privata incontra l’eccellenza del pubblico. E’ successo a Napoli, quando una delegazione dell’Aiop Giovani è stata ricevuta in visita all’Azienda dei Colli. Al centro della visita la piastra operatoria dell’Area Critica, con la terapia intensiva e la rianimazione, il day-surgery, l’area «Lumaca» nella quale si effettuano le preparazioni dei chemioterapici, e il reparto di Urologia dell’ospedale Monaldi. Insomma, un vero e proprio tour delle eccellenze.
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L’obiettivo del tour è stato quello di realizzare uno scambio esperienziale utile sia a migliorare la conoscenza dei modelli organizzativi delle strutture visitate, che l’integrazione dei rapporti tra pubblico e privato. Conoscere realtà eccezionali, insomma, per carpirne quelle che in gergo vengono definite «best practice». A girare per i reparti, circa 40 tra medici e imprenditori under 40 provenienti da tutta Italia. Giuseppe Longo, direttore generale dell’azienda ospedaliera dei Colli ha parlato di una visita che ha offerto l’opportunità di verificare e mostrare i punti di forza dell’Azienda. «La scelta dell’Aiop che, dopo 10 anni di tour in centri privati, ha chiesto di visitare una struttura sanitaria pubblica – ha aggiunto – è per noi motivo di orgoglio. In genere quando si parla di sanità campana si parla dei suoi aspetti negativi, oggi, invece, abbiamo la possibilità di evidenziare quanto di positivo c’è nelle strutture sanitarie campane. Oggi è stato possibile confrontarci con rappresentanti di altre realtà nazionali da cui possono nascere spunti per la crescita di tutto il comparto sanitario della nostra regione».
Mai rinunciare alla qualità
Per Nino Postiglione, direttore generale dell’assessorato alla Sanità della Regione Campania, la presenza della Regione è valsa a testimoniare la volontà di mostrare nuovi processi virtuosi in sanità. «Siamo da dieci anni in un piano di rientro, siamo dal 2009 in regime di commissariamento, ma siamo anche da 3 anni in avanzo di amministrazione – ha aggiunto – offrendo servizi di qualità nonostante un blocco del turn over». Fondamentale, dunque, rinnovare con forza la collaborazione tra pubblico e privato per fare sì che un rapporto di sinergia e di leale collaborazione consenta di offrire ai pazienti una risposta sanitaria sempre migliore sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Tra pubblico e privato
Entusiasta anche il commento di Sergio Crispino, presidente Aiop Campania: «Oggi assistiamo ad una inversione di tendenza rispetto a quello che si sente sulla sanità pubblica. E noi di Aiop siamo costantemente impegnati nel creare una rete costante tra aziende pubbliche e private per non far mancare quel welfare che è al centro della nostra costituzione». La due giorni di lavori si inserisce in una serie di tour che ha portato i giovani dell’Aiop in tutto il mondo e, dopo un peregrinare che è durato più di un decennio, è arrivata l’esigenza di focalizzarsi nell’ambito italiano per vedere come sta cambiando la sanità.
Arrivano i vaccini nanotech per le allergie 10 volte più potenti
News Presa, PrevenzioneA breve ci sarà un potente vaccino per le allergie e si potrà dire addio alle fastidiose reazioni allergiche.
Prendono inizio, infatti, i primi test sull’uomo dei vaccini nanotech, l’avanguardia nella lotta a questi disturbi. La notizia è stata annunciata in occasione del XXX congresso nazionale della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), in corso in questi giorni a Firenze. Gli esperti sottolineano che grazie all’uso di questi prodotti innovativi la lotta alle allergie, anche le più complesse da trattare, diventerà sempre più efficace. I nano-vaccini sono infatti dieci volte più potenti di quelli standard e possono dare una risposta efficiente in metà del tempo. Ci vorranno 4-5 anni, hanno spiegato stamane gli allergologi, prima che i nuovi vaccini arrivino sul mercato.
“Per risolvere le allergie la strada è ormai tracciata e passa dai vaccini – ha spiegato il professor Enrico Maggi, presidente eletto della Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica -. L’immunoterapia con vaccini disegnati per insegnare al sistema immunitario a tollerare gli allergeni contro cui viene montata una risposta eccessiva è l’opzione migliore, quando è possibile, perché l’unica che anziché curare i sintomi risolve la patologia all’origine”. Purtroppo, aggiunge il professor Maggi, in alcuni casi non è facile sviluppare un vaccino che sia efficace e allo stesso tempo sicuro e ben tollerato. L’uso delle nanoparticelle potrebbe cambiare completamente la prospettiva. Questi minuscoli composti infatti sono costruiti dai ricercatori e disegnati in base al bersaglio che si vuole raggiungere. “Un nano-vaccino – ha sottolineato il professor Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC – punta solo dove serve e questo riduce la probabilità di eventi avversi perché possiamo disegnarlo in modo che sia attivo solo su una specifica popolazione di cellule del sistema immunitario”.
Cresce l’abuso di alcol fuori pasto, in Italia 3,7milioni di ‘grandi bevitori’
Associazioni pazienti, News Presa, PrevenzioneIn Italia si beve di più. Il consumo di alcol, in particolare di aperitivi, amari e superalcolici è aumentato, soprattutto lontano dai pasti (rendendolo più dannoso per la salute). I ‘grandi bevitori’, i cosiddetti ‘binge drinker’ che fuoripasto assumono grandi quantità di alcolici, toccano quota 3,7 milioni e sono soprattutto giovanissimi. Il quadro preoccupante emerge dall’ultima Relazione su alcol e problemi correlati, trasmessa dal Ministero della Salute al Parlamento.
Nel corso del 2015, il 64,5% degli italiani di 11 anni e più, ovvero 35,6 milioni di persone, ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza maggiore tra i maschi (77,9%) rispetto alle femmine (52%). Un consumo in aumento visto che nel 2014 aveva consumato almeno una bevanda alcolica il 63% degli italiani, pari a 34,3 milioni. Il trend è però in calo se si guarda al decennio 2005-2015, in cui c’è stata una diminuzione della quota di consumatori dal 69,7% al 64,5%. Aumenta in modo preoccupante il numero di italiani che beve lontano dai pasti: nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%. Spesso inoltre lo fanno senza moderazione.
In particolare, è allarmante il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione di molto alcol al di fuori dei pasti e in breve arco di tempo: nel 2015 è stato pari a 10,8% tra gli uomini e 3,1% tra le donne, con oltre 3.700.000 binge drinker oltre gli 11 anni. “L’alcoldipendenza – ricorda il Ministero – è un fenomeno che continua a necessitare di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano”.
L’aumento dei consumi risulta confermato anche dai dati forniti dal database europeo Health For All (HFA-DB), che mostra nella rilevazione dei litri di alcol puro medio pro capite consumati nella popolazione ultra quindicenne in Italia, nel corso degli ultimi quattro anni, un nuovo incremento in controtendenza rispetto agli anni precedenti.
Lo studio sui consumi alcolici nelle Regioni Italiane, invece, dimostra che il consumo di alcol nell’anno è decisamente aumentato rispetto all’anno precedente sia al Nord e sia al Centro Italia, mentre non si rilevano variazioni statisticamente significative al Sud e nelle Isole.
Tumore della mammella, cure sempre più efficaci
News PresaComplice una crescente attenzione alla prevenzione, negli ultimi 20 anni le diagnosi precoci di tumore della mammella sono aumentate. Di per se questa è già una buona notizia, ma non basta. Perché alle donne colpire dal cancro al seno bisogna dare più di una speranza, si deve dare una cura. Ed è proprio su questo versante che nel tempo si sono avuti i migliori risultati, tanto che oggi la sopravvivenza delle donne a cui viene diagnosticata questa malattia continua ad aumentare. In Italia questo si traduce in numeri importanti. Il primo dato da valutare è quello della prevalenza. Ogni anno il tumore della mammella viene diagnosticato a circa 50mila donne. Si consideri che nel 1997 la sopravvivenza a 5 anni era del 74%, oggi si avvicina al 90% e vede l’Italia in prima linea tra i paesi Europei. Questa tendenza estremamente positiva non riguarda però le pazienti di età superiore ai 70 anni. Infatti mentre globalmente la mortalità si è ridotta dell’1.3% l’anno, questo dato nelle donne anziane si ferma allo 0.4%. Il problema è di grande rilevanza se si considera che in Italia ogni anno il tumore della mammella colpisce oltre 17mila donne di età superiore ai 70 anni e che attualmente nel nostro paese vivono più di 240 mila donne anziane alle quali è stata diagnosticata questa patologia. Va ancora peggio se si pensa alle donne che si ammalano di tumore al seno da giovani e poi hanno una recidiva in età avanzata.
Una popolazione sempre più anziana
Le cause sono diverse e vanno da un non adeguato “inquadramento” dello stato di salute della paziente a una ridotta rappresentazione della stessa negli studi clinici con conseguenti limitate evidenze nell’applicare le innovazioni terapeutiche nella pratica clinica. Temi questi che sono in discussione in questi giorni in Toscana per il «Primo incontro nazionale sul trattamento della paziente anziana affetta da carcinoma mammario», diretto dalla dottoressa Laura Biganzoli che parla di un «invecchiamento progressivo della popolazione, che porterà nel 2050 ad avere in Italia il 35,9% di ultrasessantenni». E visto che In questo contesto l’età rappresenta il principale fattore di rischio di tumore della mammella si assisterà a una crescita esponenziale del numero di donne sopra i 70 anni a cui viene diagnosticata la patologia. «Diventa quindi fondamentale – avverte al dottoressa – muoversi su più settori. Due punti fondamentali sono migliorare l’approccio alla paziente anziana e aumentare l’evidenza dei trattamenti».
Studi clinici ad hoc
Per aumentare l’evidenza dei trattamenti è fondamentale promuovere studi clinici specificatamente condotti nelle pazienti anziane e abbattere l’età come criterio di esclusione da studi clinici condotti nella popolazione generale, rendendo così possibile condurre analisi di sottogruppo nella popolazione anziana. Un altro importante strumento è quello di creare tavoli di lavoro, con esperti del settore, per condurre una analisi critica della letteratura e produrre quella che viene chiamata una expert opinion. «Questo – precisa la dr.ssa Biganzoli – abbiamo fatto in EUSOMA (European Society of Breast Cancer Specialists) in collaborazione con la SIOG (International Society of Geriatric Oncology), producendo delle ‘Raccomandazioni sul trattamento della paziente anziana affette da carcinoma della mammella’ che sono state pubblicate sulla rivista Lancet Oncology, e questo vogliamo fare anche in questi due giorni di congresso».
Tumore del polmone: risultati positivi dallo studio di fase III con alectinib
News Presa, Ricerca innovazione«Siamo lieti di annunciare che i risultati dello studio di fase III ALUR avvalorano ulteriormente l’uso di alectinib nel trattamento dei pazienti colpiti da carcinoma polmonare ALK-positivo che hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche dopo essere andati incontro ad una progressione con chemioterapia e crizotinib». A parlare di quella che è più di una speranza per moltissimi pazienti è Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche. «I risultati di questo studio – aggiunge – saranno alla base delle discussioni che sosterremo con le autorità sanitarie mondiali, per poter rendere alectinib disponibile ai pazienti il più velocemente possibile». Dai risultati dello studio di fase III «ALUR» è emerso infatti che alectinib ha determinato un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) avanzato (metastatico) ALK-positivo, andati incontro a una progressione dopo la chemioterapia a base di platino e crizotinib, rispetto al trattamento con la sola chemioterapia.
Un nemico da sconfiggere
Non è un coso che una notizia così importante arrivi dal colosso farmaceutico svizzero, infatti il tumore del polmone è una delle principali aree di interesse e investimento per Roche, che è da sempre impegnata nello sviluppo di nuovi approcci, farmaci e test che possano essere di aiuto per chi è colpito da questa grave malattia. L’obiettivo è dunque quello di fornire un’opzione terapeutica efficace a tutti coloro che ricevano una diagnosi di tumore del polmone e ad oggi Roche dispone di quattro farmaci approvati per il trattamento di alcuni tipi di tumore del polmone, oltre ad avere in fase di sviluppo più di dieci farmaci che hanno come target le più comuni cause genetiche che scatenano le diverse forme di tumore del polmone o che potenziano il sistema immunitario per indurlo a combattere la malattia.
Alectinib
Quanto all’alectinib si tratta di un farmaco da assumere per via orale in fase di sviluppo ideato da Chugai Kamakura Research Laboratories ed è pensato per i pazienti affetti da carcinoma polmonare non microcitico (NSCLC) i cui tumori vengono definiti ALK-positivi. Il NSCLC ALK-positivo si sviluppa spesso nei pazienti più giovani che hanno un passato da fumatori leggeri o addirittura che non hanno mai fumato. Viene quasi sempre riscontrato in coloro che presentano una forma specifica di NSCLC chiamata adenocarcinoma. Alectinib è attualmente approvato negli Stati Uniti, in Kuwait, Israele, Hong Kong, Canada, Corea del Sud, Svizzera e India per il trattamento dei pazienti con NSCLC ALK-positivo avanzato (metastatico) che siano andati incontro a progressione dopo la terapia con crizotinib o intolleranti a questo farmaco, e in Giappone per i pazienti con NSCLC ALK-positivo metastatico, recidivante o non completamente asportabile mediante chirurgia (non resecabili).
Risultati importanti
In un’analisi dei dati aggregati relativi agli endpoint degli studi NP28673 e NP28761, alectinib si è dimostrato attivo nelle metastasi cerebrali, questo sta ad indicare la possibilità che il farmaco riesca a penetrare la barriera ematoencefalica. Il cervello, infatti, è protetto da una rete di cellule strettamente giunte tra loro che rivestono le pareti interne dei vasi sanguigni presenti nel cervello e nel midollo spinale. Per impedire alle molecole di agire sul cervello, la barriera ematoencefalica mette in atto una serie di espedienti, tra cui l’espulsione attiva delle stesse attraverso un processo noto come efflusso attivo. Il sistema di efflusso attivo non riconosce alectinib, il quale può quindi attraversare liberamente il tessuto cerebrale. Lo studio globale di fase III ALEX prevede l’utilizzo di un test sviluppato da Roche Diagnostics.
Arriva la tangoterapia contro l’Alzheimer. Il progetto pilota
Anziani, Associazioni pazienti, News PresaIl tango argentino è un ballo coinvolgente, in grado di stimolare corpo e mente. A Ferrara sarà lo strumento che aiuterà i malati di Alzheimer. Da giovedì 30 marzo, infatti, è partito il “Progetto pilota di Tangoterapia metodo Riabilitango”, ideato e progettato dall’Associazione Malattia Alzheimer di Ferrara (Ama Ferrara) in collaborazione con il Centro per i disordini cognitivi di Ferrara (Unità operativa di Neurologia) dell’Azienda ospedaliera di Ferrara.
Si tratta di un progetto rivolto a un gruppo selezionato di 15 pazienti, inviati da Ama, con patologie allo stadio iniziale di demenza del tipo Alzheimer, selezionati dal Centro per i disordini cognitivi dell’ospedale di Cona (Ferrara), in particolare dell’Unità operativa di Neurologia. Alla Tangoterapia parteciperanno anche i loro familiari, con l’intento di sviluppare un’integrazione maggiore della persona malata all’ambiente circostante, limitandone stigmatizzazione ed isolamento.
Ancora oggi non esiste una terapia che sia in grado di prevenire o guarire l’Alzheimer. Il Italia sono 800mila i malati, di cui 74.000 in Emilia-Romagna, e il loro numero si stima che raddoppierà entro il 2050 (dati Istat e Organizzazione Mondiale della Sanità). Sarà, quindi, la città di Ferrara la prima in Emilia-Romagna a sperimentare gli esiti della Tangoterapia su persone affette da Alzheimer.
“Il metodo, nato nel 2012 e ideato da Marilena Patuzzo (docente all’Università degli Studi di Milano), è già ampiamente utilizzato con pazienti affetti da patologie neurologiche, in particolare Parkinson, sclerosi multipla, persone colpite da ictus e con chi ha problematiche di tipo cardiovascolari e respiratorie – spiega Paola Rossi, presidente di Ama Ferrara – perché ha esiti benefici conclamati: la musica e in particolare il ballo sono infatti tra le attività fisiche e ludiche che apportano maggiore benessere sul paziente. Il tango argentino risulta dare i risultati migliori. Contribuisce a stimolare reciproca fiducia e capacità ad affidarsi agli altri, crea una maggiore consapevolezza sulla propria corporeità e sulla condivisione degli spazi. Essendo un progetto innovativo, verrà realizzata una casistica di riferimento, che potrà essere ‘esportata’ e sviluppata anche in altri territori, sia in Emilia Romagna che in altre regioni”.
Fino al primo giugno, a cadenza settimanale, gli incontri avranno luogo al centro sociale ricreativo “Il Parco” ogni settimana. I risultati verranno valutati dal Centro per i disordini cognitivi di Ferrara-Unità operativa di Neurologia e riguarderanno il tono dell’umore, la compliance terapeutica e la riduzione dei disturbi psico-comportamentali.
Arriva ANDeA: Associazione Nazionale Dermatite Atopica
Associazioni pazienti, News PresaLa sala caduti Nassirya del Senato ha tenuto a battesimo l’Associazione Nazionale Dermatite Atopica: in una parola ANDeA. Le persone colpite da Dermatite Atopica, malattia cronica sistemica della pelle, hanno finalmente un’associazione che nasce con la volontà di dare ai pazienti e alle famiglie supporto e sostegno. La Dermatite Atopica, nelle sue manifestazioni più gravi, è una patologia altamente invalidante che può condizionare significativamente la vita, le relazioni personali e sociali di chi ne soffre. “Tra gli obiettivi che hanno portato alla costituzione di ANDeA – riferisce il neo Presidente Mario Picozza – ci sono quelli di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla conoscenza di questa patologia debilitante e del suo impatto psicologico, sociale ed economico”. L’Associazione vuole rappresentare i pazienti ai tavoli istituzionali per la definizione di percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali che favoriscano l’accesso alle prossime terapie innovative ed il sostegno alla ricerca. In Italia, secondo i dermatologi, l’informazione e la raccolta di dati epidemiologici sono ancora insufficienti, soprattutto nei soggetti con una forma severa o grave. ANDeA sarà affiliata a FederAsma e Allergie onlus, associazione di volontariato che riunisce le principali associazioni di pazienti che sostengono la lotta alle malattie respiratorie e alle malattie allergiche. Grazie a questa sinergia ANDeA e FederAsma contano di dar vita ad una rete associativa funzionale alla realizzazione di azioni congiunte e di progetti che verranno sviluppati in favore dei pazienti affetti da Dermatite Atopica.
Sanità, stavolta il riscatto parte da Napoli
News PresaMalasanità, liste d’attesa e un malcontento che si alimenta di anno in anno. Se è vero che essere critici aiuta a tenere sempre sotto controllo gli errori, una domanda non possiamo non porcela: ma il nostro Sistema sanitario nazionale è poi così terribile? Da Napoli, e non è un caso, parte un progetto unico e per certi versi rivoluzionario. Una sorta di alleanza tra vertici aziendali, personale medico e cittadini, la prima esperienza in Italia della Scuola di integrità messa in campo dall’Istituto per la promozione dell’etica in sanità. Due mesi di incontri formativi, verifiche tecniche e analisi condivise, assieme a 70 dipendenti dell’Azienda Napoli 3 Sud per restituire valore alle motivazioni etiche su cui si fonda il comportamento quotidiano dei singoli professionisti al fine di garantire la migliore assistenza sanitaria possibile ai cittadini e l’utilizzo più appropriato dei fondi per la sanità.
Prevenzione e controllo
Il percorso è teso a sviluppare quei processi organizzativi di prevenzione e di controllo volti ad eliminare le aree di arbitrio che sono il terreno più fertile per sprechi, inefficienze ed eventi corruttivi. Concetti, competenze e principi dell’integrità e della prevenzione di sprechi e corruzione si consolidano così nella cassetta degli attrezzi dei dipendenti dell’azienda. «Qualche settimana fa – ricorda il direttore generale Antonietta Costantini – la nostra Asl Napoli 3 Sud ha adottato il Piano Triennale Prevenzione della corruzione e della Trasparenza. Il nuovo Piano ha l’obiettivo di programmare e integrare in modo più incisivo e sinergico la materia della trasparenza e dell’anticorruzione. In questa direzione, s’inquadra il potenziamento della formazione, indirizzata a stabilire un dialogo con le risorse già esistenti ed orientarle in senso etico».
Un cambio di rotta
Non va dimenticato che tra gli aspetti più significativi e in piena coerenza con le recenti disposizioni dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), c’è la scelta aziendale di inserire gli obiettivi del piano della prevenzione della corruzione e del programma della trasparenza all’interno del piano della performance e, quindi, di conseguenza, collegarli alla valutazione del risultato. «La promozione dell’etica pubblica in Sanità è lo strumento più idoneo a promuovere un cambiamento culturale, ma deve innestarsi su comportamenti organizzativi e individuali che gli operatori del servizio pubblico riconoscano come propri – sottolinea Massimo di Rienzo, responsabile scientifico per la formazione ISPE Sanità e promotore della Scuola – Ideare e attuare programmi formativi che incoraggino la pratica dell’etica pubblica e riducano il rischio di corruzione nelle strutture che amministrano ed erogano servizi sanitari». Una scuola di etica e di morale che, si spera, farà da apripista per molte altre esperienze virtuose.
Trapianti, i 40 anni della scuola partenopea della Federico II
News PresaNapoli celebra i 40anni di storia del il Centro Interdipartimentale Trapianti di Rene dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, diretto da Enrico Di Salvo. Era infatti il 4 aprile 1977 quando un gruppo di coraggiosi medici, tra cui i professori Giuseppe Zannini, Mario Luigi Santangelo, Renato Cuocolo, Vittorio Emanuele Andreucci e Adolfo Ruggiero, realizzò il primo trapianto di rene nell’Italia meridionale, aprendo la strada per la diffusione di questa pratica terapeutica nella Regione Campania e in tutto il Sud Italia.
Un faro del meridione
«Dalla data del primo trapianto ad oggi – dice il professore Di Salvo – il Centro Interdipartimentale Trapianti di Rene dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II ha eseguito circa 1000 trapianti di rene, la maggior parte da cadavere.
Un momento del convegno
Un risultato significativo per la Regione Campania e per i pazienti nefropatici, oltre che motivo di soddisfazione e di orgoglio per tutto il personale medico e paramedico che, nel corso degli anni, ha contribuito a raggiungere questo risultato». Dell’eccellenza partenopea, ma anche di molto altro, si è discusso oggi nel corso di un convegno che ha le fasi storiche delle attività legate al trapianto di rene e approfondire i progressi scientifici raggiunti dalla scienza trapiantologica.
La situazione in Campania
In tutta la regione Campania i centri che si occupando di trapianti sono diversi: trapianti di rene alla Federico II e al Ruggi di Salerno, trapianti di cuore al Monaldi, trapianti allogenici con cellule staminali ematopoietiche negli adulti e nei bambini alla Federico II e al Santobono e trapianti di fegato al Cardarelli. Guardando invece ai dati, in Campania nel 2016 ci sono stati (pensando ad esempio al rene) 80 trapianti, 42 di questo sono stati realizzati alla Federico II che ha visto aumentare gli interventi rispetto al 2015 grazie a donatori si altre regioni. E il tema delle donazioni di organi resta molto delicato, oltre che problematico. Nel 2015 in Regione Campania ci sono stati 74 donatori multi organi, un buon passo in avanti se si pensa che nel 2012 la Regione Campania era ultima come numero di donatori in una classifica nazionale. Oggi, il trend è in salita e la posizione è intermedia rispetto alle altre regioni italiane. Alla base di questo cambiamento c’è una migliore attività di coordinamento nelle donazioni a livello regionale e, nel caso della Federico II, delle attività del gruppo aziendale multidisciplinare costituito presso l’azienda. La speranza è che sempre più cittadini possano scegliere di adottare quello che a tutti gli effetti è un grandissimo atto d’amore.
Allarme diabete: in Italia 73 morti al giorno
Alimentazione, Associazioni pazienti, News Presa, PrevenzioneIn Italia ogni giorno 73 persone muoiono a causa del diabete. Sono aumentati di oltre un milione in quindici anni gli italiani che soffrono di questa patologia. Una crescita che emerge dalla decima edizione dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, presentato oggi a Roma. Il diabete secondo il rapporto, che riporta dati relativi al 2015, colpisce 3,27 milioni di persone, una su 18, a cui va aggiunto circa 1 milione di persone che non sanno di avere la malattia.
A livello percentuale la media nazionale delle persone colpite si attesta intorno al 5,4% mentre erano il 3,8 nel 2000 e negli ultimi quindici anni si contano 1.118.000 persone con diabete in più a causa dell’invecchiamento della popolazione e di una maggiore diffusione della malattia. Per quanto riguarda la mortalità, riferita allo stesso periodo, è in lieve flessione. Resta il fatto che il diabete e le patologie correlate hanno causato quasi 75 mila morti nel 2013 e la diffusione del diabete aumenta al crescere dell’età: oltre i 75 anni sono 1,3 milioni nel 2015 contro 634.000 del 2000.
Ci sono poi sovrappeso e obesità che colpiscono oltre 21 milioni di italiani, l’obesità 1 su 10, e l’Italia risulta ai primi posti in Europa per obesità infantile : la prevalenza dei bambini obesi è del 9,8% con numeri più alte nelle regioni del centro e del sud. I dati del recente rapporto DiabetesAtlas dell’International Diabetes Federation (IDF) destano preoccupazione: il diabete causa 73 morti al giorno in Italia, quasi 750 in Europa.
Il dato è tanto più allarmante se si considera che gli italiani che soffrono di diabete sono circa l’8% della popolazione adulta. Possiamo definire diabete e obesità come una pandemia- spiega Renato Lauro, Presidente Italian Barometer DiabetesObservatory (IBDO) Foundation– si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di una attenzione specifica da parte dei decisori politici”. “C’è un ampio spazio di intervento,ad esempio con un lavoro preventivo nelle scuole”conclude Domenico Cucinotta, Coordinatore Italian Barometer Diabetes Report.