L’appropriatezza delle cure non si misura solo sui costi, ma sulla salute prodotta
Quanto costa una prescrizione medica è facile da calcolare. Molto più complesso è stabilire quanta salute produca, quanti ricoveri riesca a evitare e quale beneficio porti nella vita di un paziente. È su questa differenza che la FIMMG, Federazione italiana medici di medicina generale, invita a ripensare il concetto di appropriatezza delle cure, superando una valutazione basata prevalentemente sulla spesa per considerare i risultati dell’intero percorso assistenziale.
Il tema è stato al centro della tavola rotonda “La sfida dell’appropriatezza al bivio tra rapporto di fiducia e sostenibilità di sistema”, organizzata nell’ambito dell’85° Congresso nazionale FIMMG-Metis a Villasimius, con il coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni, della professione medica e dell’industria farmaceutica.
Dalla spesa farmaceutica al valore della cura
«Dobbiamo passare dall’appropriatezza della singola prescrizione all’appropriatezza dell’intero percorso di cura», afferma Walter Marrocco, responsabile scientifico FIMMG. «Limitarsi a misurare il costo di una prescrizione è più semplice, ma non ci dice quale valore quella scelta abbia prodotto. Dobbiamo invece capire quanta salute genera, quanti esiti negativi evita, quanti ricoveri risparmia e quale impatto ha sulla qualità di vita del paziente».
Un cambio di prospettiva che richiede di superare la tradizionale separazione tra spesa farmaceutica, prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera. Un farmaco, ad esempio, può rappresentare un costo nell’immediato, ma contribuire a prevenire complicanze e ospedalizzazioni, generando benefici clinici ed economici nel tempo.
«Una prescrizione va valutata per la sua efficacia e per le ricadute sull’intero sistema assistenziale, tenendo conto anche del contesto sociale nel quale vive il paziente», aggiunge Marrocco.
Più dati ai medici per migliorare le decisioni
Per rendere possibile questa trasformazione, secondo la FIMMG, è necessario mettere a disposizione dei medici informazioni capaci di descrivere non soltanto quanto prescrivono, ma soprattutto quali risultati producono le loro decisioni.
«Se vogliamo che il medico sia protagonista dell’efficacia complessiva della prescrizione e un governatore clinico delle risorse, dobbiamo restituirgli informazioni utili per valutare il proprio comportamento e i risultati delle proprie scelte», sottolinea Marrocco.
La disponibilità di dati clinici e assistenziali diventa così uno strumento per migliorare la qualità delle cure, anziché limitarsi al controllo della spesa. Una valutazione che deve considerare anche le differenze sociali e territoriali, perché le condizioni nelle quali vive un paziente possono influenzare l’efficacia di un percorso terapeutico.
Il rapporto di fiducia resta centrale
L’appropriatezza non riguarda però soltanto farmaci e indicatori. Al centro rimane la relazione tra medico e paziente, fondata sulla conoscenza della storia clinica, sulla continuità assistenziale e sulla condivisione delle decisioni.
«Il medico deve recuperare autorevolezza, non autorità», osserva Marrocco, evidenziando come le aspettative dei cittadini non possano trasformarsi automaticamente in richieste di prescrizione, ma neppure le regole amministrative possano sostituire il giudizio clinico.
Sullo stesso terreno si colloca la riflessione di Carlo Curatola, componente dell’Esecutivo nazionale FIMMG, che richiama la necessità di restituire ai professionisti il tempo necessario per seguire i pazienti.
«Una sfida centrale è restituire al medico tempo di cura. Con bisogni di salute in aumento e meno professionisti disponibili, occorre liberarlo dalle attività improprie e metterlo nelle condizioni di concentrarsi sulla relazione con il paziente».
La sostenibilità passa anche dal capitale umano
Al confronto, moderato dal giornalista Paolo Russo insieme ad Andrea Carraro, segretario regionale FIMMG Liguria, e Carlo Curatola, hanno partecipato Salvatore Butti, vicepresidente Egualia; Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni; Lucia Fornai, componente della Giunta Farmindustria; Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute; Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico AIFA; e Maurizio Sacconi, già ministro e presidente dell’Associazione Amici di Marco Biagi.
Fabi ha illustrato l’esperienza dell’Emilia-Romagna nella misurazione dell’appropriatezza attraverso obiettivi e dati, mentre Sacconi ha richiamato l’importanza di investire sul capitale umano, riconoscendo il ruolo del medico di fiducia.
La sfida, in definitiva, è conciliare la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale con la capacità di garantire cure efficaci, personalizzate e accessibili.
«La sostenibilità del Servizio sanitario – conclude Curatola – non si costruisce contando semplicemente le prescrizioni, ma mettendo il medico nelle condizioni di usare al meglio competenze, conoscenza del paziente e capacità di orientare i percorsi di cura».
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