Caso Alessandro Di Battista: come capire se un paziente è idoneo al volo
Il caso di Alessandro Di Battista, ricoverato all’Avana dopo un grave malore mentre si trovava a Cuba, ha riportato l’attenzione su un tema poco conosciuto: come si stabilisce se una persona malata può affrontare un trasferimento in aereo.
Il governo italiano ha messo a disposizione un volo sanitario per un eventuale rientro in Italia, ma il trasferimento è subordinato alle condizioni cliniche del paziente. Al momento, secondo le informazioni disponibili, i medici ritengono che non sia ancora possibile affrontare il viaggio.
La decisione non dipende quindi semplicemente dalla gravità della malattia, ma da una valutazione complessiva dei rischi e dei benefici del trasporto, delle condizioni del paziente, della durata del viaggio e delle possibilità di assistenza durante il volo.
Che cosa significa “fit to fly”
In medicina aeronautica si parla di fit to fly, cioè di idoneità al volo. Non esiste però un unico parametro che stabilisca automaticamente se una persona possa salire su un aereo.
La valutazione viene effettuata caso per caso e tiene conto della patologia, della stabilità delle condizioni cliniche, dei trattamenti necessari, della durata del viaggio e delle caratteristiche del trasporto. Anche le condizioni ambientali della cabina possono avere un ruolo. Le linee guida dell’Aerospace Medical Association sottolineano che una condizione clinica instabile rappresenta in generale un motivo per rinviare il viaggio e che devono essere considerati anche altitudine di cabina e durata dell’esposizione.
Nel caso di un trasporto sanitario, la valutazione è ancora più complessa perché non si tratta semplicemente di stabilire se il paziente può viaggiare, ma se può essere trasferito in sicurezza all’interno di un aeromobile dotato delle attrezzature e del personale necessari.
Perché la cabina di un aereo può essere un problema
Un elemento spesso sottovalutato è la pressione atmosferica.
Gli aerei di linea sono pressurizzati, ma la pressione all’interno della cabina non corrisponde normalmente a quella presente al livello del mare. Durante il volo può equivalere a un’altitudine compresa indicativamente tra 1.830 e 2.440 metri. La conseguente riduzione della pressione parziale dell’ossigeno può essere rilevante soprattutto per persone con alcune patologie cardiache, respiratorie o cerebrovascolari.
Anche la presenza di gas intrappolato all’interno dell’organismo può rappresentare un problema, perché il volume del gas aumenta con la diminuzione della pressione ambientale.
È il motivo per cui, per esempio, un pneumotorace non adeguatamente trattato rappresenta una controindicazione al volo. Le indicazioni del CDC prevedono di rinviare il viaggio dopo un pneumotorace fino alla completa riespansione polmonare e per un periodo specifico, che può essere più lungo nei casi traumatici.
Quali condizioni vengono valutate prima del trasporto
La valutazione pre-volo prende in considerazione numerosi aspetti. Tra quelli più importanti ci sono:
- stabilità cardiovascolare, compresi pressione, frequenza cardiaca e presenza di eventuali aritmie;
- funzione respiratoria e necessità di ossigeno o ventilazione;
- stato neurologico, soprattutto in presenza di alterazioni della coscienza, recenti eventi neurologici o rischio di deterioramento;
- eventuale presenza di emorragie o condizioni instabili;
- traumi recenti e interventi chirurgici;
- necessità di farmaci continui o di apparecchiature per il monitoraggio;
- rischio di complicazioni durante un viaggio particolarmente lungo;
- possibilità di gestire un eventuale peggioramento durante il volo.
Anche patologie apparentemente stabili possono richiedere una valutazione specifica. Il CDC, per esempio, raccomanda particolare attenzione in caso di malattie cardiovascolari, polmonari, ictus recenti, convulsioni, interventi chirurgici e precedenti episodi tromboembolici.
Quanto conta la durata del viaggio
Non è la stessa cosa affrontare un volo di un’ora o un trasferimento intercontinentale di molte ore.
Più il viaggio è lungo, maggiore è il tempo durante il quale il paziente rimane esposto alle condizioni della cabina e più complessa deve essere la pianificazione dell’assistenza. Nel caso di un paziente critico bisogna inoltre considerare autonomia delle apparecchiature, quantità di ossigeno e farmaci disponibili, possibilità di rifornimento e gestione di eventuali emergenze.
Nel caso di Di Battista, proprio la distanza tra Cuba e Italia rende particolarmente importante verificare che il trasferimento possa essere effettuato senza aumentare il rischio per la sua salute.
Aeroambulanza o aereo di linea: non sono la stessa cosa
La modalità di trasporto viene scelta in funzione delle condizioni cliniche.
Un paziente relativamente stabile può, in determinate circostanze, viaggiare su un normale volo di linea con assistenza sanitaria e specifiche misure organizzative. Per alcuni passeggeri possono essere previste anche soluzioni come il trasporto in barella, previa autorizzazione e organizzazione con la compagnia aerea.
Per i pazienti più complessi si ricorre invece all’aeroambulanza, un aeromobile configurato per il trasporto sanitario e dotato delle apparecchiature necessarie per il monitoraggio e il supporto delle funzioni vitali.
In questo caso l’équipe può comprendere, in base alla complessità del paziente, un medico e personale infermieristico con competenze specifiche. Per un paziente intubato è necessaria una competenza rianimatoria adeguata.
Chi decide se il paziente può volare?
La decisione non viene presa sulla base di una semplice checklist valida per tutti.
Nel caso dei trasferimenti sanitari, la struttura che ha in carico il paziente fornisce la documentazione clinica necessaria e l’organizzazione responsabile del trasporto valuta la fattibilità. La decisione è il risultato di un’analisi individuale del rapporto tra rischio e beneficio e può essere modificata anche poco prima della partenza se le condizioni del paziente cambiano.
Nel caso di un rimpatrio internazionale, possono inoltre essere coinvolti i sanitari della struttura che assiste il paziente, quelli della struttura di destinazione e, a seconda delle circostanze, le autorità diplomatiche e sanitarie.
La sicurezza viene prima della velocità
Nel trasporto sanitario aereo, la rapidità è certamente importante, soprattutto quando consente di raggiungere un centro specializzato distante migliaia di chilometri. Ma la velocità non può prevalere sulla sicurezza.
La valutazione fit to fly serve proprio a stabilire quando il trasferimento può essere effettuato e con quali modalità. Stabilità clinica, caratteristiche della patologia, durata del viaggio, pressione di cabina, necessità di ossigeno e supporto ventilatorio, farmaci, monitoraggio e competenze dell’équipe sono tutti elementi che devono essere considerati.
Per questo, davanti a un paziente gravemente malato, la domanda corretta non è semplicemente “può salire su un aereo?”, ma “può affrontare questo specifico viaggio, in questo momento, con questo tipo di assistenza, senza che il trasporto comporti un rischio eccessivo?”.
È su questa valutazione individuale, e non sulla sola diagnosi, che si decide l’idoneità al volo.




