Arresto cardiaco, è morto così il più iconico wrestler di tutti i tempi: all’anagrafe Terry Gene Bollea, conosciuto in tutto il mondo come Hulk Hogan. La cronaca è quella di sempre in questi casi: i soccorritori sono arrivati alle 9:51 del mattino e hanno provato in tutti i modi a rianimare il campione per oltre 30 minuti. Nonostante gli sforzi, Hogan è stato dichiarato morto in ospedale. Sempre per la cronaca l’Associated Press riferisce che meno di 90 minuti dall’arrivo dei soccorsi Hogan era già deceduto. Le autorità locali hanno chiarito che non sono stati identificati segni di violenza o elementi sospetti legati al decesso.
Il declino fisico e le ripetute operazioni
Nei mesi precedenti alla morte, Hogan aveva affrontato una serie di problemi fisici cronici, derivanti da una carriera ultra trentennale nel wrestling. Solo nell’ultimo decennio avrebbe subito circa 25 interventi chirurgici, tra cui 10 operazioni alla schiena, sostituzioni di anca e ginocchia, e procedimenti alle spalle. Nel marzo 2025 era stato operato anche al collo per alleviare forti dolori, definita una “quick turnaround” chirurgica.
Ric Flair, amico di lunga data e collega, ha detto in un’intervista di aver parlato con Hogan poco prima della sua scomparsa, sottolineando gli effetti combinati di interventi alla schiena, all’anca e al collo: “Quante operazioni può sostenere un corpo?” ha detto Flair, insinuando che Hogan fosse arrivato a un limite fisico.
Una carriera da leggenda
Per i più giovani che non lo conoscessero, Hogan è stato una figura iconica e centrale nella trasformazione del wrestling in fenomeno culturale globale. Tra gli anni ’80 e ’90 ha contribuito a rendere la WWE (all’epoca WWF) un intrattenimento di massa, dando vita al movimento della Hulkamania, partecipando a match leggendari come quello contro André il Gigante a WrestleMania III, e diventando più volte campione del mondo. Proprio ad Hulk Hogan la WWE ha dedicato un commuovente ricordo.
Nonostante una serie di controversie – incluso il famoso caso Gawker legato a una registrazione diffusa di commenti razzisti, che lo ha portato a una temporanea esclusione dalla WWE Hall of Fame (in cui è stato poi reintegrato nel 2020) – Hogan ha mantenuto una presenza pubblica attiva fino all’ultimo periodo della sua vita, inclusi endorsement politici e apparizioni in eventi pubblici.
Arresto cardiaco
È stato dunque un infarto – o, più precisamente, infarto miocardico – a battere definitivamente il mitico Hulk Hogan. Una malattia che è anche una delle principali cause di morte nel mondo, anche se oggi sappiamo che riconoscerne i segnali precoci e prenderci cura del nostro cuore può fare la differenza.
L’infarto si verifica quando il flusso di sangue verso una parte del cuore viene bloccato, solitamente da un coagulo che si forma su una placca aterosclerotica. Senza ossigeno, quella parte del muscolo cardiaco inizia a morire. È una corsa contro il tempo: prima si interviene, più tessuto si può salvare.
I sintomi da non sottovalutare
I segnali, come riportato anche dall’Istituto Superiore di Sanità, possono variare da persona a persona, ma ci sono campanelli d’allarme classici:
- Dolore o fastidio al petto, spesso descritto come una stretta o un peso.
- Dolore irradiato verso braccia (soprattutto sinistra), spalle, collo, mandibola o schiena.
- Fiato corto, anche a riposo.
- Sudorazione fredda, nausea, vertigini o senso di svenimento.
Nelle donne, negli anziani e nei diabetici i sintomi possono essere più sfumati – come un forte affaticamento improvviso, dolore alla schiena o solo respiro corto. Mai sottovalutarli. Tra le cause più comuni dell’infarto ci sono, i principali fattori di rischio sono noti e, in molti casi, modificabili:
- Fumo di sigaretta
- Colesterolo alto
- Ipertensione
- Diabete
- Sedentarietà
- Stress cronico
- Alimentazione ricca di grassi saturi e zuccheri
Anche la familiarità (cioè avere parenti stretti con malattie cardiovascolari) può aumentare il rischio, ma non è una condanna: lo stile di vita conta moltissimo.
Come proteggere il cuore ogni giorno
Prendersi cura del cuore significa fare piccole scelte quotidiane che, nel tempo, costruiscono una vera barriera protettiva:
- Seguire una dieta sana, ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce azzurro e olio extravergine d’oliva (lo stile mediterraneo è ancora il migliore).
- Fare movimento: almeno 30 minuti al giorno di camminata veloce o attività aerobica.
- Smettere di fumare, anche una sola sigaretta al giorno aumenta il rischio.
- Controllare regolarmente la pressione, il colesterolo e la glicemia.
- Gestire lo stress: anche la salute mentale è alleata del cuore.
L’infarto non è improvviso come sembra: spesso è l’ultimo atto di anni di trascuratezza. Ma la buona notizia è che si può prevenire. Ascoltare il proprio corpo, non ignorare i segnali e adottare uno stile di vita sano sono le armi più efficaci per proteggere il nostro cuore.
Reazioni, ricordi e riflessioni
La comunità del wrestling ha reagito con grande dolore alla sua morte. Ric Flair lo ha ricordato come “il più grande” e sottolineato l’ansia provocata dalla sua scomparsa sul proprio stato di salute, essendo lui stesso in condizioni fragili.
Il figlio Nick Hogan ha condiviso su Instagram un tributo affettuoso: “Mio padre era il miglior amico e il miglior papà del mondo… lo ringrazio per tutto ciò che ha fatto per me” ha scritto, accompagnando il messaggio con una serie di foto ricordo.
WWE e figure chiave del wrestling, tra cui Triple H, John Cena, The Undertaker e Ric Flair, hanno espresso nel corso degli ultimi giorni messaggi di lutto e celebrazione della sua influenza duratura sullo sport e lo spettacolo.


