«A causa del surriscaldamento globale e del conseguente scioglimento dei ghiacci, un virus rimasto per milioni di anni congelato in Antartide sta mietendo vittime su vittime e presto minaccerà anche l’Europa». Notizia vera? Assolutamente no. Si tratta di una fake news, ma che importa. Nel 2019, quando scrivevamo di questo fenomeno, avevamo già davanti agli occhi l’evidenza che le bufale in sanità popolano il web e spopolano sui social, creando danni enormi e non sempre riparabili.
Già allora il progetto di ricerca “Impatto delle Fake News in ambito sanitario”, condotto dal CEIS-EEHTA della Facoltà di Economia di Roma Tor Vergata in collaborazione con la Kingston University di Londra, mostrava un quadro inquietante: il 92% delle notizie false rilevate riguardava i vaccini, e l’“effetto ripetizione” rendeva più probabile la condivisione di bufale già viste altrove. Nemmeno il bollino “fake news” si dimostrava efficace: sei persone su dieci dichiaravano che avrebbero comunque condiviso una notizia, pur sapendo che poteva essere falsa.
Dalla pandemia alle nuove sfide del 2025
Negli anni successivi, la pandemia di COVID-19 ha amplificato il fenomeno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato di “infodemia”, ossia la sovrapposizione di informazioni vere e false che ha reso difficile orientarsi perfino a cittadini istruiti.
Le fake news hanno alimentato resistenze vaccinali, ridotto la fiducia nelle istituzioni e in alcuni casi hanno contribuito a far calare la copertura di campagne fondamentali, come quelle pediatriche. Studi pubblicati tra il 2022 e il 2024 hanno confermato che il sospetto alimentato online si traduce in minore adesione ai vaccini e maggior rischio di ritorno di malattie prevenibili.
Oggi le bufale non riguardano solo vaccini o screening, ma anche cure miracolose, diete estreme, paure su nuove tecnologie mediche e, sempre più spesso, contenuti generati dall’intelligenza artificiale. I deepfake – immagini, video o audio manipolati – diffondono notizie sanitarie verosimili ma infondate, mettendo in crisi i sistemi di verifica tradizionali.
Il caso Papa Francesco e l’indagine sull’IA
Nel marzo 2025, durante un ricovero di Papa Francesco, sono circolate fake news sul suo stato di salute, fino ad arrivare a un falso annuncio di morte. Il Vaticano è stato costretto a diffondere bollettini e perfino un audio del Pontefice per smentire le bufale.
Pochi mesi dopo, l’Autorità Antitrust italiana ha aperto un’indagine su una delle più importanti società che utilizza intelligenza artificiale, accusata di non avvertire gli utenti del rischio che il sistema generi contenuti falsi. È un segnale chiaro: le istituzioni stanno iniziando a trattare la disinformazione come una vera emergenza sociale.
Fake news: una minaccia percepita dai cittadini
Un sondaggio europeo dell’estate 2025 rivela che in Paesi come Italia, Francia e Germania la disinformazione online è percepita come una delle principali minacce alla sicurezza dei cittadini, al pari di terrorismo o crisi economiche. La salute resta l’ambito più esposto.
Cosa fare
- Educazione e health literacy: occorre rafforzare la capacità critica dei cittadini, già a partire dalle scuole, perché sappiano distinguere tra informazione scientifica e manipolazione.
- Comunicazione trasparente e tempestiva: le istituzioni sanitarie devono anticipare le bufale, non solo inseguirle.
- Regole e responsabilità: piattaforme e sviluppatori di AI devono assumersi un ruolo attivo nel limitare la diffusione di contenuti falsi.
- Fact-checking e collaborazione internazionale: servono reti di controllo rapide, che uniscano ricerca, giornalismo e istituzioni.
Dal 2019 a oggi poco è cambiato nel meccanismo delle fake news, ma molto è peggiorato nella loro potenza di diffusione. I social, la pandemia e l’intelligenza artificiale hanno amplificato una minaccia che mette a rischio la salute pubblica e la fiducia nelle istituzioni. Combatterla richiede uno sforzo collettivo: scienziati, medici, media, scuole, piattaforme digitali e cittadini. Perché le fake news sono false, ma i loro effetti sono fin troppo reali.
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