Tra le 31 onorificenze conferite “motu proprio” dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rientra la nomina di Teresa Giordano a Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Con lei viene insignita anche Chiara Ruaro: la motivazione lega il riconoscimento alla capacità di “aver fatto dell’arte uno strumento per abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità”, valorizzando una forma di testimonianza pubblica che, nelle parole riportate dal Quirinale, può diventare una condivisione utile per chi affronta percorsi simili.
Il racconto della resilienza
L’onorificenza mette al centro un progetto preciso: Due di noi, di cui Ruaro e Giordano sono protagoniste. Il docufilm racconta resilienza, fragilità e ricostruzione, spostando lo sguardo dal solo dato clinico alla vita quotidiana: relazioni, paure, futuro, identità. È un tipo di narrazione che non sostituisce la cura, ma può ridurre la distanza tra chi vive la malattia e chi le sta accanto, trasformando l’esperienza individuale in un linguaggio condivisibile.
Questa non è, però, la prima volta che “Due di noi” viene riconosciuto a livello pubblico. Già nel 2025 Teresa Giordano era stata premiata con il Premio PreSa, nell’ambito dell’XI edizione dedicata a inclusione e tutela dei diritti delle persone con disabilità. In quella cornice, il progetto è stato segnalato per il lavoro di informazione e accompagnamento rivolto alle persone che convivono con il tumore al seno metastatico.
Il Premio PreSa, assegnato a Roma, è promosso dalla Fondazione Mesit e dal Network PreSa che nasce per valorizzare esperienze diverse (associazioni, ricerca, cittadinanza attiva) che incidono concretamente sulla qualità della vita e sull’inclusione. La cerimonia 2025 si era svolta all’Auditorium dell’Ara Pacis.
Le protagoniste come interpreti di un ponte tra mondi
Teresa Giordano e Chiara Ruaro – qui ricordate nella doppia veste di protagoniste e di interpreti di una narrazione collettiva – non si limitano a raccontare sé stesse. Attraverso il progetto, elaborano una grammatica di gesti, parole, silenzi che rende più abitabile il dialogo tra pazienti, famiglie, professionisti della salute e opinione pubblica. In questo percorso, il riconoscimento statale non si presenta come un traguardo personale, ma come un incoraggiamento rivolto a tutte le persone che cercano modi non scontati per comunicare la malattia e la disabilità. È un invito a proseguire su una strada in cui l’arte non coincide con intrattenimento, ma con un’operazione di cura della sfera pubblica.
Cultura e salute: un’agenda concreta
Il segnale che arriva dalle onorificenze “motu proprio” suggerisce un’agenda concreta. Dentro e fuori i luoghi di cura, serve promuovere competenze narrative e visive che facilitino la comprensione reciproca; sostenere progetti in grado di accompagnare i percorsi clinici senza sostituirsi ad essi; investire nella produzione e nella distribuzione di opere accessibili, perché la condivisione non resti circoscritta a pochi. Accanto alle risorse economiche, contano le infrastrutture culturali: spazi, festival, piattaforme educative, percorsi di formazione per operatori sanitari e per chi si occupa di comunicazione sociale. Quando la cultura incontra la salute in modo responsabile, crescono l’aderenza alle cure, la capacità di chiedere aiuto, la circolazione di informazioni affidabili.
In questa continuità: prima un premio tematico, poi un’onorificenza della Repubblica, si legge un messaggio istituzionale chiaro, vale a dire che la lotta alla malattia non riguarda soltanto terapie e reparti, ma anche gli strumenti culturali capaci di restituire voce e dignità alle persone, contrastando isolamento e stigma. È anche un riconoscimento del valore sociale delle storie: quando sono raccontate con misura e competenza, possono orientare consapevolezza, stimolare prevenzione e costruire comunità di supporto.
Leggi anche:


