Io, tu e l’altro. Si potrebbe definire così, il rapporto che c’è ora spesso tra la mamma e il suo bambino under 3.
E l’altro chi è? Lo smartphone, oppure il tablet e in generale, i dispositivi elettronici che oggi più che mai si interpongono tra genitori e figli e che possono anche essere deleteri per la crescita del bambino.
Esagerazioni? Non più di tanto. Prova ne è che è appena stata presentata al Senato la prima proposta di legge per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine nei loro primi 36 mesi di vita. L’iniziativa è stata promossa dalla senatrice Simona Malpezzi insieme alla Società Italiana di Pediatria e da Fondazione Terre des Hommes Italia. «Occorre costruire un percorso strutturato che coinvolga le famiglie fin dall’inizio, valorizzando il ruolo di figure chiare come ostetriche e neonatologi nei punti nascita, insieme ai pediatri e ai consultori, nel promuovere attività di formazione e sensibilizzazione», spiega Rino Agostiniani, Presidente SIP, Società Italiana di Pediatria). «È necessario anche prevedere programmi formativi strutturati, non solo per i professionisti sanitari, ma anche per educatori e formatori che lavorano a stretto contatto con bambini e famiglie, affinché possano accompagnarli in modo consapevole in questo percorso». L’obiettivo è educare in primo luogo i genitori a un uso consapevole dei device, quando si tratta di neonati e bambini molto piccoli. A partire dall’allattamento. Che deve continuare a essere un momento speciale tra mamma e bambino, senza altro. Invece, non è sempre così. Un’indagine di Fondazione Carolina insieme alle società pediatriche, ha rivelato che sette famiglie su 10 utilizzano i device durante l’allattamento o i pasti dei propri figli, da 0 a 2 anni. «Durante l’allattamento in particolare, è fondamentale una maggiore attenzione alla relazione», interviene Enrico Zanalda, Presidente SIPF, Società Italiana di Psichiatria Forense. «Il neonato ha bisogno di tempo, di lentezza, del contatto fisico, dello sguardo della mamma. Lo smartphone invece è qualcosa di non relazionale, è ipersensoriale e veloce nei tempi. Tutto ciò è inadeguato alla sintonizzazione emotiva tra mamma e bambino. In più, può determinare problematiche nel corso della crescita, con difficoltà nella focalizzazione dell’attenzione, nella regolazione emotiva e nelle performance esecutive».
Attenzione anche a delegare all’intelligenza artificiale la lettura della favola serale. La voce dei genitori, l’interazione fisica con i libri, trasmettono ai bambini sentimenti, informazioni e valori che non possono essere replicati dalla tecnologia. Non solo. La mancanza in termini di relazioni, emotive ed educative, può condizionare il percorso di crescita. «Spesso manca la consapevolezza dei rischi e dei danni che si corrono con una certa tipologia di comportamento», continua il Presidente SIP. «I bambini, soprattutto nei primissimi periodi della vita, sono in una fase di grande plasticità del loro cervello e per crescere e per sviluppare nel miglior modo possibile la loro potenzialità hanno bisogno di interazioni reali. Apprendono per imitazione e nel momento in cui hanno un rapporto diretto con l’adulto che parla con loro, che gli legge qualcosa, che condivide, loro si “nutrono” in un certo senso. Se questo rapporto umano è sostituito da uno strumento digitale, si perde molto in quel percorso di crescita e di sviluppo. Alexa non ha emozioni, non ha sensazioni, non ha aspetto relazionale. Noi abbiamo fatto una revisione attenta della letteratura e ci sono studi molto ben precisi, ben definiti, che ci hanno fatto vedere come all’incrementare del tempo trascorso dai bambini sotto due anni davanti agli schermi, c’è un progressivo aumento del ritardo nell’acquisizione del linguaggio».
Sì allora a imparare a tutelare il benessere psico-fisico del bambino fin dai primi anni di vita, approfittando magari anche della pausa estiva, dei momenti più dilatati a disposizione da trascorrere insieme. Niente ciuccio elettronico, insomma, se fa i capricci. «Dargli subito lo smartphone o il tablet per farlo stare tranquillo, magari perché al ristorante è irrequieto, non è corretto, così non impara a gestire la frustrazione», conclude il Presidente SIPF. «Lo stesso vale per il gioco. Un giocattolo “vero”, adeguato alla sua età, lo allena a destreggiarsi nella vita oggi, ma soprattutto di domani, è una ginnastica per la mente, sviluppa il senso della fantasia, della creatività. Ma anche qui, il gioco non deve essere solitudine. Ci vuole l’aiuto di un genitore quando sono molto piccoli, una guida che lo stimola a non essere fragile e incapace di trovare soluzioni in autonomia, con il ragionamento»








