La forte scossa di magnitudo 4.7 registrata la sera del 31 luglio nell’area dei Campi Flegrei ha riportato migliaia di persone dentro una condizione ormai dolorosamente conosciuta: l’attesa, la paura e l’incertezza provocate dal ripetersi degli eventi sismici. Il terremoto causa conseguenze visibili sugli edifici e sul territorio, ma può lasciare anche ferite meno evidenti, capaci di accompagnare la popolazione per settimane o mesi.
«La forte scossa di terremoto che ha colpito l’area dei Campi Flegrei ci riporta ancora una volta a confrontarci con la paura e l’incertezza. Sentirsi al sicuro è uno dei bisogni più profondi dell’essere umano. Quando la terra trema, a vacillare non sono soltanto le nostre case. Vacilla quella sensazione profonda di avere un luogo sicuro nel quale poter tornare, sentirsi protetti, ritrovare stabilità».
A dirlo è il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, Armando Cozzuto, che esprime «la più sincera vicinanza alle cittadine e ai cittadini dei Campi Flegrei, alle famiglie che stanno vivendo ancora una volta ore di paura e preoccupazione e a tutte le istituzioni e agli operatori impegnati in queste ore sul territorio».
Le reazioni dopo una scossa
Nelle ore successive a un terremoto è normale avvertire agitazione, paura, disorientamento e difficoltà a dormire. Alcune persone possono sobbalzare al minimo rumore, controllare continuamente lampadari e pareti oppure temere di rientrare nella propria abitazione. Nei bambini il disagio può manifestarsi attraverso pianto, irritabilità, bisogno di vicinanza, disturbi del sonno o rappresentazioni ripetute del terremoto nei giochi e nei disegni.
Queste reazioni non indicano necessariamente la presenza di una patologia. Nella maggior parte dei casi tendono ad attenuarsi con il passare del tempo, soprattutto quando sono disponibili informazioni chiare, assistenza concreta e una solida rete familiare e sociale.
«Un terremoto non finisce quando termina l’evento sismico. L’imprevedibilità dell’evento, il ripetersi delle scosse e la sensazione che anche la propria casa possa improvvisamente non essere più un luogo sicuro – aggiunge Cozzuto – possono avere un impatto psicologico profondo. Paura, disorientamento, stato di allerta e difficoltà a recuperare un senso di sicurezza sono reazioni che possono accompagnare le persone anche nel medio e nel lungo termine».
Quando il trauma diventa stress post-traumatico
Il disturbo da stress post-traumatico può svilupparsi dopo l’esposizione a un evento percepito come gravemente minaccioso. Non riguarda tutte le persone coinvolte in una calamità e non deve essere confuso con la comprensibile paura sperimentata nei primi giorni.
Tra i segnali più caratteristici vi sono ricordi intrusivi, incubi, sensazione di rivivere l’accaduto, evitamento dei luoghi associati al terremoto e persistente stato di allerta. Possono comparire anche irritabilità, difficoltà di concentrazione, isolamento e reazioni molto intense davanti a rumori, vibrazioni o nuove scosse.
Il problema richiede particolare attenzione quando i sintomi persistono, causano una sofferenza rilevante o compromettono la vita familiare, lavorativa e sociale. In questi casi è importante rivolgersi a professionisti qualificati, evitando diagnosi autonome.
«Per questo, accanto alla sicurezza fisica e all’assistenza materiale, è fondamentale prestare attenzione anche alle conseguenze psicologiche e alla possibile dimensione traumatica di quanto vissuto», osserva Cozzuto.
Una rete presente sul territorio
«Come Ordine – sottolinea Cozzuto – stiamo seguendo con grande attenzione l’evolversi della situazione attraverso il nostro Gruppo di lavoro sulla Psicologia dell’emergenza, del quale fanno parte i referenti delle principali associazioni di volontariato di Psicologia dell’emergenza iscritte nei registri di Protezione civile, i rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle istituzioni competenti e l’associazione Emdr Italia».
Alcune realtà della rete sono state attivate attraverso il Centro operativo comunale e risultano presenti sul territorio, accanto alla popolazione e in raccordo con il sistema di Protezione civile.
«Abbiamo già avuto interlocuzioni con le istituzioni regionali, manifestando la piena disponibilità dell’Ordine e della nostra comunità professionale a offrire il proprio supporto. Una disponibilità che non riguarda soltanto la gestione dell’immediato, ma anche il medio e lungo termine, perché sappiamo che le conseguenze psicologiche di un’esperienza potenzialmente traumatica possono emergere e persistere anche quando l’emergenza sembra essere terminata».
Riconoscere la paura, parlarne senza alimentare allarmismi e chiedere aiuto quando il disagio diventa difficile da gestire rappresentano parti essenziali della risposta all’emergenza. Ricostruire il senso di sicurezza richiede tempo, ascolto e continuità: la fine delle scosse, infatti, non coincide sempre con la fine del terremoto interiore.
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