Sentiamo spesso parlare di dermatite atopica, ma cosa sappiamo realmente di questa malattia? Abbiamo scelto di parlarne con la professoressa Maddalena Napolitano, associato di Dermatologia e Venereologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver chiarito che la dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica della pelle, la professoressa Napolitano sfata subito un falso mito: «Fino a poco tempo fa, si riteneva che fosse una malattia esclusivamente pediatrica; tuttavia, oggi sappiamo che può colpire bambini, adolescenti, adulti e anziani».
Il prurito
Le manifestazioni più comuni sono le escoriazioni eczematose, associate a prurito persistente e localizzate prevalentemente nelle pieghe del corpo, sebbene la dermatite atopica possa interessare qualsiasi area cutanea. Impressionanti sono i numeri della dermatite atopica. Stando ai dati più recenti del Global report of Atopic Dermatitis, la malattia si posiziona al 15esimo posto tra tutte le malattie non infettive e al primo posto tra le malattie dermatologiche. La prevalenza varia a seconda delle fasce d’età: può interessare fino al 20% della popolazione pediatrica, negli adulti fino al 10%, e negli anziani si registra un trend in crescita, con una prevalenza che si aggira intorno al 12%.
Le manifestazioni
Come accennato, la dermatite atopica si manifesta in modo differente a seconda dell’età. La professoressa Napolitano chiarisce che il quadro clinico cambia radicalmente: «Nel primo anno di vita le manifestazioni eczematose sono localizzate prevalentemente su volto, tronco e zona del pannolino. Con la crescita a partire dal primo anno di vita, le manifestazioni interessano le pieghe di braccia e gambe, il collo e il volto». Nell’adulto «può interessare viso in particolare le regioni palpebrali e periorale, il collo e le mani, aree in cui la condizione è spesso aggravata dal contatto con sostanze irritanti, ma può presentarsi anche in forma generalizzata oltre al classico quadro flessurale. Inoltre, si è recentemente compreso come la dermatite atopica non sia esclusivamente una malattia cutanea: le lesioni sulla pelle, tipiche di questa condizione, sono infatti solo la manifestazione visibile di un processo infiammatorio immunomediato sottostante definito come “infiammazione di tipo 2”».
Un problema di famiglia
La dermatite atopica non colpisce solo i pazienti, ma anche le loro famiglie. A causa del prurito persistente, della difficoltà nel dormire e dei problemi estetici evidenti, ogni attività quotidiana risulta compromessa, incluse quelle familiari e ricreative. La malattia può persino avere un impatto decisivo sulle scelte di carriera o di studio dei pazienti, comportando significative limitazioni. Numerosi studi sull’impatto “sociale” della dermatite atopica e i dati disponibili delineano un quadro che evidenzia pienamente la sofferenza emotiva, oltre a quella fisica. Nella vita quotidiana, il 51,6% dei pazienti parla di una ridotta qualità della vita, mentre il 68,8% considera la malattia una limitazione significativa per la routine quotidiana. L’impatto di questi due aspetti è percepito soprattutto dai ragazzi in età di studio (rispettivamente nel 61,3% e nel 77,9% dei casi). Il 41,9% riferisce di provare imbarazzo, ma anche senso di impotenza (39,1%) e frustrazione (29,9%) che sono tra i sentimenti più spesso menzionati.
Nuove frontiere
Fortunatamente, stiamo vivendo anni che stanno portando a una vera rivoluzione negli approcci terapeutici. «Oggi disponiamo di farmaci biologici che ci consentono di gestire la dermatite atopica moderata e grave nei pazienti adulti e, più di recente, anche le forme gravi nei bambini dai 6 mesi di vita. Intervenire nelle prime fasi dell’infanzia significa avere la possibilità di modificare il decorso della malattia, migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti e bloccare quelle che vengono definite traiettorie atopiche, che negli anni potrebbero evolvere in asma, riniti allergiche, poliposi nasale e così via». Di grande importanza è, quindi, rivolgersi agli specialisti dei principali centri dermatologici per intraprendere un percorso adeguato al caso individuale.
Pubblicato su IL MATTINO il giorno 20 aprile 2025 a firma di Marcella Travazza con la collaborazione del network editoriale PreSa – Prevenzione Salute
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