Giovani medici, spesso sottovalutati. Quante volte è capitato di sentire in corsia un “giovanotto, vorrei parlare con un medico”, o anche “signorina, non c’è una dottoressa?”. Camici bianchi trattati come ragazzini da pazienti diffidenti e abituati a commisurare le competenze con l’età. Proprio per cercare di chiedere col passato e di aprire ad una nuova stagione, l’ASL Napoli 2 Nord ha dato il via ad una campana di sensibilizzazione sul riconoscimento delle competenze dei propri giovani professionisti. La campagna di comunicazione fa seguito alle iniziative che l’ASL partenopea porta avanti da tempo contro la violenza sugli operatori, contro la discriminazione di genere e a favore della valorizzazione delle giovani competenze. «Abbiamo colto l’appello delle nostre giovani dottoresse in servizio presso il nostro centro vaccinale che chiedevano di non essere chiamate signorine, facendo diventare il loro desiderio di riconoscimento delle competenze una campagna di sensibilizzazione aziendale – dice il direttore generale Antonio D’Amore -. Il loro appello non era la rivendicazione di un titolo, ma il desiderio della valorizzazione delle competenze».
SPAZIO AI GIOVANI
Nei centri vaccinali ASL e presso i caselli tampone sono in servizio al momento circa 200 medici; quasi tutti hanno meno di 40 anni, ma tutti hanno concluso un durissimo percorso di studi che ne attesta l’elevato livello di consocenza. Ecco perché la volontà di valorizzare queste professionalità, sottolineando che le loro competenze esulano da sesso ed età. Parte insomma una vera e propria battaglia culturale che si difenderà grazie ad un impiego massicciò dei social e di spazi di comunicazione istallati nei centri vaccinali. La campagna di comunicazione dell’ASL Napoli 2 Nord si avvarrà infatti della comunicazione dei social aziendali e si articolerà su affissioni all’interno dei centri vaccinali aziendali che vedono transitare oltre 10.000 persone ogni giorno.
L’ORDINE DI NAPOLI
Intanto, sul tema della sicurezza e della violenza nei confronti deicamici bianchi all’interno delle strutture sanitarie e del servizio di 118 è intervenuto ieri l’Ordine dei Medici di Napoli, incontrando il prefetto Marco Valentini. «Un incontro che abbiamo apprezzato molto – dice il presidente Bruno Zuccarelli – perché ha consentito all’Ordine che rappresento non solo di ringraziare il dottor Valentini per l’attenzione che da sempre ha dimostrato di avere su questioni tanto importanti, ma anche di confermare la nostra assoluta disponibilità nell’essere parte di una collaborazione istituzionale in quanto organo sussidiario dello Stato».

Da sinitra: Luigi Sodano, Bruno Zuccarelli, il prefetto Marco Valentini e Fausto Piccolo
L’incontro è stato dunque occasione per discutere della situazione del 118, in parte risolta proprio grazie alla determinate azione del prefetto, ma anche della sicurezza dei medici all’interno delle strutture sanitarie. «Sul 118 è stato fatto moltissimo – conferma Zuccarelli – anche grazie all’azione del Governo Regionale nella sua totalità che ha saputo ascoltare le nostre istanze, ma siamo certi che sia ancora necessario tenere alta l’attenzione perché sul tavolo restano diversi temi caldi. Rispetto alla sicurezza dei colleghi nelle strutture sanitarie, abbiamo ancora una volta offerto la nostra disponibilità a coadiuvare un’azione di monitoraggio affinché si possa intervenire ove ci siano lacune o carenze che possono essere eliminate. Garantire ad un medico un ambiente sicuro nel quale lavorare – ricorda Zuccarelli – significa garantire la sicurezza dei pazienti che questo medico è chiamato ad assistere». Presenti all’incontro, oltre al Presidente Bruno Zuccarelli, anche il consigliere Luigi Sodano e il direttore dell’Ordine Fausto Piccolo.






“Studi clinici – spiega la Prof.ssa Gabriella Fabbrocini, Consigliere SIDeMaST – hanno recentemente evidenziato che indossare mascherine continuativamente e per un tempo prolungato acutizzerebbe l’acne e/o altre irritazioni della pelle preesistenti o latenti. Il 90% dei pazienti infatti attribuisce il peggioramento di acne e rosacea all’uso della mascherina e un 30% dichiara che la patologia si è slatentizzata o riacutizzata a causa della stessa. L’uso della mascherina per molte ore al giorno determina una occlusione che può provocare l’alterazione del microbiota cutaneo e quindi del film lipidico. Rispetto all’emergenza che stiamo vivendo la maskne costituisce un effetto collaterale trascurabile se valutiamo il rapporto costo-beneficio derivante dall’uso della mascherina. Ma le ricadute sulla pelle vanno curate e non sottovalutate, per evitare che si tenda a non indossare la mascherina, fondamentale nella protezione da contagio da Sars-CoV-2. Mi preme sottolineare che dovendo tenere la mascherina sul viso tutto il giorno bisogna fare molta attenzione quando si applicano le creme il cui effetto occlusivo non va tralasciato. Per cui va “calibrata” bene la terapia antiacne, spesso aggressiva, con la dermo routine.”
“Le dermatiti – afferma il Prof. Pasquale Frascione, Vicepresidente SIDeMaST – possono essere causate per esempio dalla composizione dell’elastico o dalla sensibilità al metallo utilizzato per modellare la mascherina sul naso. Ma possono essere attribuite anche all’utilizzo non appropriato della mascherina. Se tendiamo ad utilizzarla molto a lungo (oltre le 6 ore consecutivamente) o a ri-usarla potremmo avere delle reazioni allergiche in quanto spesso nelle mascherine usate possono essere presenti tracce di cosmetici contenenti conservanti e coloranti. Oppure possono esserci tracce di detergenti qualora la mascherina una volta lavata non sia stata ben sciacquata, o, nel caso sia stata disinfettata con uno spray detergente, non sia ancora asciutta”.




