All’Area di Ricerca Territoriale del CNR Napoli 1 si è svolto l’incontro “La Scienza non ha genere”, una giornata di confronto e proposte operative che ha riunito mondo accademico, società civile e decisori pubblici. L’iniziativa è stata promossa dall’Inner Wheel Club Napoli Castel dell’Ovo – Distretto 210 insieme all’Istituto di Genetica e Biofisica “Adriano Buzzati-Traverso”, con un obiettivo chiaro: accendere i riflettori sul ruolo delle donne nelle discipline STEM e mettere a fuoco le ricadute dirette di politiche più inclusive sul sistema della ricerca e su quello sanitario regionale. Una scelta non casuale nella città di Napoli, dove il tessuto della conoscenza e quello dei servizi pubblici convivono in una relazione che può diventare un moltiplicatore di qualità e di sviluppo.
Il quadro internazionale: dall’analisi all’azione
La cornice è stata quella della Giornata istituita dall’ONU l’11 febbraio, che nell’edizione 2026 richiama il tema lanciato dall’UNESCO: passare dall’analisi delle disuguaglianze a un’agenda di azioni concrete. È un cambio di passo che sposta il baricentro dalla consapevolezza al fare: misure misurabili, interventi strutturali, investimenti mirati. A Napoli, questo orientamento si traduce in una riflessione sui cambiamenti già in atto nei centri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e nelle università, ma anche in una verifica delle opportunità da offrire alle nuove generazioni di ricercatrici campane.
Leadership femminile: evoluzione, ostacoli e nuovi paradigmi
Al centro del dibattito, l’evoluzione della leadership femminile nella ricerca. Non si è trattato solo di contare quante donne guidano gruppi o laboratori, ma di interrogarsi su che cosa significa esercitare una leadership capace di innovare processi, includere talenti diversi, far dialogare saperi. Superare gli stereotipi che ancora frenano l’accesso e la progressione di carriera nelle STEM resta una priorità: persiste infatti un “tetto” fatto di rappresentazioni sociali, aspettative asimmetriche e percorsi professionali che, pur formalmente aperti, si rivelano più tortuosi per le donne. L’appuntamento ha sollecitato un modello di leadership che contempli mentoring, condivisione delle responsabilità, valorizzazione dell’impatto sociale della ricerca.
Quando la parità incentiva la qualità: la leva per sanità e politiche pubbliche
Il tema tocca da vicino anche il sistema sanitario regionale, in cui competenze scientifiche e organizzative si riflettono sulla qualità dei servizi. «Investire sul talento femminile significa investire sulla qualità dei sistemi sanitari e sulla sostenibilità delle politiche pubbliche», ha sottolineato la professoressa Maria Triassi. Un passaggio che mette in relazione la parità nelle discipline scientifiche con la capacità di pianificare, valutare e innovare in sanità: dai percorsi clinici all’adozione di tecnologie, dalla medicina territoriale alla prevenzione, la pluralità di sguardi e competenze produce soluzioni più robuste e inclusive.
Percorsi e testimonianze: la forza dei modelli reali
L’incontro ha dato spazio anche alle esperienze personali e professionali di due protagoniste che hanno attraversato luoghi diversi dell’ecosistema della conoscenza: Rosalba Tufano e Raffaella Salvemini. Le loro testimonianze hanno mostrato che il collegamento tra ricerca e istituzioni non è solo possibile, ma necessario. Trasferire competenze, rafforzare reti e costruire alleanze intersettoriali permette di accorciare la distanza tra risultati scientifici, decisioni amministrative e bisogni dei cittadini, specialmente in ambiti ad alta intensità di conoscenza come la sanità.
Il ruolo delle istituzioni: un impegno che deve essere sinergico
Le conclusioni sono state affidate all’onorevole Loredana Raia, presidente della V Commissione Sanità della Regione Campania. Il suo intervento ha ribadito la necessità di un impegno sinergico tra Regione, enti di ricerca e società civile per rafforzare un sistema scientifico e sanitario capace di valorizzare competenze e merito senza discriminazioni. In quest’ottica, la programmazione regionale può agire su diversi fronti: reclutamento e progressioni di carriera trasparenti, sostegno a dottorati e borse per giovani ricercatrici, incentivi a progetti inter-disciplinari e partenariati con ospedali e centri di eccellenza, fino alla misurazione puntuale degli esiti con indicatori di genere.
Opportunità per le nuove generazioni: dal territorio al futuro
Uno dei messaggi più forti emersi a Napoli è che l’inclusione nelle STEM non è solo una bandiera etica, ma una leva di crescita per l’intera Campania. Legare la promozione delle pari opportunità alla qualità della ricerca e dei servizi sanitari significa investire in capitale umano e in innovazione applicata ai bisogni reali del territorio. Per le nuove generazioni di ricercatrici, questo si traduce in percorsi più chiari e accessibili: orientamento precoce nelle scuole, tutoraggio tra pari, laboratori aperti, possibilità di esperienze internazionali e rientri incentivati, politiche di conciliazione che non costringano a scegliere tra carriera e vita personale.
Dalle buone intenzioni agli impatti misurabili
“La Scienza non ha genere” ha offerto un metodo oltre che un messaggio. Il metodo è quello della collaborazione attiva tra attori diversi, uniti dall’idea che la diversità sia un ingrediente di qualità, non un orpello. Il messaggio è che l’eguaglianza non si proclama: si costruisce con azioni verificabili. Dalla definizione di obiettivi annuali alla pubblicazione di dati disaggregati, dall’adozione di criteri di valutazione privi di bias alla formazione di chi seleziona e valuta, fino al finanziamento di progetti che esplicitino l’impatto di genere: sono tutti tasselli di un percorso che può rendere la scienza più giusta e, proprio per questo, più efficace.
Napoli come laboratorio di politiche basate sull’evidenza
Partendo da Napoli, il dibattito lanciato dal CNR e dalle realtà promotrici si candida a diventare un laboratorio di politiche basate su evidenze, in cui la parità di genere nelle STEM diventa un obiettivo trasversale. Qui convergono ricerca di qualità, domanda di servizi sanitari efficienti e una forte trama civica. Se la città saprà tenere insieme questi fili — investendo su competenze, merito e trasparenza — potrà offrire alla Campania un modello replicabile: non un progetto “per” le donne, ma un progetto “con” le donne, capace di migliorare la scienza e, con essa, la vita delle persone.
Leggi anche:

it freepik
it.freepik
