La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia progressiva caratterizzata da una persistente ostruzione delle vie aeree e, come è ovvio, da una difficoltà nel respirare. Ma a cosa è dovuta e come la si può affrontare? Antonio Molino, direttore dell’unità operativa complessa Malattie respiratorie alla Federico II, presso l’azienda ospedaliera dei Colli, spiega che l’ostruzione «è dovuta a un’infiammazione cronica che colpisce i bronchi e i polmoni», conseguente all’«esposizione a particelle e gas nocivi quali soprattutto il fumo di tabacco e agenti irritanti provenienti dall’inquinamento atmosferico ambientale e domestico».
Incidenza e soggetti a rischio
Non a caso è la patologia respiratoria cronica a maggior impatto, sia in termini di morbidità che di mortalità, ed è ritenuta la terza causa di morte a livello mondiale. «Colpisce il 5,6 per cento della popolazione adulta e il dato è sottostimato a causa di diagnosi spesso tardive che, di frequente, arrivano solo in occasione di ricovero per riacutizzazione». Più a rischio, ribadisce Molino, sono i fumatori, chi svolge lavori che portino ad un’esposizione a polveri e sostanze chimiche e chi è esposto a fumo da combustione in ambiente domestico. Senza dimenticare chi ha sofferto di frequenti infezioni polmonari in età pediatrica e chi ha alterazioni congenite dell’apparato respiratorio o della gabbia toracica. «I sintomi più comuni sono tosse persistente con eventuale produzione di espettorato (muco), fiato corto (affanno), respiro sibilante e oppressione toracica».
BPCO, verso la diagnosi
Da soli «sono aspecifici», ma, integrati con storia clinica ed esposizioni, «consentono di porre il sospetto diagnostico e ragionevolmente di escludere altre patologie respiratorie». Ma come si arriva ad una diagnosi certa? «La conferma diagnostica della BPCO è affidata all’esecuzione della spirometria che dimostri l’esistenza della ostruzione al flusso delle vie aeree e ne misuri la gravità». A supporto della diagnosi servono esami come Tac del torace ad alta risoluzione, analisi del sangue con determinazione della proteina C reattiva e conta degli eosinofili. Decisiva la precocità della diagnosi: «Un’ottimale gestione prosegue Molino richiede una diagnosi precoce, che purtroppo, spesso, non si riesce ad avere». Per questo è necessario attribuire la giusta importanza ai sintomi tante volte sottovalutati (soprattutto quando limitati a tosse ed espettorazione) e sottoporre il paziente a una visita medica attenta e scrupolosa. Individuarla nelle fasi iniziali «potrebbe consentire una strategia di sorveglianza e terapeutica potenzialmente in grado di modificare la storia naturale della malattia».
Stili di vita
In realtà la BPCO è una patologia sia prevenibile che trattabile e quindi fortemente condizionata dallo stile di vita. Tra le priorità: «Abolizione dell’abitudine tabagica; dieta ricca di cereali, frutta e verdure e povera di grassi; attività motoria regolare; dispositivi di protezione delle vie aeree in ambiente occupazionale; non sottovalutare i sintomi respiratori; aderenza alla terapia; adeguata strategia vaccinale». L’obiettivo è rallentare la progressione prevenendo le riacutizzazioni «sia in termini di frequenza che di gravità», poiché «responsabili di un più rapido declino clinico- funzionale e un drammatico aumento del rischio di morte».
La prevenzione delle riacutizzazioni ad oggi «si avvale soprattutto di una terapia farmacologica inalatoria con broncodilatatori e cortisonici». Un’arma in più, spiega lo specialista, è in arrivo grazie ai progressi della ricerca che hanno consentito di mettere a punto terapie avanzate specificamente indicate per il trattamento di adulti con BPCO caratterizzata da un determinato tipo di infiammazione e soggetti a riacutizzazioni.
Pubblicato su IL MATTINO il giorno 2 novembre 2025 a firma di Marcella Travazza con la collaborazione del network editoriale PreSa – Prevenzione Salute
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