L’A.N.I.Ma.S.S. ODV, associazione nazionale impegnata sul fronte della malattia di Sjögren presieduta dalla dottoressa Lucia Marotta, ha scelto Napoli per celebrare la dodicesima Giornata mondiale dedicata alla patologia.
L’appuntamento si è svolto nell’auditorium dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia con il titolo “Occhi aperti sullo Sjögren: conoscere per riconoscere”. Un messaggio che richiama l’importanza di aumentare l’attenzione nei confronti di una malattia ancora poco conosciuta, nonostante possa incidere in maniera significativa sulla salute e sulla qualità della vita delle persone che ne sono colpite.
L’incontro è servito anche a porre l’accento sull’esigenza di adottare un approccio multidisciplinare alla malattia di Sjögren primaria sistemica e sulla necessità di accrescere la consapevolezza tra professionisti sanitari, istituzioni e cittadini.
Una patologia autoimmune che può coinvolgere diversi organi
La malattia di Sjögren è una patologia autoimmune cronica nella quale il sistema immunitario attacca per errore i tessuti sani dell’organismo. L’azione interessa soprattutto le ghiandole responsabili della produzione delle lacrime e della saliva.
Le manifestazioni maggiormente conosciute sono, di conseguenza, la secchezza degli occhi e della bocca. Considerare lo Sjögren esclusivamente come una malattia delle ghiandole sarebbe però riduttivo. La patologia può infatti assumere una dimensione sistemica e coinvolgere articolazioni, muscoli, polmoni, reni, sistema nervoso, vasi sanguigni e altri organi.
La varietà dei possibili sintomi può incidere sul percorso delle persone interessate, rendendo fondamentale una valutazione complessiva delle loro condizioni cliniche. Proprio per questo motivo, la collaborazione tra medici appartenenti a differenti specialità rappresenta un elemento centrale nella presa in carico.
Secondo le stime di Orphanet, la forma primaria presenta una prevalenza compresa tra uno e cinque casi ogni diecimila persone. La patologia viene pertanto classificata nell’ambito delle malattie rare.
Un percorso diagnostico basato su più accertamenti
Il percorso diagnostico può risultare complesso, anche perché non esiste un singolo esame capace di identificare con certezza la malattia. La diagnosi si fonda sulla valutazione dei sintomi riferiti dal paziente, sull’esame clinico e sull’integrazione dei risultati ottenuti attraverso diversi accertamenti.
Le verifiche possono riguardare la produzione lacrimale e salivare, la presenza di autoanticorpi e l’eventuale coinvolgimento di altri organi o apparati. La capacità di riconoscere il quadro complessivo della patologia assume quindi un ruolo decisivo, soprattutto quando le manifestazioni iniziali possono sembrare poco specifiche o essere attribuite ad altre condizioni.
La formazione dei professionisti sanitari e una maggiore conoscenza della malattia possono contribuire a favorire diagnosi più tempestive e percorsi assistenziali maggiormente coordinati.
Terapie mirate e controlli regolari
Nella maggioranza dei casi è possibile gestire le diverse manifestazioni della malattia attraverso terapie mirate e controlli regolari. Il trattamento deve essere adattato alle caratteristiche della singola persona, alla tipologia dei sintomi e all’eventuale interessamento sistemico.
Resta inoltre necessario sorvegliare il maggiore rischio di linfoma associato alla patologia. Si tratta di una complicanza che riguarda comunque una quota limitata di pazienti, ma che rende importante un monitoraggio clinico attento e continuativo.
L’Ordine dei Medici: «Vicini ai pazienti e alle famiglie»
«Siamo onorati di aver ospitato questo importante incontro – afferma Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli – che ha offerto l’occasione di portare all’attenzione pubblica una malattia ancora poco conosciuta e di ribadire il valore della diagnosi precoce, della formazione dei professionisti sanitari e di una presa in carico realmente multidisciplinare.
L’Ordine è e vuole continuare a essere vicino ai pazienti e alle loro famiglie, sostenendone i bisogni e contribuendo a costruire percorsi di cura più consapevoli, integrati e attenti alla persona. Conoscere lo Sjögren significa riconoscerne non soltanto i sintomi più evidenti, ma anche l’impatto complessivo sulla salute, sull’autonomia e sulla vita quotidiana delle persone».
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