Jannik Sinner ha vinto a Wimbledon! Se fosse un film il titolo non potrebbe che essere The Sinner supremacy, ma la realtà è anche più bella della finzione cinematografica. L’italiano ha riscritto ancora una volta i libri di storia: battendo nella finale di Wimbledon il campione in carica e n°2 del mondo Carlos Alcaraz con i parziali di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, diventando il primo italiano di sempre a conquistare i Championships. Piccola curiosità, già negli attimi che hanno preceduto la cerimonia di premiazione, il n.1 al mondo, inguaribile perfezionista, aveva chiesto al supervisor del torneo londinese come dovesse rivolgersi alla Duchessa di Cambridge Kate Middleton, madrina del prestigioso circolo di Londra.
Ci vuole un fisico bestiale
Dopo la vittoria a Wimbledon: cosa possiamo imparare dal fisico e dall’allenamento di Jannik Sinner? Diciamolo subito, ci vuole veramente “un fisico bestiale” per riuscire a portare a casa prestazioni simili. Lo storico risultato non arriva per caso. Chi ha seguito la sua carriera lo sa: dietro ai colpi precisi e alla freddezza in campo c’è un lavoro quotidiano fatto di rigore, metodo e una cura maniacale della forma fisica.
Guardando Sinner giocare, è quasi naturale chiedersi: come fa a muoversi così velocemente, a restare concentrato per ore, a colpire con quella potenza senza mai dare l’impressione di stancarsi? La risposta è semplice e complessa insieme: Jannik è un professionista, e tutto nel suo stile di vita — dall’allenamento alla dieta, dal sonno al recupero — è studiato per farlo rendere al massimo.
Sinner, mix di potenza e agilità
Chi lo segue sa che il suo fisico è longilineo, asciutto, con muscoli funzionali più che appariscenti. È alto circa un metro e 88, e fin da ragazzo ha puntato su agilità, resistenza, forza esplosiva. Merito anche del suo passato da sciatore, che gli ha insegnato equilibrio e rapidità negli spostamenti. Ma cosa significa tutto questo per i “comuni mortali” che vorrebbero provare a carpire qualche segreto di una condizione così performante?
La risposta è sì, con una premessa (forse ovvia) e molto chiara: ogni persona ha esigenze, capacità fisiche e obiettivi diversi. Sinner ha un programma personalizzato, seguito da un team di preparatori e fisioterapisti. Per chi non è un atleta professionista, però, ci sono regole di buon senso che valgono sempre. La prima è la costanza. Allenarsi regolarmente, 4 o 5 volte a settimana, è molto più efficace di farlo solo una volta ogni tanto. Anche solo 30-40 minuti al giorno possono fare la differenza.
La forma non sempre è sostanza
La seconda è lavorare su tutto il corpo. Sinner alterna allenamenti di forza funzionale, cardio, agilità e mobilità. Noi possiamo fare lo stesso con esercizi semplici: squat, affondi, plank, corsa, cyclette, esercizi per la coordinazione come saltelli o scatti brevi. Una cosa importante: non bisogna pensare solo all’aspetto estetico. Jannik si allena per essere efficiente in campo, non per “gonfiare i muscoli”. Quindi l’obiettivo deve essere sempre sentirsi più forti, più agili, più resistenti, non solo cambiare aspetto fisico.
Un’altra lezione che arriva da Sinner è quanto sia importante il recupero. Lui arriva a dormire anche dieci ore per notte. Per chi lavora o studia è più difficile, certo, ma almeno sette-otto ore di sonno regolare restano fondamentali per stare bene.
Alimentazione al top
E l’alimentazione? Anche qui: Jannik ha un piano preciso, con dosi e integratori seguiti da nutrizionisti. Chi non è atleta può limitarsi a mangiare equilibrato: tante verdure, proteine di qualità, pochi zuccheri e pochi alcolici, sempre ben idratati. Infine, un consiglio di buon senso: non improvvisare allenamenti e diete estreme. Soprattutto per i più giovani o per chi ha problemi di salute, è sempre meglio farsi seguire da un istruttore o da un medico. Insomma, la vittoria di Sinner a Wimbledon ci insegna che non esistono scorciatoie. Per ottenere risultati, nello sport come nella vita, servono metodo, pazienza e costanza. Non saremo tutti numeri uno del tennis, ma possiamo comunque prenderci cura di noi stessi con un po’ più di disciplina, ispirandoci — perché no — al rigore e alla serenità di Jannik.
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