L’influenza aviaria, legata al virus A/H5N1, non riguarda più solo gli allevamenti. Negli ultimi anni, il virus si è diffuso a un numero sempre maggiore di specie, arrivando a colpire anche gli animali domestici. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (Fda) ha lanciato un monito sui rischi legati ai cibi crudi per animali, in particolare carne e latte non trattati. Questi prodotti possono veicolare il virus, avvicinandolo pericolosamente agli esseri umani.
L’Fda ha richiesto alle aziende produttrici di alimenti per animali di aggiungere controlli sulla filiera produttiva e di prevedere processi di cottura per eliminare il virus. Tuttavia, il problema non riguarda solo i produttori. I proprietari di animali spesso mancano di consapevolezza sui rischi legati alla preparazione e alla conservazione dei cibi crudi.
Il caso del gatto villain

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A fine novembre, la morte di Villain, un gatto domestico dell’Oregon, ha riportato l’attenzione sui rischi di contaminazione nelle case. Villain era nutrito con crocchette surgelate contenenti carne cruda. Dopo una rapida malattia, durante pochi giorni, con sintomi d’inappetenza e problemi di equilibrio, il gatto è morto. Gli esami condotti dall’Oregon State University hanno confermato che la causa del decesso era l’H5N1, contratto attraverso il cibo contaminato.
Non si tratta di un caso isolato. Dal 2022, negli Stati Uniti sono stati documentati oltre 70 casi di influenza aviaria in gatti domestici, ma le autorità sanitarie ritengono che il numero reale sia molto più alto. La difficoltà nel diagnosticare e segnalare l’infezione, insieme ai costi elevati per i test veterinari, limita una comprensione precisa della diffusione del virus.
La diffusione dell’h5n1 tra gli animali

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L’H5N1 ha iniziato a circolare in una varietà crescente di specie animali. Oltre al pollame e ai tacchini, il virus è stato rilevato in mucche da latte e mammiferi selvatici. I gatti sembrano particolarmente vulnerabili: il virus può invadere il loro cervello, causando sintomi neurologici gravi e spesso fatali.
Le infezioni da aviaria tra gli animali domestici erano rare fino a due anni fa. Oggi, però, l’espansione del virus rappresenta un rischio, anche per la salute umana. Secondo alcuni esperti, il contatto frequente tra gli animali e i loro proprietari aumenta le possibilità di adattamento del virus agli esseri umani.
Rischio di contaminazione in casa
Preparare carne o latte crudo negli stessi spazi usati per gli alimenti umani può contaminare utensili, piatti e superfici. Inoltre, gli animali possono spargere residui di cibo contaminato in casa, esponendo i proprietari e, in particolare, i bambini.
Per ora, il virus H5N1 presente negli alimenti crudi non sembra capace di infettare direttamente l’uomo. Ma gli esperti avvertono che più il virus circola e si adatta a nuovi ospiti, maggiore è il rischio che acquisisca questa capacità.
I dubbi sull’alimentazione a base di cibi crudi
La popolarità dei cibi crudi per animali domestici è legata alla sfiducia nei confronti dei prodotti industriali. Tuttavia, i veterinari sottolineano che gli alimenti crudi possono contenere patogeni come salmonella, E. coli e, in alcuni casi, il virus dell’influenza aviaria.
Inoltre, i cibi crudi possono causare squilibri nutrizionali. Studi recenti dimostrano che gli animali nutriti con diete crude non vivono più a lungo o più sani rispetto a quelli alimentati con diete industriali. Al contrario, gli animali selvatici, spesso presi a modello dai sostenitori delle diete crude, hanno un’aspettativa di vita significativamente più breve.
Dati e prospettive
Dal 2021, il virus H5N1 ha causato la morte di oltre 58 milioni di polli e tacchini negli Stati Uniti, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura. La Fda ha pubblicato linee guida per i produttori e raccomanda ai proprietari di animali domestici di evitare cibi crudi per ridurre il rischio di contagio e consultare il veterinario ai primi sintomi sospetti.



Il virus H5N1 è noto per la sua elevata patogenicità e ha causato epidemie gravi tra uccelli selvatici e domestici in varie regioni del mondo. I casi sulle persone sono rari e generalmente legati a un contatto diretto con animali infetti.



