Capodanno: countdown, brindisi, luci in cielo, ma ogni anno, insieme ai fuochi d’artificio, arriva puntuale anche un altro bilancio: quello dei feriti. Nell’ultimo report diffuso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza per Capodanno 2025, in Italia si sono contate 309 persone ferite, 90 minorenni e 69 ricoveri, con un aumento anche dei casi gravi (prognosi oltre i 40 giorni). Non è un contorno statistico: è la fotografia di un rischio concentrato in poche ore e in pochi metri quadrati: strade affollate, cortili, balconi dove l’idea di “controllare” un ordigno, anche piccolo, è spesso più ottimistica che realistica.
Mani, occhi, ustioni: la casistica che si ripete ogni anno
Gli ospedali lo sanno bene e lo vedono in una casistica ripetitiva. I distretti più colpiti sono quelli che stanno vicino alla miccia: mani e dita (lesioni da scoppio, lacerazioni, amputazioni), volto e occhi (corpi estranei, ustioni, traumi che possono lasciare esiti permanenti), ustioni su pelle e vestiti. Non è un trauma che dipende solo dalla “potenza” del botto.
Spesso nasce dalla combinazione più comune della notte di San Silvestro (fretta, folla, distrazione, alcol) e dall’errore più tipico: riavvicinarsi a un fuoco che sembra spento o provare a riaccenderlo. I consigli ufficiali delle forze dell’ordine insistono proprio su questo: usare solo prodotti regolari, leggere le istruzioni, accendere all’aperto e non maneggiare ciò che non è partito. Sono regole semplici, ma funzionano solo se rispettate alla lettera.
Quando il divertimento diventa un problema pubblico
C’è poi un elemento che rende questi incidenti particolarmente “ingiusti”: non colpiscono solo chi accende. In strada, un razzo inclinato, una batteria instabile o un petardo lanciato per gioco trasformano i passanti in bersagli involontari. È il punto dove la narrazione del “divertimento” smette di riguardare la sfera individuale e diventa un problema di sicurezza pubblica. Un marciapiede affollato, un balcone con addobbi, un’auto parcheggiata, un cassonetto: basta poco perché un gesto superficiale moltiplichi i rischi e coinvolga persone che non hanno scelto di esporsi.
Legale non vuol dire innocuo
In Italia gli articoli pirotecnici sono classificati per categorie e limiti d’età. La categoria F1 è vendibile dai 14 anni, la F2 è vietata ai minori di 18 anni; per categorie superiori servono requisiti e autorizzazioni ulteriori. Questa distinzione, spesso citata come garanzia, viene però fraintesa. Restare “nel legale” non significa essere al riparo dal pericolo: la conformità attesta il rispetto di standard e condizioni d’uso, non la sicurezza in qualunque contesto.
Se un articolo pensato per spazi aperti viene acceso in un vicolo, vicino alle auto, sotto i balconi o tra persone, lo scenario cambia completamente e il margine di errore si azzera. È qui che il buon senso deve fare la sua parte, evitando l’uso in luoghi inadatti e rinunciando quando le condizioni non sono quelle previste.
Non solo feriti: incendi, panico e aria irrespirabile
La notte dei fuochi è anche una notte di rischio incendio. Materiali infiammabili su balconi, addobbi, teli e cassonetti diventano micce potenziali, soprattutto se la base d’appoggio è instabile o c’è vento. Le autorità invitano da anni a evitare i contesti che moltiplicano l’errore umano: spazi chiusi, luoghi affollati, superfici irregolari o scivolose, presenza di ostacoli, ostacoli aerei e vicinanza a veicoli o bombole.
A questo si aggiunge un effetto meno visibile ma misurabile: l’aria. Le agenzie ambientali registrano spesso, nelle prime ore del 1° gennaio, picchi di polveri sottili (PM10 e PM2.5) in corrispondenza dell’uso massiccio di botti e fuochi. In Campania, le misurazioni hanno documentato concentrazioni orarie molto elevate durante la notte di Capodanno e superamenti dei limiti giornalieri in varie stazioni. Anche in Piemonte sono stati descritti aumenti marcati nelle prime ore dell’anno rispetto ai valori tipici del periodo. La conseguenza pratica è immediata: qualità dell’aria peggiore proprio quando molte persone, inclusi bambini e anziani, si riversano all’aperto per festeggiare.
Il capitolo dimenticato: animali domestici e fauna urbana
Per cani e gatti (e ancor più per la fauna urbana) quella notte può trasformarsi in una sequenza di spaventi, fughe e incidenti. Le associazioni animaliste chiedono da anni limitazioni e ricordano misure pratiche: non lasciarli soli, ridurre gli stimoli sonori e visivi (finestre e persiane chiuse, musica di copertura moderata), mettere in sicurezza vie di fuga, identificazione e microchip aggiornati, passeggiate anticipate rispetto alla mezzanotte, giochi masticabili o arricchimenti ambientali per aiutare a gestire l’ansia. Anche la comunicazione con i vicini conta: avvisare chi ha animali permette di prendere per tempo contromisure semplici ma decisive.
Tradizione o divieto? Il nodo non è “quanto è piccolo”, ma “dove e come”
Il dibattito, ogni anno, si polarizza: “vietiamo tutto” contro “è solo una notte”. Eppure i numeri e l’esperienza di pronto soccorso mostrano un punto più semplice: il rischio cala quando si sposta l’abitudine dal “fai-da-te” allo spettacolo gestito. Se l’obiettivo è vedere il cielo illuminarsi, la soluzione più coerente è affidarsi a eventi organizzati, con personale qualificato, perimetri di sicurezza, basi stabili e monitoraggio del vento.
È una scelta che tutela chi guarda, chi abita il quartiere, gli animali e l’aria che si respira. E se, nonostante tutto, si decide di usare fuochi in autonomia, la domanda da farsi non è “quanto sono piccoli?”, ma “in che contesto vengono accesi?”: distanza da persone e cose, base stabile, ambiente aperto, assenza di ostacoli, condizioni meteo idonee, nessun riavvicinamento a prodotti difettosi o rimasti inesplosi. È lì, quasi sempre, che la festa cambia direzione.
Un rito da preservare, un rischio da ridurre
Capodanno resterà un momento di comunità. Ma un rito collettivo non ha bisogno di contare feriti per sentirsi tale. La tecnologia pirotecnica e l’organizzazione di eventi consentono oggi spettacoli più sicuri, fruibili e spesso più suggestivi dei botti improvvisati sotto casa. Trasformare un’abitudine non significa cancellare la tradizione, ma riportarla nel perimetro del buon senso: dove la bellezza delle luci rimane, e il bilancio dei danni finalmente si svuota.
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