Tumore ovarico platino-resistente e accesso al test FRα: emendamento da 1 milione al DDL per abbattere disuguaglianze
Il luogo di residenza, in Italia, può ancora decidere se una donna con tumore ovarico può accedere o meno a un test diagnostico che le consenta di ottenere cure innovative. Per superare questa disuguaglianza arriva un emendamento al disegno di legge Prestazioni sanitarie (AC.2365), annunciato di recente durante un evento in Senato, promosso dalla senatrice Castellone in collaborazione con Community Donne Protagoniste in Sanità. Il ddl, che attualmente è all’esame della Camera, prevede l’istituzione di un fondo nazionale da un milione di euro per garantire, in modo uniforme su tutto il territorio, l’accesso gratuito al test FRα nelle pazienti affette da carcinoma ovarico platino-resistente.
Il test per poter accedere alle cure innovative
Il test, che verifica l’espressione del recettore dei folati alfa (FRα), è determinante per individuare le pazienti che possono accedere a una nuova classe di farmaci, gli anticorpi coniugati (ADC), approvati per questa specifica indicazione ma non somministrabili senza una valutazione preventiva dell’espressione del recettore. Tuttavia, il test non è ancora garantito in tutte le Regioni, determinando una situazione di disuguaglianza nell’accesso alle terapie.
L’emendamento è stato presentato dagli onorevoli Simona Loizzo (Lega) e Gian Antonio Girelli (PD), durante l’evento “Tumore ovarico: verso un percorso integrato e una rete organizzata”. Il testo prevede lo stanziamento di 1 milione per gli anni 2025 e 2026. L’obiettivo, oltre a garantire l’accesso al test su tutto il territorio, è la creazione di una rete di Ovarian Units, centri specializzati e multidisciplinari individuati dalle Regioni in accordo con il Ministero della Salute.
I numeri del tumore ovarico in Italia
Secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), ogni anno in Italia si registrano circa 5.400 nuovi casi di tumore ovarico, l’80% dei quali diagnosticati in stadio avanzato. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni è inferiore al 43%, uno dei più bassi tra i tumori femminili. Più della metà delle pazienti in stadio avanzato sviluppa una forma platino-resistente, in cui la chemioterapia tradizionale perde efficacia.
“Il test FRα è un pass per accedere alle cure più avanzate e deve essere garantito a tutte, indipendentemente dalla Regione di residenza”, ha dichiarato Simona Loizzo. “Abbiamo previsto il Pass rosa nel Ddl, e il Ministero ha già emesso linee guida, ma nei territori non sempre vengono applicate. In Calabria, ad esempio, sono stati stanziati 20 milioni per i farmaci innovativi, ma senza una governance chiara si rischia che restino inutilizzati”. Per Loizzo “non basta stanziare fondi, serve un controllo su come vengono impiegati”.
Le reti in Italia e l’accesso al test
Nel corso dell’incontro in Senato, la vicepresidente Mariolina Castellone ha ribadito la necessità di una regia nazionale e ha chiesto l’attivazione del Registro dei tumori ginecologici, previsto da una legge del 2019 e ancora non operativo. “Non possiamo permettere che il luogo in cui una donna vive determini le sue possibilità di accesso a diagnosi e terapie”, ha dichiarato. Castellone ha aggiunto che servono una sanità digitale che funzioni, assistenza territoriale e telemedicina: strumenti che consentano a ogni paziente, ovunque si trovi, di essere curata in modo tempestivo ed efficace.
Monica Calamai, direttrice generale dell’Asp di Crotone, ha sottolineato che “la mancanza di una cornice normativa omogenea rende impossibile applicare percorsi diagnostici e terapeutici uniformi”. A suo avviso, “è necessario un cambiamento profondo: una sanità efficiente, personalizzata, multidisciplinare, che consenta diagnosi precoci e accesso ai trattamenti più efficaci”.
La proposta prevede che siano le Regioni, in accordo con il Ministero della Salute, a individuare i centri ospedalieri che costituiranno le Ovarian Units. Questi dovranno garantire una presa in carico multidisciplinare e l’erogazione dei test necessari in tempi congrui.
“Non solo l’accesso al test: serve personale formato, investimenti in ricerca e supporto psico-oncologico”, ha aggiunto la senatrice Elena Murelli. L’innovazione va accompagnata da un’organizzazione sanitaria in grado di renderla accessibile in modo equo ed efficiente.
L’approvazione dell’emendamento è attesa entro la fine del 2025. Il fondo dovrebbe essere operativo già a partire dal gennaio successivo.









