HIV: uso di PrEP + 43% in 2 anni, difformità tra le regioni
In Italia, a due anni dall’autorizzazione al rimborso AIFA, l’uso della Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) contro l’HIV è aumentato del 43,2%, con 16.220 utenti nel 2024 rispetto ai circa 11.330 dell’anno precedente. I dati sono stati presentati nella 17a edizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research a Padova. Tuttavia emergono difformità dei servizi sul territorio. Inoltre crescono le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) e l’uso di sostanze durante attività sessuali (chemsex).
Uso di PrEP e la distanza tra nord e sud
Secondo il report congiunto del network ICONA e dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 gli utenti PrEP sono saliti a 16.220, con un incremento del 43,2% rispetto al 2023. Ma la crescita non è uniforme: se l’Emilia-Romagna ha registrato un balzo del 54,7%, e il Friuli-Venezia Giulia addirittura del 65,4%, regioni come la Campania (+10%) e la Puglia (0%) restano fanalino di coda, mettendo in evidenza gravi disparità territoriali. La concentrazione dei servizi nei centri HIV ospedalieri, inoltre, continua a rappresentare un ostacolo all’accesso per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Erogazione sul territorio
Lo studio PrIDE ha indagato l’efficacia della somministrazione della PrEP al di fuori dei centri ospedalieri, esplorando ambulatori e sportelli community-based in varie città italiane. È emersa la capacità di attrarre un’utenza più eterogenea, con una maggiore presenza di persone non binarie e transgender, più partecipe alle attività di monitoraggio, con percentuali di risposta ai questionari di aderenza e stigma superiori rispetto ai centri ospedalieri. I partecipanti si sono inoltre dichiarati più soddisfatti del rapporto con gli operatori.
HIV e IST in aumento
La protezione dal rischio di contagio da HIV non deve far allentare le altre misure preventive, spiegano gli specialisti. Il rischio riguarda anche altre IST come sifilide e gonorrea. I dati raccolti dagli studi “HIV PrEP and STI Surveillance: insights from a Tertiary HIV Unit” (Padova) e “The need and frequency of STI testing depends on the lifestyle of the people on PrEP. Data from the PrEP Point Plus (PPP) in Bologna” sul monitoraggio delle IST tra gli utenti PrEP indicano che circa un quarto dei partecipanti (25 e 26%) ha contratto almeno un’infezione sessualmente trasmessa nel corso del follow up.
“CHEMSEX” sale dal 14 al 22%
Lo studio “Rising chemsex trends among PrEP users in Milan: a 2024-2025 study” di inizio 2025 ha messo in luce un aumento del chemsex. La pratica, che prevede l’uso di sostanze per prolungare o intensificare i rapporti sessuali, ha interessato il 22% degli intervistati, in aumento rispetto al 14% del 2024. Le sostanze maggiormente impiegate includono mephedrone (38%), GHB/GBL (22%) e MDPV (13%). Tale tendenza pone l’accento sulla necessità di integrare nei percorsi di prevenzione oltre all’offerta di PrEP anche adeguati servizi di counseling psico-sociale e programmi per la riduzione dell’impatto negativo di queste sostanze sulla salute.
Prevenzione personalizzata
“I dati proposti a ICAR 2025 – sottolinea la Prof.ssa Annamaria Cattelan, copresidente ICAR – mostrano come un’offerta differenziata dei servizi di erogazione della PrEP, come per esempio le sedi dei check-point, o le sedi di associazioni locali, possa contribuire alla diffusione della PrEP specie nelle popolazioni difficili da raggiungere. È altresì strategico adottare un approccio integrato che comprenda programmi di formazione del personale dedicato mirati alle conoscenze del chemsex, di eventuali altre pratiche sessuali e del counseling motivazionale al fine di riconoscere e gestire tempestivamente i comportamenti a rischio. Parallelamente, altro passaggio essenziale affrontato ad ICAR, è la discussione sull’adozione di un modello di screening delle IST che sia flessibile e modulato in base al profilo di rischio di ciascun utente”.
Ridurre le infezioni
“Le infezioni sessualmente trasmesse restano temibili e sono in forte crescita, sia nella popolazione generale che tra le persone con HIV – evidenzia il Prof. Saverio Parisi, copresidente ICAR – È dunque fondamentale ricordare l’importanza di tutti gli strumenti preventivi, a partire dal preservativo. In questo discorso deve rientrare anche una rinnovata attenzione alla prevenzione del Papilloma Virus: il vaccino è raccomandato non solo nella popolazione generale in età preadolescenziale, ma anche nelle persone con HIV per ridurre l’incidenza di lesioni e tumori correlati. ICAR 2025 ha rappresentato anche l’occasione per mettere a confronto i modelli virtuosi di alcune città nell’ottimizzazione degli screening e nel garantire percorsi rapidi di avvio al trattamento”.









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