L’ipoparatiroidismo cronico colpisce soprattutto donne in età lavorativa, agisce su ossa e reni
L’ipoparatiroidismo cronico è una condizione endocrina che interessa circa 10 mila persone in Italia. Colpisce soprattutto le donne in età lavorativa. L’impatto sulla qualità della vita può essere profondo ed è spesso sottovalutato.

Cause dell’ipoparatiroidismo
Questa malattia endocrina è causata da livelli insufficienti di ormone paratiroideo (PTH), il principale regolatore dell’equilibrio di calcio e fosfato nel corpo, che agisce direttamente su ossa e reni e indirettamente sull’intestino. I pazienti possono manifestare una serie di complicanze gravi e potenzialmente letali, sia a breve che a lungo termine, tra cui irritabilità neuromuscolare, complicanze renali, calcificazioni extra-scheletriche e compromissione cognitiva. La forma post-chirurgica rappresenta la maggior parte dei casi (70-80%), mentre altre cause includono forme autoimmuni e idiopatiche.
La Giornata mondiale
La Giornata Internazionale dell’Ipoparatiroidismo, si celebra ogni anno il 1° giugno. In vista di questo appuntamento, a Roma si è svolto un incontro tra istituzioni, clinici ed esperti, per fare il punto sulle sfide legate alla gestione di questa malattia rara. Durante l’evento, promosso da APPI, Associazione Pazienti con Ipoparatiroidismo, con il contributo non condizionante di Ascendis Pharma, è stato presentato il nuovo sito internet www.ipopara.it che offre informazioni sulla malattia. Inoltre è stato annunciato l’avvio della campagna di sensibilizzazione “SI PUÒ PARLARE DI NORMALITÀ? Ipoparatiroidismo: conoscerlo e gestirlo per vivere una nuova quotidianità”, che verrà diffusa attraverso i social di APPI per contrastare lo stigma legato alla malattia.
Maria Luisa Brandi, Medico Chirurgo Specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Direttore della Donatello Bone Clinic e Presidente della Fondazione FIRMO, ha sottolineato: “Il lancio del portale ipopara.it e la campagna ‘Si può parlare di normalità’ rappresentano un importante passo avanti nel riconoscere i bisogni dei pazienti e promuovere una reale inclusione sociale e sanitaria”.





