Alzheimer: oltre 150 milioni di casi di demenza previsti entro il 2050 ma diagnosi tardive frenano le cure
Oltre 55 milioni di persone nel mondo vivono con una forma di demenza, di cui circa 32 milioni con la malattia di Alzheimer. Le nuove terapie, frutto della ricerca, potrebbero cambiare il paradigma della malattia. Tuttavia, i ritardi nell’accesso alla diagnosi e alle cure rischiano di creare disparità per i pazienti europei.
Alzheimer e demenze in crescita
L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa, tra le principali cause di demenza a livello globale. I numeri sono destinati a crescere in modo esponenziale nei prossimi decenni: entro il 2050, il numero di persone che vivono con la demenza potrebbe triplicare, raggiungendo i 152 milioni. I dati sono stati ricordati dalla Fondazione della Sostenibilità Sociale, che ha promosso l’evento “MIND THE FUTURE – A CROSS COUNTRY ALZHEIMER READINESS PACT”, con il patrocinio della Società Italiana di Farmacologia. Le due giornate di lavoro si sono aperte in Regione Lombardia e si sono concluse presso Università Vita Salute San Raffaele.
Grazie alla ricerca oggi sono disponibili terapie che possono modificare il decorso della patologia, già approvate in molti Paesi. L’Europa, però, fatica a garantire l’accesso, con ritardi che potrebbero rischiare di creare disparità di trattamento ai pazienti di diversi Paesi oltre che tempo prezioso per accedere alle cure. Garantire l’accesso e attuare processi regolatori efficienti e uniformi vorrebbe dire infatti offrire tempo, speranza e nuove possibilità a chi convive con la malattia di Alzheimer, rafforzando al tempo stesso la resilienza e l’attrattività del sistema sanitario.
Il confronto internazionale
Cinque delegazioni internazionali hanno portato il punto di vista dei rispettivi sistemi sanitari: Bulgaria, Estonia, Paesi Bassi, Spagna e Ungheria. A partire dalle riflessioni e dai contributi raccolti nel corso dei lavori, è stato elaborato un Manifesto di cooperazione e preparazione collettiva, volto ad abbattere le barriere affinché si possa avere un percorso completo — dalla diagnosi precoce all’accesso equo alle terapie. Il documento è il risultato di un confronto multilaterale che intende trasformare le conoscenze condivise in azioni concrete, per una presa in carico efficace delle persone che convivono con la malattia.
“Il risultato concreto che auspico è la costruzione di modelli che diano risposte ai bisogni attraverso tre pilastri fondamentali: multidisciplinarietà, personalizzazione e rete. Nello specifico ambito dell’Alzheimer dobbiamo cambiare il rapporto tra l’individuo, la società e la malattia, e lo possiamo fare solo condividendo idee e best practice nella costruzione di modelli innovativi”, ha affermato Adele Patrini, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Sociale.
Intelligenza artificiale accelera la ricerca e la diagnosi
L’Intelligenza Artificiale offre nuove opportunità nel campo della ricerca, diagnosi e gestione di questa malattia. L’IA può analizzare grandi quantità di dati per identificare precocemente segnali della malattia, prevedere la sua progressione e personalizzare le terapie.
L’Alzheimer è una patologia che colpisce la sfera individuale e anche quella sociale ed economica del Paese con costi che si aggirano intorno ai 37,6 miliardi di euro tra quelli diretti e indiretti. Un prezzo che pagano anche i caregiver che sviluppano, nel 50% dei casi, stress ansia o depressione. Una fotografia che ha portato l’Italia, dove secondo l’Istituto Superiore di Sanità oltre un milione di persone è colpita da demenza e circa 600.000 sono affette da Alzheimer, fino a raddoppiare entro il 2050, ad attivare azioni tempestive.
Alla luce di questi dati, il nostro Paese ha deciso di adottare il Piano Nazionale Demenze (PND) che ha l’obiettivo di promuovere interventi coordinati e integrati per la prevenzione, diagnosi, cura e assistenza alle persone con demenza. Piano che, a dieci anni dalla sua adozione, richiede un aggiornamento alla luce anche delle nuove evidenze in materia di diagnosi e di presa in carico del paziente, grazie a strumenti sempre più innovativi per la diagnosi, il monitoraggio e la cura della malattia fin dal suo stato precoce.
“Per un supporto sostenibile ai pazienti con Alzheimer – ha commentato Annarita Patriarca, membro della XII Commissione Salute e promotrice dell’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer – puntiamo a un modello integrato che potenzi la medicina territoriale e la formazione dei caregiver. Come intergruppo, stiamo lavorando per l’approvazione del Piano Nazionale Demenze e l’implementazione di servizi domiciliari più accessibili e qualificati. Il nostro impegno è per un futuro più sereno grazie a un approccio sinergico tra istituzioni, professionisti e famiglie”.
Sigma ostacola accesso tempestivo alle cure
“Al momento, i sistemi sanitari europei non sono sufficientemente preparati – ha dichiarato Angela Bradshaw, Director for Research di Alzheimer Europe – né per risorse né per struttura, a integrare strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale per l’Alzheimer”. Inoltre, “lo stigma e la scarsa consapevolezza che ruotano in generale intorno alla demenza impediscono alle persone di chiedere aiuto e di ricevere una diagnosi in tempi brevi. Per superare questi ostacoli, è fondamentale combattere i pregiudizi e promuovere una nuova cultura della comprensione”, ha concluso.
“Oggi – ha commentato il Professor Massimo Filippi, direttore dell’Unità di Neurologia, del servizio di Neurofisiologia e dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Ordinario di Neurologia, Università Vita e Salute, Milano – disponiamo di strumenti diagnostici sempre più precisi e di terapie potenzialmente modificanti la storia naturale della malattia: proprio per questo è fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo alla diagnosi e ai trattamenti, rafforzare i percorsi assistenziali e investire nella formazione e nella sensibilizzazione. Non possiamo – ha proseguito Filippi – permetterci di perdere l’opportunità di trasformare la cura dell’Alzheimer da assistenziale a terapeutica: è una sfida sanitaria, sociale e culturale che riguarda tutti”.
Gli esperti hanno ribadito la necessità di una nuova Governance e una revisione globale della gestione dell’Alzheimer, con nuovi percorsi per una corretta e precoce diagnosi e presa in carico del paziente. L’obiettivo è rallentare l’avanzamento della malattia, contribuendo al tempo stesso a contenerne i costi e l’impatto sociale. L’evento ha avuto il supporto non condizionante di Lilly Italia, GE Healthcare, Biogen, Siemens e Fujirebio.

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