Le tinture per capelli o le sostanze liscianti aumenterebbero il rischio di tumore al seno. È quanto emerge da un rapporto del prestigioso ‘National Institute of Environmental Health Sciences’ (‘Istituto nazionale delle scienze ambientali’) che ha rilevato rischi piu’ alti del 9% tra un campione di donne che utilizzava i coloranti permanenti e addirittura del 18% tra chi usava i prodotti per lisciare la chioma. In particolare, un uso frequente di queste sostanze – ogni 5-8 settimane – è stato associato a un incremento dei rischi di cancro della mammella del 31%. Tuttavia i ricercatori invitano ad essere prudenti nell’interpretazione dei risultati, in quanto lo studio ha osservato un ‘legame’ ma non ne ha provato la relazione di causa ed effetto. Come spiegano gli scienziati, ci sono molti fattori che contribuiscono alla formazione dei tumori.
Tinture e liscianti per capelli . Lo studio sui rischi
I dati provengono dall’analisi di 46.709 donne seguite per 8 anni: le volontarie erano parte del cosiddetto ‘Sister study’, in quanto erano tutte sorelle di donne che avevano avuto il tumore. Si tratta quindi di donne con una propensione più alta di sviluppare il cancro del seno, ma, come hanno precisato gli studiosi, i dati sul rischio si applicano alla popolazione generale. Particolarmente colpite sono risultate le donne afro-americane: per loro l’aumento dei rischi legato all’uso di coloranti è stato del 45%.
Ad oggi la Food and drug administration non ha inserito le tinte permanenti per capelli nella lista delle sostanze cancerogene, sostenendo che mancano ancora “prove affidabili”. Lo studio è stato pubblicato sull’ “International Journal of Cancer”. Cosmetica Italia a commento dei risultati dello studio americano mette in guardia dal trarre conclusioni affrettate. Lo studio, sottolinea, è stato sviluppato negli Stati Uniti, dove la legislazione, differente da quella dell’Unione Europea, consente l’utilizzo di sostanze che in Europa non sono permesse. Inoltre ricorda che le colorazioni per capelli sono fra i prodotti più studiati negli ultimi anni e la sicurezza dei prodotti sul mercato UE è stata confermata dalla Commissione europea.
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Grazie alla stampa 3D si aprono nuove speranze per milioni di uomini e di donne che soffrono per la perdita dei capelli. Direte voi: cosa centra una stampante 3D con la ricrescita dei capelli? Beh, a volte le cose non sono come sembrano. La nuova speranza è legata a modelli tridimensionali che aiutano a creare un microambiente più naturale, le cellule del follicolo pilifero umano sono state coltivate in condizioni di laboratorio.
COLTIVATE IN LABORATORIO
L’innovazione, riportata sulla rivista Nature Communications apre a una fonte potenzialmente illimitata di “materia prima” per le future procedure chirurgiche di ripristino dei capelli. Negli ultimi decenni la chirurgia del trapianto di capelli si è rapidamente evoluta, tuttavia il processo si basa ancora sui follicoli piliferi che vengono ridistribuiti da una parte del cuoio capelluto del paziente a un’altra. La crescita dei follicoli in condizioni di laboratorio si è dimostrata infatti difficile. Per migliorarla, i ricercatori della Columbia University hanno creato uno stampo di plastica utilizzando stampanti 3D, progettato per assomigliare ad un microambiente naturale che stimola la crescita del follicolo pilifero grazie a minuscole estensioni larghe appena mezzo millimetro, impensabili, fino ad oggi, da realizzare.
SPERANZA CONCRETA
I ricercatori hanno inserito nello stampo cellule di follicolo pilifero provenienti da volontari e utilizzato un cocktail di ingredienti per stimolarne la crescita. Il follicolo, una volta sviluppato, è stato quindi trapiantato nel cuoio capelluto del paziente. È necessario più lavoro per rendere l’innovazione disponibile, conclude lo studio, ma in futuro aiuterà chi necessita di un intervento chirurgico di ripristino dei capelli, senza renderlo dipendente da quelli del donatore.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2019/07/Calvizie-una-speranza-dalla-stampa-3D.jpg426640Raffaele Nespolihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRaffaele Nespoli2019-07-05 17:30:162019-07-05 17:30:16Caduta di capelli, una speranza dalla stampa 3D
Raggiunto un nuovo traguardo della scienza che farà piacere soprattutto agli uomini interessati dalla perdita di capelli. Si tratta dei primi peli capaci di crescere attraverso la pelle con un aspetto naturale a partire da follicoli piliferi coltivati grazie a cellule staminali umane. Questo risultato apre una nuova e rivoluzionaria strada nella lotta alla calvizie.
Calvizie. La scoperta
Sono nati sulla schiena glabra di topi da laboratorio e sono cresciuti nella direzione giusta grazie a una microscopica impalcatura 3D dello stesso materiale dei punti riassorbibili, in grado di fare da tutor avvolgendo il bulbo sotto cute, secondo un protocollo sviluppato al Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di La Jolla, in Califor, e presentato al convegno della Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali (Isscr) dalla ricercatrice italiana Antonella Pinto che ha guidato lo studio. Lo stesso gruppo di ricerca coordinato da Alexey Terskikh alcuni anni fa aveva ricreato in laboratorio la papilla dermica. Si tratta dell’insieme di cellule che nel follicolo pilifero regola la crescita del pelo, era sempre stata ottenuta da staminali umane pluripotenti che con un processo incontrollato e tutto da ridefinire, aveva portato alla crescita di peli sottocute.Ora invece si tratta di un metodo ben controllato, capace di generare capelli grazie dall’aspetto naturale.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2019/06/A68EDBC0-7040-4EB7-A05D-3AC218901360.jpeg10401834Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2019-06-28 19:39:222019-06-28 19:39:22Calvizie, coltivati primi capelli che crescono naturali grazie al tutor
Un’operazione eseguita in tutta Italia su 607 centri ha portato alla chiusura di 52 studi medici e cliniche fuori norma. Oltre ai farmaci scaduti, mancavano titoli per esercitare in ben 172 strutture (28% del campione). Inoltre sono decine di migliaia le confezioni di prodotti non a norma sequestrate dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute in due operazioni in Puglia ed Emilia Romagna. Il Nas di Bari, in un’azienda pugliese, ha sequestrato 40mila confezioni di cosmetici, del valore di circa 150mila euro, privi di registrazione sul portale europeo, necessaria per la commercializzazione.
Gli illeciti riguardano anche un tipo di prestazione, chiamata ‘PRP‘ (plasma ricco di piastrine), effettuate in dermatologia illegalmente e senza autorizzazioni. In tutto si tratta di 341 violazioni penali ed amministrative. Sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria 222 medici e professionisti sanitari, mentre altri 77 sono stati sanzionati per infrazioni amministrative, per un ammontare di 193 mila euro. Gli interventi dei NAS hanno portato al sequestro di 1.915 confezioni di medicinali scaduti o defustellati e apparecchiature e dispositivi medici non regolari, per un valore di oltre 103 mila euro. In particolare a Milano, Bologna e Firenze i NAS hanno individuato 6 strutture sanitarie private che effettuavano trattamenti di “PRP” non autorizzati. Sono state sequestrate 7 centrifughe del sangue, 300 kit di provette ed aghi e denunciati 10 medici. Questa tecnica, infatti, senza una corretta preparazione, può portare seri rischi biologici e infezioni nei pazienti. A Roma sono stati invece individuati e deferiti alla Procura della Repubblica di Roma 11 medici chirurghi ortopedici per aver effettuato, in regime privatistico, illeciti interventi chirurgici di “lipofilling articolare”.
A Salerno, per mancanza di autorizzazioni, è stata sequestrata una struttura che effettuava interventi di medicina estetica, mentre a Palermo è stato scoperto un centro polidiagnostico, convenzionato anche con il SSR, senza i minimi requisiti sanitari necessari. Infine ad Ancona e Firenze sono stati trovati studi di medicina estetica che erogavano prestazioni di chirurgia estetica.
I danni del fumo sono anche estetici. Invecchia la pelle, la rende opaca, dal colore grigiastro e meno elastica e i capelli diventano più radi. Le sigarette, insomma, sono acerrime nemiche della bellezza, soprattutto quella femminile. Se proprio non si riesce a smettere con il vizio, meglio usare prodotti alternativi, come le e-cig o prodotti a tabacco riscaldato che secondo gli esperti sarebbero meno dannosi.
Nei giorni scorsi si è parlato anche di questo al 39/mo Congresso nazionale della Società italiana di Medicina Estetica (Sime). Studi scientifici hanno dimostrato che il fumo riduce i meccanismi di riparazione della pelle, riduce la sintesi del collagene e dell’elastina. “Determina – spiega Nadia Fraone, vicedirettore della Scuola di Medicina Estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e consigliere Sime – una vasocostrizione che rende la pelle più opaca e più irritabile.
E, inoltre, comporta una diminuzione delle scorte di vitamina A, necessaria ai processi riparativi della cellula del derma”. Le conseguenze sono che “Il colore della pelle diventa grigiastro, aumentano le borse intorno agli occhi e le rughe intorno alla bocca”. Inoltre “nelle donne questi effetti sono maggiori rispetto agli uomini”. I primi danni estetici “sono visibili già dopo un decennio”, precisa Fraone, “e la degenerazione delle strutture del derma è progressiva”. Smettere di fumare, invece, ha conseguenze positive evidenti sin dai primi mesi. Quindi, continua l’esperta: “abbandonare le sigarette almeno per vanità può essere una buona occasione per far del bene a tutto l’organismo”. Un messaggio come questo, conclude, “potrebbe rivelarsi più efficace rispetto a slogan ad effetto shock che spesso non raggiungono gli obiettivi prefissati”.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2018/05/347D1ED2-648D-4AF7-AECD-A4792708126E.jpeg205246Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2018-05-21 19:01:212018-05-21 19:01:21Smettere di fumare restituisce anni al volto già dopo 9 mesi
Stamattina, good morning Kis-Kis, a proposito di prevenzione salute parleremo di chirurgia plastica e lo faremo con il professor Roberto Grella chirurgo plastico e consigliere SICPRE società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Buongiorno professore. Buongiorno a voi, buongiorno a tutti i radioascoltatori.
Allora, grazie di essere con noi. Subito la prima domanda. Quali sono gli interventi più richiesti dalle donne e soprattutto quali sono le novità? Sicuramente gli interventi più richiesti dalle donne sono gli interventi al seno, le mastoplastiche, infatti sono gli interventi di chirurgia estetica di gran lunga più eseguiti in entrambi i casi.
Molte sono le ragioni per cui le donne decidono di ricorrere alla mastoplastica in età più giovanile per aumentare il seno al fine di rendere il corpo un po’ più proporzionato o per rendere uguali le mammelle diverse per forma o per volume. Più avanti con l’età vengono eseguiti per ridare forma e volume che in genere vengono persi durante l’allattamento o in seguito alle gravidanze. In questo campo la novità più importante è rappresentata da alcune protesi di nuova generazione che sono state messe in commercio di recente, che sono ultraleggere.
Noi siamo rimasti ancora al vecchio silicone per intenderci. Si, in realtà si tratta sempre di silicone ma che hanno un peso specifico molto più basso, sono molto più leggere e a parità di volume hanno un peso molto più basso rispetto alle protesi tradizionali con il vantaggio quindi di rallentare quelli che sono gli effetti della forza di gravità sul seno e dunque consentono di ottenere un risultato più duraturo nel tempo. Visto che lei l’ha accennata questa cosa nelle operazioni mastoplastica per entrambi i sessi, a questo punto le chiedo quali sono gli interventi più richiesti nel sesso maschile e quali anche qui le novità? Si, anche gli uomini sempre di più si avvicinano a questa branca, sono sempre di più gli uomini che richiedono interventi di chirurgia estetica ma anche ritocchini di medicina estetica.
Questo trend in crescita è sicuramente riconducibile anche alla maggiore attenzione prestata dall’uomo a proprio aspetto fisico ormai a tutte le età e come le donne anche gli uomini hanno le loro preferenze come il viso, la rinoplastica, la befaroplastica perché il corpo stesso richiedono di rimodellare l’addome o la regione pettorale, ma forse per gli uomini sicuramente la perdita di capelli rappresenta la problematica estetica più importante, una sorta di tabù, per cui i trapianti di capelli sono gli interventi di rallunga più richiesti e proprio in questo campo in realtà c’è una novità importante, è quello dell’impiego del concentrato piastrinico che è un potente biostimolante del cuoio capelluto che viene ottenuto dal sangue dello stesso paciente e l’iniezione di questo siero arricchito di piastrine al cuoio capelluto consente di fortificare notevolmente i capelli e anche di rinfortire il capellino. Siamo sempre più abituati a vedere donne e uomini che ricorrono a proposito di chirurgia estetica ma anche alle punturine miracolose per migliorare l’aspetto del proprio volto, ma quando sono opportuni e quando invece sarebbe necessario ricorrere alla chirurgia? Ormai i trattamenti di medicina estetica sono all’ordine del giorno in entrambi i sensi, tra i più richiesti le infiltrazioni di acido gliavoronico, sicuramente di botulino che è un farmaco che consente di indurre un indebolimento dei muscoli musici che sono poi la causa delle rughe del volto, se bene utilizzato il botulino consente di mettere a riposo temporaneamente questi muscoli ridonando al viso un aspetto più giovanile, più serena, più rilassata, l’acido gliavoronico viene utilizzato come riempidico per ripristinare i volumi, per aumentare il volume delle labbra ma anche per ripristinare i contorni del viso, per riempire delle rughe, dei sorchi e non tutto però sicuramente può essere risolto da queste punturine che a volte sono miracolose e a volte un po’ di meno, non bisogna esagerare con l’impiego soprattutto delle sostanze riempitive tentando di ottenere dei risultati che poi sono ottenibili solo con la chirurgia, a volte si rischia di ottenere quando si esagera dei risultati fake, dei risultati finti che poi di estetico hanno ben poco, per questo il mio consiglio è quello di rivolgersi poi a dei chirurghi plastici certificati, specialisti realmente in chirurgia plastica ricostruttiva che sapranno poi consigliare il paziente e indirizzarlo verso la giusta strada, quella chirurgica o quella della medicina estetica. Giusto, è giustissimo.
Professore la ringraziamo di essere stato con noi e le auguriamo buon lavoro chiaramente. Grazie a voi, buona giornata. E allora se vi siete persi qualche dettaglio o volete approfondire sull’argomento basta andare su www.kisskiss.it e cercare nella sezione podcast.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/Chirurgia-plastica.jpg302450Redazionehttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione2017-10-31 11:16:322025-07-31 16:51:05Novità nel campo della chirurgia estetica: intervista al Prof. Grella
Le protesi mammarie potrebbero procurare una rara forma di tumore, il linfoma anaplastico a grandi cellule. A dirlo è uno studio pubblicato su JAMA Surgery . A detta degli autori sono pochi i medici e i pazienti che ne sono al corrente. Ad oggi l’incidenza è di circa un 1 caso su 30.000 donne con protesi mammarie ogni anno, ma secondo gli autori si tratta di una cifra molto sottostimata.
Questa rara forma di linfoma è il BIA-ALCL (breast implant-associated anaplastic large cell lymphoma) e sembrerebbe interessare un tipo particolare di impianto, anche se gli autori della ricerca spiegano che per far luce servono ulteriori ricerche.
Lo studio è basato sulla revisione di 115 articoli che hanno esaminato 95 pazienti affetti da BIA-ALCL, allo scopo di chiarire le modalità di comparsa del tumore, eventuali fattori di rischio, la diagnosi e il trattamento effettuato.
Dino Ravnic, professore associato di chirurgia presso il Penn State College of Medicine (USA) spiega che questo tipo di tumore ha cominciato ad apparire da quando sono arrivati sul mercato negli anni ’90 gli impianti ‘testurizzati’ (un trattamento che trasforma da liscia a ‘rugosa’ la superficie esterna della protesi).
Analizzando la letteratura sull’argomento, i ricercatori americani sono arrivati alla conclusione che il BIA-ALCL potrebbe svilupparsi in risposta all’infiammazione circostante l’impianto e il tessuto che cresce insinuandosi nei piccoli pori dell’impianto testurizzato potrebbe mantenere questa reazione infiammatoria. Ricerche precedenti hanno dimostrato che un’infiammazione cronica può condurre alla comparsa di un linfoma.
Nei casi segnalati, il BIA-ALCL si è sviluppato lentamente, con una buona prognosi nei pazienti alle quali veniva rimosso sia l’impianto che il tessuto cicatriziale circostante; delle 95 pazienti contemplate nei lavori esaminati, solo 5 sono decedute.
Un’altra buona ragione inoltre per sottolineare l’importanza dei checkup di routine dopo il posizionamento degli impianti.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/AA9608BC-6C97-4F32-A59B-1B2D5A5A6ED4.jpeg421640Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2017-10-19 16:14:552017-10-19 16:14:55Protesi al seno: una donna su 30mila sviluppa rara forma di tumore. Lo studio
Denti bianchi per un sorriso perfetto. Nella società dell’immagine il dictat è questo, anche se poi per arrivarci serve l’aiutino. E che un sorriso bianchissimo sia in cima ai desideri degli italiani, in alcuni casi l’unico motivo che li spinge volentieri dal dentista, lo dice anche un recente studio pubblicato sull’Italian Dental Journal. Dati diffusi dall’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa (AIC), in occasione del recente congresso Internazionale CONSEURO.
Belli in vista dell’estate
Ogni anno in Italia, secondo questo studio, soprattutto in vista dell’estate, 120mila persone si sottopongono a trattamenti nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra. Ormai un terzo di tutti gli interventi odontoiatrici estetici è realizzato dal professionista per eliminare macchie o sbiancare i denti. Le procedure costano in media 250/300 euro e il mercato sfiora i 30 milioni, in costante crescita del 15% ogni anno. Almeno un italiano su due ha utilizzato dentifrici, gel, collutori, mascherine o altri schiarenti «fai da te», per un giro d’affari che si stima superi il miliardo di euro. Prodotti sicuri perché per legge (direttiva EU 84/2011) quelli da banco non possono contenere più dello 0.1% di perossido di idrogeno mentre quelli ad uso professionale non possono superare il 6%.
Attenti al pH
Occorre però fare attenzione al grado di acidità della sostanza utilizzata, che per non danneggiare lo smalto dovrebbe essere neutro o basico. Infatti dai dati discussi per la prima volta al congresso, relativi a sperimentazioni condotte su denti estratti sottoposti a sbiancamento con gel a pH variabili da 4 a 5,5, è stato possibile evidenziare danni a carico dello smalto. Invece negli sbiancanti disponibili spesso il pH varia da 4 a 11, perché la direttiva ISO 28399/2011 consente una soglia minima superiore a 4. «Con l’età – dice –Stefano Patroni, presidente AIC – i denti si macchiano e ingialliscono a causa del consumo dello smalto e dell’azione colorante del fumo e dei cibi. Fra questi soprattutto, caffè e tè (quello verde meno), vino rosso, bevande gassate, succhi di frutta scuri, frutti di bosco (mirtilli e more mentre le fragole no), aceto balsamico e pomodoro. Anche alcuni antibiotici, come le tetracicline, se usate in gravidanza e nei primi anni di vita, possono macchiare i denti. I denti macchiati o gialli invecchiano il volto e negli ultimi anni avere un bel sorriso, con una dentatura chiara, luminosa e armonica, è divenuto un desiderio sempre più diffuso. A fronte di ciò c’è poca consapevolezza su che cosa siano realmente le procedure di sbiancamento, su come affrontarle e come si differenzino dai trattamenti schiarenti “fai da te”. Questi ultimi si limitano a rimuovere la patina superficiale che ricopre od offusca i denti mentre il processo di sbiancamento in studio o a casa, con la supervisione del dentista, ossigena il dente, con penetrazione e scambio di molecole di perossido di idrogeno che generano la colorazione bianca.
Divieto ai minorenni
Agli addetti ai lavori va invece un avvertimento: attenzione alle richieste dei minorenni, perché la legge vieta di intervenire sui minori di 18 anni, fatta eccezione per particolari situazioni cliniche. (direttiva EU 84/2011). Al di là di questo, un consiglio vale su tutti. È sempre opportuno che lo sbiancamento sia eseguito sotto il controllo di un professionista: alcuni trattamenti possono essere condotti in parte a casa, ma sempre seguendo le indicazioni del dentista che deve monitorare l’andamento dell’intervento. Solo così si possono ottenere risultati ottimali in tutta sicurezza, per denti più bianchi ma soprattutto sani e con un aspetto naturale.
Aveva 49 anni, è stata la prima persona al mondo ad essere operata per un trapianto del viso. Isabelle Dinoire non è riuscita a vincere una lunga malattia e, nonostante la notizia stia solo ora facendo il giro del mondo, è morta il 22 aprile scorso. La sua è stata una storia che ha lasciato il segno, l’esempio di come la scienza sia stata capace di guidare la medicina verso un traguardo sino a quel momento ritenuto impossibile. La donna fu operata in Francia, dopo essere stata sfigurata dal suo cane. Da allora nella sua vita è sempre stato presente lo spettro del rigetto, arrivato purtroppo undici anni dopo.
L’incidente
La sua vita cambiò drammaticamente nel maggio del 2005 quando, dopo aver assunto dei sonniferi, si risveglio sfigurata dai morsi del suo labrador che, nel tentativo di svegliarla, le aveva strappato labbra, naso e guance
L’intervento
Ad operare Isabelle Dinoire fu un’equipe di chirurghi altamente specializzati, con la collaborazione del professor Jean-Michel Dubernard, primario dell’ospedale Edouard-Herriot di Lione (struttura all’avanguardia nel campo dei trapianti). Il professor Dubernard era stato il primo ad aver effettuato con successo un trapianto di mani. Superato l’intervento, l’equipe medica e la donna tennero una conferenza stampa che in un certo senso fece la storia.
Furono annunciati progressi incredibili. Addirittura Dinoire, di li a poco, sarebbe stata capace di riacquisire la sensibilità al viso e di muovere le labbra. Negli anni a venire fu chiaro a tutti anche il dramma di quell’intervento; la donna raccontò più volte delle sue difficoltà ad accettare un volto diverso da suo, una difficoltà esistenziale alla quale poi si è purtroppo aggiunta la malattia. A quel trapianto di viso ne sono seguiti poi molti altri, casi di uomini e donne che hanno potuto così almeno provare a ritrovare una parvenza di normalità.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/09/Isabelle-Dinoire.jpg336597Redazione PreSahttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione PreSa2016-09-08 07:47:542024-05-22 09:12:09Morta Isabelle Dinoire, la prima al mondo a sottoporsi ad un trapianto di viso
La prima cosa che mostriamo di noi è il viso, è il nostro biglietto da visita. Dal volto capiamo subito se qualcuno ci piace e spesso ne intuiamo anche l’età. Combattere l’invecchiamento è il sogno di ogni donna, ma anche di moltissimi uomini. Una lotta continua, quella con i segni del tempo, che ha dato vita negli anni ad un industria molto florida e in continua evoluzione. Quello che molti non sanno è che l’invecchiamento è legato solo in parte a cause di natura genetica, per la precisione per l’un terzo, gli altri due terzi sono invece da attribuirsi a stili di vita e fattori di carattere ambientale. Lo stess, il fumo di sigaretta e una scorretta alimentazione sono nemici della nostra salute e spingono il nostro corpo ad un invecchiamento precoce. Al di là di questo, esistono oggi armi particolarmente efficaci nella cura della nostra bellezza. Armi che fanno parte della medicina estetica. Le nuove tecnologie e la ricerca hanno dato vita a tecnologie e tecniche d’avanguardia quali il botox, i filler, i fili di sospensione, i minilifting o i lipofilling. Il ché non significa non non invecchiare, ma farlo in maniera più lenta e soprattutto nel migliore dei modi. Il consiglio è quello di seguire uno stile di vita corretto e sano e di stare lontani da trattamenti “low cost”, forse più alla portata di tutti, ma spesso deludenti e molto pericolosi. Meglio scegliere trattamenti efficaci e sicuri. Quali? Ce ne sono almeno tre universalmente riconosciuti: biostimolazione, filler a base di acido ialuronico e botulino.
La biostimolazione
Si considera un trattamento curativo, migliora il tono, l’idratazione e l’elasticità della pelle.
I filler
Si usano dagli zigomi in giù e servono per dare volume, visto che hanno azione riempitiva.
Il botulino
Si usa nella zona degli occhi, ad esempio per far sparire le zampe di gallina.
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