Tempo di lettura: 2 minutiSarà l’ASL NAPOLI3 SUD l’apripista per il riscatto etico del Servizio Sanitario Nazionale, un patrimonio da tutelare in una rinnovata alleanza tra vertici aziendali, personale medico e sanitario e cittadini. Prende infatti il via il 28 febbraio a Torre del Greco la prima esperienza in Italia della Scuola di integrità messa in campo dall’Istituto per la promozione dell’etica in sanità. Due mesi di incontri formativi, verifiche tecniche e analisi condivise, assieme a 70 dipendenti dell’Azienda Napoli3 SUD per restituire valore alle motivazioni etiche su cui si fonda il comportamento quotidiano dei singoli professionisti al fine di garantire la migliore assistenza sanitaria possibile ai cittadini e l’utilizzo più appropriato dei fondi per la sanità. Un percorso teso a sviluppare quei processi organizzativi di prevenzione e di controllo volti ad eliminare le aree di arbitrio che sono il terreno più fertile per sprechi, inefficienze ed eventi corruttivi. Concetti, competenze e principi dell’integrità e della prevenzione di sprechi e corruzione si consolidano così nella cassetta degli attrezzi dei dipendenti dell’azienda.
“Qualche settimana fa – ricorda il direttore generale Antonietta Costantini – la nostra ASL Napoli3 Sud ha adottato con delibera n. 49 del 31 gennaio 2017 il Piano Triennale Prevenzione della corruzione e della Trasparenza per gli anni 2017, 2018, 2019, visibile nella sezione amministrazione trasparenza del sito internet aziendale. Il nuovo Piano – prosegue Costantini – si pone l’obiettivo di programmare e integrare in modo più incisivo e sinergico la materia della trasparenza e dell’anticorruzione. In questa direzione, s’inquadra il potenziamento della formazione, indirizzata a stabilire un dialogo con le risorse già esistenti ed orientarle in senso etico”.
“Non dimentichiamo che tra gli aspetti più significativi e in piena coerenza con le recenti disposizioni dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), c’è la scelta aziendale – sottolinea la responsabile della Prevenzione della Corruzione – Tutela, Trasparenza e Comunicazione dell’ASL NAPOLI3 SUD, Angela Improta – di inserire gli obiettivi del piano della prevenzione della corruzione e del programma della trasparenza all’interno del piano della performance e, quindi, di conseguenza, collegarli alla valutazione del risultato.”
“La promozione dell’Etica Pubblica in Sanità è lo strumento più idoneo a promuovere un cambiamento culturale, ma deve innestarsi su comportamenti organizzativi e individuali che gli operatori del servizio pubblico riconoscano come propri – sottolinea Massimo di Rienzo, responsabile scientifico per la formazione ISPE Sanità e promotore della Scuola – Ideare e attuare programmi formativi che incoraggino la pratica dell’etica pubblica e riducano il rischio di corruzione nelle strutture che amministrano ed erogano servizi sanitari – ASL, AO, ASST, ASP – diventa essenziale per ridurre gli sprechi in sanità e arginare il fenomeno della selezione avversa.”
I contenuti messi a punto dalla squadra di formatori di ISPE Sanità vanno dalla formazione valoriale ai modelli organizzativi e ai processi di controllo, dall’analisi delle procedure di appalto all’applicazione della L. 190/2012 fino alle norme sulla trasparenza e al valore della comunicazione come reputazione. Il programma si inscrive nelle attività funzionali agli adempimenti delle attività per la trasparenza e la prevenzione della corruzione.
“L’intervento formativo intende costruire una metodologia basata sui cosiddetti ‘real-life scenario’, cioè su scenari reali, rilevanti, dove è richiesta una competenza non solo professionale ma anche e soprattutto etica. Lavorando sulla consapevolezza delle persone – conclude Di Rienzo, fondatore di @spazioetico – e riflettendo con loro sui dilemmi etici che contrappongono etica individuale e etica pubblica, il nostro progetto formativo consente di recuperare gli aspetti che stimolano la Responsabilità, l’Impegno e la motivazione di ciascuno, salvaguardando l’integrità dei propri Valori nel contesto dell’etica pubblica”.
Il Campus della Salute, tra Eva e Adamo
News Presa, PrevenzioneIl tema è la “medicina di genere” e non a caso il rendez-vous organizzato a Napoli si intitola «Eva e Adamo». Una grande occasione per parlare affrontare un tema spinoso e attualissimo, sia da un punto di vista scientifico, attraverso tavole rotonde e simposi, sia attraverso visite mediche specializzate orientate alla prevenzione. Tutto questo e molto altro ancora sarà oggetto del Campus della Salute (dal 6 all’8 marzo) alla Federico II di Napoli in via Partenope.
Un nuovo punto di vista
«La medicina di genere – spiega Annamaria Colao, responsabile scientifico dell’evento – è un argomento sempre più trattato e discusso. La medicina tradizionale ha da sempre avuto un’impostazione centrata sull’uomo, relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti specifici correlati alla riproduzione. Nel corso degli anni però tutto questo è andato modificandosi, grazie ad un approccio innovativo finalizzato a studiare l’impatto del genere e di tutte le variabili che lo caratterizzano, ponendosi l’obiettivo di far comprendere che gli uomini e le donne, nonostante siano soggetti alle medesime patologie, possono presentare sintomi, progressione delle malattie e risposte ai trattamenti molto diversi tra loro. Da qui la necessità di porre attenzione allo studio del genere, inserendo tale dimensione della medicina in tutte le aree mediche».
Sessualità e alimentazione
Il Campus Salute, ancora una volta, si sofferma su quanto ci sia ancora da fare per la parità di genere, guardando all’importanza della salute della donna e dell’uomo a 360°. Simposi dedicati alla sessualità, dieta mediterranea, stili di vita, obesità, melanomi, tumori al seno, osteoporosi, malattie neurologiche, respiratorie, cardiologiche e tanto altre. Un focus è poi dedicato alle malattie rare in endocrinologia di cui la professoressa Colao è diventata la referente della rete europea Endo-ern.
Convegni e visite gratuite
Chi lo vorrà potrà partecipare a convegni che indagheranno le diverse tematiche della medicina di genere, e al contempo si avrà l’opportunità di usufruire delle visite gratuite che si terranno il 6 marzo dalle ore 15 alle ore 19, il 7 marzo dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 e l’8 marzo dalle ore 10 alle 13. Eva e Adamo si concluderà l’8 marzo alle ore 12 con la premiazione di personalità campane che si sono distinte negli ambiti dello sport, della cultura e del sociale. All’inaugurazione interverranno, tra gli altri, il rettore Gaetano Manfredi, il sindaco Luigi De Magistris, il presidente della Commissione Sanità della Regione Campania Raffaele Topo, il direttore della scuola di medicina della Federico II Luigi Califano, il direttore generale della Asl Napoli 1 Vincenzo Viggiani, il presidente dell’Ordine dei medici Silvestro Scotti, il presidente della Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo, il presidente dell’associazione di promozione sociale Amesci Enrico Maria Borrelli
Eutanasia, Dj Fabo ha scelto di morire
News PresaAlle 11.40 del 27 febbraio 2017 “dj Fabo” ha smesso di vivere. Un caso che ha infiammato l’opinione pubblica e ha riaperto il tema del testamento biologico. Fabiano Antoniano, 39 anni, «ha morso un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale: era molto in ansia perché temeva, non vedendo il pulsante essendo cieco, di non riuscirci. Poi però ha anche scherzato», ha raccontato Cappato.
Diritto ad una fine dignitosa
Dopo la morte di Fabiano Antoniano il direttore dell’Osservatorio Regionale Cure Palliative e Medicina del Dolore Sergio Canzanella ha parlato dell’esigenza di «integrare l’articolo 32 della Costituzione, affinché oltre al diritto alla salute, includa anche il diritto ad un fine vita dignitoso. Questa è la proposta che verrà presentata da un pool di esperti che verrà trasmessa alle massime cariche dello Stato: la Repubblica tutela altresì, laddove la perdita della salute sia irreversibile e si accompagni alla fine della vita, un percorso senza dolore in cui sia sempre rispettata la dignità dell’essere umano. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge, poi, non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. In questo modo, si mira ad includere un nuovo concetto nella Costituzione italiana, vale a dire l’obbligo da parte dello Stato di assicurare a chi non può essere più curato, in quanto considerato malato terminale, il diritto a non soffrire e conseguentemente conservare, nell’ultimo periodo della propria vita, la dignità della persona umana».
La situazione in Campania
In fatto di fine vita, all’ombra del Vesuvio ci sono oggi 9 hospice per le cure palliative (due ad Avellino, tre a Caserta, tre a Salerno e uno a Napoli). Strutture che accolgono 109 persone ricoverate per fine vita. Va detto che in Campania esiste un progetto regionale che mira alla realizzazione di altri 5 hospice, così da arrivare a 400 posti letto. Sarebbe importante, anche perché in Campania l’incidenza dei tumori è di 735 casi per 100mila abitanti ogni anno (415 maschi – 320 femmine) e il tasso standardizzato di mortalità per tumore è di 368 per 100mila abitanti ogni anno. Il numero dei malati terminali è di circa 19.400, dal momento che il 90% dei malati deceduti per tumore (21.311) attraversano una fase terminale di malattia caratterizzata da un andamento progressivo irreversibile. A questi vanno aggiunti coloro che, pur affetti da una patologia neoplastica, non sono ancora in fase d’inguaribilità e quelli affetti da forme inguaribili di patologie non oncologiche, come quelle neurologiche, polmonari, infettive e metaboliche. Insomma, un numero enorme.
Le cure palliative
Sono la cura attiva e globale prestata alla persona malata quando la malattia non risponde più a terapie che mirano alla guarigione. Il controllo del dolore e degli altri sintomi, dei problemi psicologici, sociali e spirituali assume quindi un’importanza primaria. Le cure palliative rispettano la vita e considerano il morire un processo naturale. Il loro scopo non è quello di accelerare o differire la morte, ma quello di preservare la migliore qualità della vita possibile fino alla fine per il paziente e la sua famiglia.
‘SI PUÒ VIVERE SENZA SCIENZA?’ Ne discutono scienziati, teologi e filosofi.
Associazioni pazienti, News Presa, Ricerca innovazioneTre giorni dedicati alla scienza: una pianta gracile, difficile da far crescere, alla quale è facile causare un danno grave. A volte viene confusa con altre branche; a volte, la scienza, non viene considerata abbastanza. Per questo SEFIR – Scienza e Fede sull’Interpretazione del Reale ha proposto ad alcuni relatori di approfondire la domanda cruciale “Si può vivere senza scienza?”, con un convegno che si tiene a Roma il 2, 3 e 4 marzo presso l’Auditorium Antonianum (Viale Manzoni, 1).
Giovedì 2 marzo, nel pomeriggio, il giornalista Luciano Onder con la sua relazione sulle rappresentazioni della scienza nella televisione italiana aiuterà a capire quali siano (e quali siano stati) gli effettivi sentimenti dei cittadini. Il filosofo Sergio Galvan con “La scienza tra ragione forte e pensiero debole”, affronterà l’argomento di come possa prosperare una scienza che desidera fornire contributi di “verità” in un momento storico di pensiero debole. La mattina di venerdì 3 marzo è dedicata a due specifiche ‘minacce’ per la scienza contemporanea. La prima mette a confronto Giovanni Pistone, affermato matematico ed esperto di statistica, con Francesca Dell’Orto, giovane filosofa e proviene dal diffondersi dell’idea che gli algoritmi – con cui si trattano le grandi masse di dati – possano agire ricavando in automatico informazioni utili e sensibili, a prescindere dall’esistenza di un modello scientifico. La seconda ‘minaccia’ – di cui parlerà Giovanni Iacovitti, docente di Ingegneria – proviene dal diffondersi dell’idea che lo sviluppo tecnologico possa sostenersi da solo, senza ricorso alla Scienza. Nel pomeriggio della seconda giornata di ‘Si può vivere senza scienza’ proseguirà con Silvano Tagliagambe, Professore Emerito di filosofia della scienza che affronterà le dimensioni umanistiche della scienza. Seguirà un dibattito aperto a tutti per mettere a fuoco il rapporto tra scienza e promozione umana. Sabato 4, al mattino, Andrea Toniolo, della Facoltà Teologica del Triveneto di Padova, sposterà l’attenzione su un concetto di scienza più ampio, che includa anche il sapere della fede cristiana, che non può fare a meno della scienza teologica. Grazie all’aiuto di Irene Kajon si indagherà anche il punto di vista su sapere e scienza di quell’ebraismo nel quale affonda le sue radici il cristianesimo.
Se Moscati “riabbraccia” Cardarelli
News PresaGiuseppe Moscati e Antonio Cardarelli, nuovamente uniti in un abbraccio ideale 89 anni dopo l’ultimo saluto. L’iniziativa è del direttore generale dell’ospedale del Vomero, Ciro Verdoliva. Un appuntamento (previsto per giovedì 2 marzo) che si muoverà a metà tra scienza e religione grazie alla lectio magistralis di Gennaro Rispoli e alla disponibilità di Padre Alessandro Piazzesi, Responsabile del Culto Moscati alla Chiesa del Gesù Nuovo.
Pilastri della medicina
Chirurgo, storiografo della medicina e fondatore del Museo delle Arti Sanitarie, Rispoli spiega che i due maestri furono «stendardi della scienza e della carità». La curiosità è che «l’ospedale “Antonio Cardarelli” non ha mai visto nelle sue corsie né “Don Antonio” né “Don Peppino”. Entrambi nascono, vivono e chiudono la loro esperienza medica nella Real Casa degli Incurabili, avendo accanto abitazione e studi professionali. Antonio Cardarelli abitava infatti a via Costantinopoli, Giuseppe Moscati in via Cisterna dell’Olio e Pietro Castellino a Porta San Gennaro.
Medico paziente
Moscati in particolare ha un cursus honorum straordinario: assistente, aiuto coadiutore, primario della terza medicina uomini, professore di chimica fisiologica e direttore dell’istituto di anatomia e istologia patologica. Ma la cosa che gli piaceva di più era il corso libero di clinica medica quando portava gli studenti nelle corsie incurabiline a discutere al capezzale degli ammalati.Era particolarissimo il rapporto che sapeva istaurare col paziente – aggiunge Rispoli – basta leggere le sue ricette per rendersene conto. La ricetta è un documento sanitario con riflessi medico-legali ed è anche la sintesi dell’anamnesi, della diagnosi, dell’epicrisi e della cura. Ebbene le ricette di Moscati sono un documento incredibile di scienza medica, diagnostica differenziale raffinatissima, notevole capacità di scovare l’ipocondria nel paziente e terapie mediche spesso originali. Nelle prescrizioni non mancano mai attenzione allo stile di vita e alla dieta del paziente, perché cosciente che la dietetica è parte essenziale della terapia: concetto questo di recente riaffermato. Inoltre spesso la ricetta contiene non soltanto raccomandazioni per il paziente ma anche in tono molto colloquiale, rassicurazioni sul suo stato di salute: “Pensi che non ha nulla di grave!” oppure “Cerchi di non prendersi collera”».
L’ostensione della reliquia
Elemento straordinario di questo “incontro” sarà l’ostensione della Reliquia del Santo e la “peregrinatio” attraverso alcuni reparti del Cardarelli, resa possibile dalla sensibilità di Padre Alessandro Piazzesi, Responsabile del Culto Moscati alla Chiesa del Gesù Nuovo. «Per l’intero ospedale – spiega il direttore generale Ciro Verdoliva – sarà una giornata di grande emozione. Lo sarà per il sentimento religioso legato al culto del Moscati, ma anche per ciò che l’uomo ha rappresentato nei confronti della medicina, non solo nell’ambito della Scuola Napoletana».
Nuove terapie per il tumore del polmone
News Presa, Ricerca innovazioneDi recente i massimi esperti in campo oncologico si sono ritrovati per la world conference on lung cancer, tra loro anche Cesare Gridelli, direttore del dipartimento di Onco-Ematologia al “Moscati” di Avellino e presidente dell’associazione italiana di Oncologia toracica. Un rendez-vous importane, dal quale sono emerse notizie molto interessanti. «Il tumore del polmone- spiega Gridelli – ha un impatto devastante sulla vita dei pazienti. Purtroppo i sintomi sono generalmente molto invalidanti, parliamo di tosse, dispnea (affanno), dolore e astenia. Quando ci riferiamo a pazienti anziani, inoltre, l’impatto è ancora più rilevante. La terapia consente un miglioramento dei sintomi e quindi della qualità della vita».
Dottor Gridelli quali novità dal programma Abound?
Si può dire che si mira anche ad una minore tossicità delle cure?
«Per il momento è molto utile considerare che l’associazione carboplatino/nab-paclitaxel ha dimostrato nella popolazione generale di avere una uguale efficacia e una minore tossicità, soprattutto a livello del sistema nervoso e del midollo, rispetto alla combinazione carboplatino/taxolo. Questi dati di migliore tollerabilità e di conferma dell’attività vengono ribaditi anche nell’analisi del sottogruppo dei pazienti anziani. Lo studio prospettico Abound 70+ nel paziente anziano sempre con la stessa associazione sta valutando due diverse schedule di carboplatino/nab-paclitaxel, ma dai dati preliminari si è già vista una conferma di attività e di una buona tollerabilità anche con miglioramento dei sintomi e della qualità di vita».
Quali sono le prospettive future nel trattamento del tumore al polmone?
«Teniamo presente che un terzo dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule è anziano, che generalmente per i clinici significa pazienti sopra i 70 anni di età. Questa popolazione è gravata da due importanti problemi: la minore accessibilità ai farmaci e una limitata inclusione nei trials clinici, per cui sono pazienti meno studiati. Le prospettive future vedono proprio per questi pazienti trattamenti meglio tollerati e che potranno allungare la sopravvivenza. In particolare, il futuro vede anche lo sviluppo della combinazione carboplatino/nab-paclitaxel in associazione ad un immunoterapico come atezolizumab. Al momento è molto importante l’evidenza che carboplatino/nab-paclitaxel non solo è attivo come chemioterapico ma rappresenta uno dei principali schemi chemioterapici in associazione all’immunoterapia consentendo di trattare pazienti difficili e di sviluppare terapie efficaci e tollerate».
Quei 55 “furbetti” finiti ai domiciliari
News PresaLi chiamano “furbetti del cartellino”, in realtà sono solo una piaga per l’intera collettività. Oggi nell’occhio del ciclone ci è finito un ospedale di frontiera di Napoli, il Loreto Mare, dove in 55 sono finiti ai domiciliari- Altri 34 sono invece indagati. L’operazione del Nas dei Carabinieri ha coinvolto a vario titolo anche un neurologo, un ginecologo, 9 tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, 6 impiegati amministrativi, 9 tecnici manutentori e 11 operatori socio sanitari. La vicenda, già di per molto squallida, è resa ancor più amara dalla consapevolezza delle mille difficoltà tra le quali il personale (quello che a lavoro ci va) è costretto a muoversi. In presidi dove l’età media è altissima e ogni giorno si cerca di coprire i turni nonostante un blocco del turnover che va avanti da anni, c’è chi a lavoro ci va solo per “timbrare il cartellino”, prima di infilare la porta e pensare ai fatti propri. Tanto disperata la situazione che 50 dei 55 finiti ai domiciliari hanno avuto dal giudice il permesso di presentarsi comunque a lavoro, così da non compromettere l’assistenza. Ironia della sorte, questi dipendenti “furbetti” ora potranno uscire di casa solo per andare a lavoro. I cinque che non hanno avuto l’autorizzazione ad andare al lavoro sono invece i professionisti del cartellino, quelli che timbrato al posto dei colleghi. Tra fine novembre 2014 e l’inizio del 2015 due di questi avrebbero timbrato rispettivamente 433 e 493 volte al posto dei titolari del badge. Tra gli indagati, ripresi reiteratamente dai sistemi video investigativi, due operatori socio sanitari «che avevano la disponibilità di 20 badge da “strisciare”quotidianamente, a seconda dei turni di servizio dei colleghi da ‘coprire’, grazie anche a continui contatti telefonici, di regola sms». Tra i casi emersi dall’indagine, quello di un medico che risultava presente mentre se ne era andato in taxi a giocare a tennis, a sbrigare incombenze di carattere privato oppure a fare compere in gioielleria.
L’Ordine dei Medici
Su Facebook il presidente dei camici bianchi partenopei Silvestro Scotti scrive «chi si assenta dal suo lavoro e bene che venga assentato anche dalla professione. Comportamenti come quelli ripresi nell’indagine del NAS dei Carabinieri non sono degni di un paese civile.
Ci rammarica che anche dei medici risultino coinvolti nella cricca dei ‘furbetti del cartellino’, se le accuse a loro carico dovessero risultare fondate l’Ordine dei Medici di Napoli sarà implacabile nell’applicare le sanzioni previste. Episodi simili danneggiano i cittadini/pazienti e il rapporto di fiducia che questi hanno con chi è chiamato ad assisterli”. È categorico il presidente Silvestro Scotti nel commentare i fatti di cronaca che vedono nell’occhio del ciclone parte del personale dell’ospedale Loreto Mare. “Voglio anche che sia chiaro – conclude il leader dei camici bianchi – che non accetteremo mai che questi comportamenti possano ledere l’onorabilità e la rispettabilità dell’intera categoria. I comportamenti di pochi non possono gettare a mare i quotidiani sacrifici dei più».
“Vaccinando su e giù per lo Stivale”: parte il tour dei pediatri
Associazioni pazienti, News Presa, PrevenzioneAl via l’iniziativa “Vaccinando su e giù per lo Stivale”con una serie di eventi formativi, dedicata ai vaccini dei più piccoli, per farne comprendere l’importanza. È alla terza edizione il tour che parte da Torino e quest’anno passerà anche da Roma e Catania continuando, come per le volte precedenti, la rotazione su diverse città. L’iniziativa è promossa dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e, per questa edizione, anche dalla Federazione Nazionale Collegi Ostetriche (FNCO), che punterà l’attenzione sull’importanza della prevenzione delle malattie infettive in gravidanza e nel periodo perinatale.
La campagna di vaccinazione, con i pediatri, parte, casualmente, nello stesso periodo in cui in Italia è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il Piano nazionale vaccini, collegato ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. “Bisogna rendere merito al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – ha detto Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale della FIMP – di aver portato a compimento questo piano con il beneplacito delle Regioni che a loro volta hanno accettato un gravoso impegno. È un momento importante che risponde in modo proattivo anche ai segnali di disaffezione dalla pratica vaccinale, emersi negli ultimi anni in molti Paesi, favorita da fuorvianti informazioni sulla sicurezza ed efficacia delle vaccinazioni veicolate in particolare tramite internet. Di fronte a ciò la Pediatria di famiglia vuole ribadire il suo impegno nella piena consapevolezza del proprio ruolo di salvaguardia della salute dei bambini ed adolescenti che il servizio sanitario nazionale – ha concluso – le ha affidato assumendosi anche la parte di erogazione diretta dei vaccini in co-gestione con la struttura pubblica”.
A carnevale ogni scherzo vale, tranne per la pelle. I consigli dei dermatologi
Associazioni pazienti, News Presa, PrevenzioneÈ carnevale: tempo di coriandoli, maschere e trucco. Ma attenzione e quelli illegali che possono provocare danni alla pelle di bambini e adulti. Se privi dell’elenco delle sostanze usate e quindi non in regola, i trucchi possono essere molto nocivi per la pelle. L’allarme viene lanciato dai dermatologi. “I trucchi – commenta Fabio Rinaldi, Specialista in Dermatologia e Presidente dell’IHRF (International Hair Research Foundation) – non sono tutti uguali e, per legge, devono riportare sull’etichetta sia l’elenco completo degli ingredienti che il nome chimico dei vari componenti. Se sono sprovvisti di queste diciture è meglio evitarne l’uso, soprattutto sui bambini, meno attenti alle principali regole di igiene”. Insomma, i prodotti contenenti ingredienti di bassa qualita’, vietati dalle leggi europee, al contatto con l’epidermide, possono causare reazioni allergiche o altre patologie anche più gravi. “Alcune sostanze presenti nei trucchi di Carnevale, in particolar modo nelle creme per colorare la pelle o negli smalti, possono avere – continua Rinaldi – un’azione anche tossica e, spesso, non è possibile individuare le varie sostanze contenute al loro interno neanche leggendo la formula. In ogni caso, per minimizzare ogni rischio di dermatiti o altre problematiche cliniche, bisogna sempre applicare una buona crema base che riduca il contatto della crema colorata con la pelle, cercando, allo stesso tempo, di non tenerla sul viso o su altre parti del corpo per troppo tempo”. Non solo i trucchi sono pericolosi, bisogna fare attenzione anche agli scherzi: spesso, infatti, soprattutto in pubblico, si è vittime di spray o schiume colorate potenzialmente dannose per la pelle. Meglio evitare il contatto con questi prodotti o, in alternativa, sciacquare la pelle il piu’ velocemente possibile.
Gli esperti hanno fatto una lista dei consigli per la scelta e l’uso dei trucchi di carnevale: – Applicare sempre una buona base di crema idratante per ridurre al minimo il contatto dei prodotti con la pelle.
– Scegliere colori ad acqua provvisti del marchio CE: simili agli acquerelli, sono più facili da applicare e da rimuovere e, dunque, meno rischiosi.
– Non fidarsi delle indicazioni “ipoallergenico” o “testato dermatologicamente”: sono dichiarazioni del produttore che non escludono una possibile reazione della cute.
– Controllare sempre la data di scadenza di prodotti già aperti.
– Evitare tutti i prodotti che contengono tra gli ingredienti alcuni conservanti sotto osservazione (propylparaben, butylparaben e methylisothiazolinone) o allergeni (limonene, linalool, citronellol).
– Evitare gli smalti senza indicazioni: possono contenere solventi potenzialmente pericolosi.
– Evitare di truccare punti sensibili come occhi e labbra, soprattutto nei i bambini.
– Attenzione anche alle maschere o alle parrucche da applicare sul viso o sulla testa: possono essere pericolose, se fatte di materiale irritante o tossico. Se hanno un odore forte di “sostanza chimica”, è meglio non metterle.
– Attenti anche agli “scherzi”: schiume, stelle filanti spray, fiale ecc. contengono spesso sostanze chimiche irritanti e sensibilizzanti. Sarebbe meglio che i bambini, ma anche gli adulti, non venissero in contatto con questi prodotti o comunque che queste sostanze fossero rimosse dalla pelle il piu’ velocemente possibile per mezzo dell’acqua.
– Acquistare i prodotti solo in negozi autorizzati.
Addio al gesso, arriva l’esoscheletro in 3D
News Presa, Ricerca innovazioneAddio al gesso, arriva l’esoscheletro in 3D. Non si tratta della trovata per un film di fantascienza, è la sperimentazione clinica avviata dal Santobono di Napoli in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), al prima mai realizzata in ambito pediatrico. Grazie al contributo della Banca d’Italia (che ha donato 50mila euro) l’ospedale partenopeo ha potuto dare il via questo rivoluzionario progetto che prevede l’applicazione dell’esoscheletro su 60 bambini tra 11 e i 14 anni. Tra tutti i piccoli pazienti sono stati scelti quelli con fratture composte stabili a un braccio, fratture «per le quali attualmente viene effettuato il trattamento con il tradizionale (e fastidiosissimo) gesso.
Realizzato su misura
L’esoscheletro, realizzato in plastica ABS, nascer da una stampante 3D sulla base di calcoli strutturali effettuati da un ingegnere biomedico e un ingegnere edile, avvalendosi di informazioni cliniche e morfologiche raccolte sia attraverso la radiografia che mediante sistemi di scansione 3D dell’arto fratturato. Il tutore personalizzato così prodotto è molto più rigido del tradizionale gesso, totalmente impermeabile, leggero, aperto e poco ingombrante. E’ anche più igienico e conforme alle esigenze ergonomiche del bambino.
Per il benessere di bambini
«L’ospedale Santobono tratta ogni anno circa 16mila pazienti con traumi che richiedono un intervento ortopedico», dice il direttore generale Anna Maria Minicucci. «E’ evidente quale impatto positivo possa avere l’utilizzo di questa tecnologia sulla qualità della vita dei nostri piccoli pazienti. Per realizzare questo progetto si è attivato un virtuoso modello di collaborazione tra Istituzioni: Banca d’Italia, CNR, Fondazione Santobono Pausilipon e Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon. L’obiettivo è ambizioso, se la sperimentazione ci darà i risultati sperati nei reparti ortopedici pediatrici italiani oltre alla sala gessi potremmo avere dei laboratori per la stampa 3D degli esoscheletri».
Un software ad hoc
Il laboratorio per la stampa 3D allestito al Santobono si avvale di una tecnologia disponibile in commercio e prodotta da un’azienda campana. Il software, invece, è stato adattato in base alle particolari esigenze sanitarie dall’equipe del CNR afferente agli Istituti di Biostrutture e Bioimmagini – IBB e Polimeri, Compositi e Biomateriali – IPCB. «Fin dal momento dell’avvio della ricerca il team si è reso conto di trovarsi di fronte ad uno studio multidisciplinare che presentava non banali ostacoli progettuali e tecnologici», chiarisce Fabrizio Clemente, primo ricercatore dell’IBB – CNR e responsabile scientifico delle attività. «Mettendo in comune competenze d’ingegneria biomedica, dei materiali e delle scienze delle costruzioni presenti all’interno del CNR tali difficoltà sono state egregiamente affrontate e superate e, nello scorso mese di novembre, sono stati realizzati i primi prototipi. Ulteriori difficoltà sono derivate dalla necessità di dover seguire un percorso coerente con le regole della sperimentazione clinica di dispositivi medici. Per poter procedere la Fondazione si è accreditata presso il Ministero della Salute quale produttore dei dispositivi, mentre lo studio è stato autorizzato dal Comitato Etico seguendo le procedure del Ministero della Salute. E’ stato poi allestito un laboratorio integrato con l’attività del reparto di ortopedia per la realizzazione e l’utilizzo clinico di ortosi personalizzate, prodotte sulla base di scansioni 3D eseguite sugli arti dei piccoli pazienti»
L’ASL NAPOLI3 SUD aderisce per prima alla scuola d’integrità per battere sprechi, inefficienze o corruzione
Associazioni pazienti, News Presa, PrevenzioneSarà l’ASL NAPOLI3 SUD l’apripista per il riscatto etico del Servizio Sanitario Nazionale, un patrimonio da tutelare in una rinnovata alleanza tra vertici aziendali, personale medico e sanitario e cittadini. Prende infatti il via il 28 febbraio a Torre del Greco la prima esperienza in Italia della Scuola di integrità messa in campo dall’Istituto per la promozione dell’etica in sanità. Due mesi di incontri formativi, verifiche tecniche e analisi condivise, assieme a 70 dipendenti dell’Azienda Napoli3 SUD per restituire valore alle motivazioni etiche su cui si fonda il comportamento quotidiano dei singoli professionisti al fine di garantire la migliore assistenza sanitaria possibile ai cittadini e l’utilizzo più appropriato dei fondi per la sanità. Un percorso teso a sviluppare quei processi organizzativi di prevenzione e di controllo volti ad eliminare le aree di arbitrio che sono il terreno più fertile per sprechi, inefficienze ed eventi corruttivi. Concetti, competenze e principi dell’integrità e della prevenzione di sprechi e corruzione si consolidano così nella cassetta degli attrezzi dei dipendenti dell’azienda.
“Qualche settimana fa – ricorda il direttore generale Antonietta Costantini – la nostra ASL Napoli3 Sud ha adottato con delibera n. 49 del 31 gennaio 2017 il Piano Triennale Prevenzione della corruzione e della Trasparenza per gli anni 2017, 2018, 2019, visibile nella sezione amministrazione trasparenza del sito internet aziendale. Il nuovo Piano – prosegue Costantini – si pone l’obiettivo di programmare e integrare in modo più incisivo e sinergico la materia della trasparenza e dell’anticorruzione. In questa direzione, s’inquadra il potenziamento della formazione, indirizzata a stabilire un dialogo con le risorse già esistenti ed orientarle in senso etico”.
“Non dimentichiamo che tra gli aspetti più significativi e in piena coerenza con le recenti disposizioni dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), c’è la scelta aziendale – sottolinea la responsabile della Prevenzione della Corruzione – Tutela, Trasparenza e Comunicazione dell’ASL NAPOLI3 SUD, Angela Improta – di inserire gli obiettivi del piano della prevenzione della corruzione e del programma della trasparenza all’interno del piano della performance e, quindi, di conseguenza, collegarli alla valutazione del risultato.”
“La promozione dell’Etica Pubblica in Sanità è lo strumento più idoneo a promuovere un cambiamento culturale, ma deve innestarsi su comportamenti organizzativi e individuali che gli operatori del servizio pubblico riconoscano come propri – sottolinea Massimo di Rienzo, responsabile scientifico per la formazione ISPE Sanità e promotore della Scuola – Ideare e attuare programmi formativi che incoraggino la pratica dell’etica pubblica e riducano il rischio di corruzione nelle strutture che amministrano ed erogano servizi sanitari – ASL, AO, ASST, ASP – diventa essenziale per ridurre gli sprechi in sanità e arginare il fenomeno della selezione avversa.”
I contenuti messi a punto dalla squadra di formatori di ISPE Sanità vanno dalla formazione valoriale ai modelli organizzativi e ai processi di controllo, dall’analisi delle procedure di appalto all’applicazione della L. 190/2012 fino alle norme sulla trasparenza e al valore della comunicazione come reputazione. Il programma si inscrive nelle attività funzionali agli adempimenti delle attività per la trasparenza e la prevenzione della corruzione.
“L’intervento formativo intende costruire una metodologia basata sui cosiddetti ‘real-life scenario’, cioè su scenari reali, rilevanti, dove è richiesta una competenza non solo professionale ma anche e soprattutto etica. Lavorando sulla consapevolezza delle persone – conclude Di Rienzo, fondatore di @spazioetico – e riflettendo con loro sui dilemmi etici che contrappongono etica individuale e etica pubblica, il nostro progetto formativo consente di recuperare gli aspetti che stimolano la Responsabilità, l’Impegno e la motivazione di ciascuno, salvaguardando l’integrità dei propri Valori nel contesto dell’etica pubblica”.