Il Papa ha un’insufficienza renale lieve: cosa significa
Papa Francesco ha una lieve insufficienza renale e sta attraversando il momento più difficile da quando è iniziato il suo ricovero, lo scorso 14 febbraio. È quanto emerge dal bollettino, diffuso nella serata del 23 febbraio, dal Policlinico Gemelli. Il Pontefice si era aggravato sabato mattina, quando aveva avuto una crisi respiratoria “asmatiforme di entità prolungata nel tempo”, per questo aveva ricevuto ossigeno ad alti flussi.
Inoltre gli esami del sangue avevano fatto emergere una piastrinopenia, associata a un’anemia, che al momento è rimasta stabile, secondo l’ultimo bollettino. Il Papa ha ricevuto delle emotrasfusioni, mentre prosegue la somministrazione di ossigeno ad alti flussi tramite cannule nasali. Le sue condizioni restano critiche, ma non ha avuto altre crisi respiratorie.

Cos’è e quali sono le cause dell’insufficienza renale che ha colpito il Papa
L’insufficienza renale è una condizione da trattare tempestivamente e può presentarsi in forma acuta o cronica. La forma acuta determina la diminuzione della diuresi, con una conseguente alterazione del volume e della composizione dei liquidi organici. Quando la forma è cronica, l’organismo non riesce a eliminare correttamente le scorie, come urea, acido urico, creatinina o solfati.
L’insufficienza renale acuta può derivare da diverse patologie che colpiscono i reni, come necrosi tubulare, glomerulonefrite acuta, disturbi vascolari o infezioni. In alcuni casi, è provocata dall’ostruzione delle vie urinarie, ad esempio per la presenza di calcoli.
L’insufficienza renale cronica, invece, è legata a malattie che compromettono la funzionalità del rene, come glomerulonefrite, pielonefrite cronica o intossicazioni da sostanze tossiche, tra cui il mercurio. Anche problemi vascolari o ostruzioni delle vie urinarie possono esserne la causa.
Sintomi e terapie
L’insufficienza renale acuta si manifesta rapidamente, nel giro di poche ore o giorni. I primi segnali includono malessere generale, affaticamento e perdita di appetito, seguiti da prurito, difficoltà di concentrazione, agitazione e irritabilità. Nei casi più gravi, possono comparire respiro affannoso con apnea, delirio, convulsioni e, infine, emorragie e infezioni. Senza un intervento tempestivo, la condizione può risultare fatale.
Un tempo, la prognosi era quasi sempre negativa. Oggi, grazie alla dialisi, molti pazienti possono sopravvivere, a patto che la malattia venga diagnosticata e trattata in tempo. L’esito dipende dalla causa scatenante e dall’entità del danno renale.
L’insufficienza renale cronica, invece, altera diversi parametri ematici, con un aumento di creatinina, azoto, acido urico e una riduzione dei globuli rossi (anemia). Nelle forme più avanzate, possono manifestarsi sintomi come nausea, vomito, singhiozzo, ansia, irritabilità, infiammazioni del pericardio e della pleura, ipertensione arteriosa e prurito.
Oltre alle terapie farmacologiche e alle restrizioni alimentari, nei casi più gravi l’emodialisi e il trapianto di rene hanno rivoluzionato le prospettive di sopravvivenza per i pazienti con grave insufficienza renale.









