Allergie tutto l’anno per 10 mln di italiani: tempesta perfetta tra pollini, smog e clima
Il cambiamento climatico ha stravolto il calendario dei pollini. La stagione allergica dura di più e coinvolge milioni di italiani, impattando sul lavoro, la scuola e la salute respiratoria. Non è più solo questione di primavera. Oggi le allergie stagionali colpiscono anche in inverno e in autunno. Il cambiamento climatico ha modificato profondamente la stagionalità dei pollini e l’inquinamento ne ha potenziato l’effetto. In altre parole, gli allergici non hanno più tregua.
Secondo la Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), il calendario dei pollini si è allungato di quasi due mesi. In media, si registrano 25 giorni di anticipo nella fioritura primaverile e una coda di 20 giorni in autunno. In totale, 45 giorni in più di starnuti e occhi arrossati rispetto al passato. Il dato emerge da un’analisi climatica che mostra, nel 2023, dieci giorni senza gelo in più rispetto alla media 1991-2020. Questo favorisce la crescita delle piante e il rilascio di pollini in quantità maggiore.

Polline anche in autunno e inverno
Alcune piante, che una volta impollinavano solo in primavera, oggi hanno una seconda impollinazione in autunno. È il caso dell’ambrosia e delle graminacee, la cui produzione di polline è in crescita anche a causa dell’innalzamento dei livelli di anidride carbonica. Gli esperti stimano un incremento fino al 20% della produzione pollinica entro la fine del secolo.
Secondo le stime, oltre 10 milioni di italiani convivono con allergie stagionali, con sintomi peggiori e più duraturi. Di conseguenza, anche le terapie si prolungano. La situazione è ancora più critica per gli anziani. Dopo sette giorni di esposizione a pollini di graminacee e alberi decidui come pioppi, aceri e betulle, si registra un aumento dei tassi di mortalità negli over 65 con patologie respiratorie croniche.
L’impatto sulla vita quotidiana
La qualità della vita degli allergici è compromessa. Le difficoltà di sonno e concentrazione incidono sulle attività quotidiane, studio e lavoro compresi. Gli adulti allergici si assentano dal lavoro fino a 18 giorni all’anno.
Anche i numeri sono in crescita. Tra il 2018 e il 2020 le nuove diagnosi di allergia sono aumentate dell’11% l’anno. Nel 2024 il tasso è salito al 16%. L’ambiente urbano gioca un ruolo fondamentale. In città l’inquinamento intensifica l’effetto dei pollini, rendendo più probabile lo sviluppo di allergie anche in soggetti non predisposti. Come suggeriscono gli specialistica, il 70% del rischio è ambientale, solo il 30% è genetico. Questo spiega perché chi cambia città può iniziare a soffrire di allergie mai avute prima.
La barriera intestinale e il ruolo dell’inquinamento
Giorgio Walter Canonica, docente di Medicina Respiratoria all’Humanitas University, sottolinea al Corriere della Sera l’effetto dell’inquinamento sulla barriera mucosale: «Il danno alle mucose, causato da agenti inquinanti, virus o batteri, favorisce la penetrazione degli antigeni e quindi una risposta allergica».
Un esempio concreto riguarda le particelle dei motori diesel. Queste aumentano la quantità di immunoglobuline E, anticorpi coinvolti nelle reazioni allergiche. I bambini che vivono al piano terra, dove le particelle sono più concentrate, hanno più probabilità di sviluppare asma rispetto a chi abita ai piani alti.
In città, inoltre, l’esposizione agli allergeni è continua. Le case sigillate per il risparmio energetico possono favorire l’umidità e la proliferazione degli acari, specie se non vengono arieggiate con regolarità.
Allergie in crescita anche tra anziani e bambini
Le allergie sono in aumento in tutte le fasce d’età. Tra gli anziani si registra un incremento del 5-10%. Tra i bambini l’aumento è simile e legato anche a un’alimentazione poco variegata. Infatti, un microbiota intestinale povero riduce la protezione contro le allergie.
Inoltre, hanno un ruolo importante l’allattamento al seno e livelli adeguati di vitamina D. Entrambi contribuiscono allo sviluppo di un microbioma intestinale sano, fondamentale per prevenire malattie croniche, allergie incluse.
Sì al gioco all’aperto: sporcarsi fa bene
Per allenare il sistema immunitario serve esposizione agli stimoli ambientali. Vietare ai bambini il gioco all’aperto e tenerli in ambienti sterilizzati li rende più vulnerabili, spiega la SIAAIC. Il contatto con germi e batteri ambientali aiuta a distinguere tra minacce reali e innocue.
Le allergie agli acari, comuni in ambienti domestici, si possono prevenire con interventi semplici: niente moquette, pavimenti lavati a fondo, spolverare con cura e aerare le stanze.
Diagnosi molecolare e terapie specifiche
Le allergie vanno diagnosticate in modo accurato, per questo i test cutanei tradizionali non bastano. Oggi esistono test molecolari capaci di analizzare 295 allergeni da un solo prelievo. Questi strumenti permettono di individuare anche allergie crociate tra pollini e alimenti.
Tuttavia, i test non sono rimborsati ovunque. Stesso discorso per l’immunoterapia specifica, utile per “rieducare” il sistema immunitario. La terapia, definita anche “vaccino anti-allergico”, consiste nella somministrazione di dosi crescenti di allergene per un periodo di 3-5 anni. L’immunoterapia risulterebbe efficace e sicura, in particolare nei bambini con reazioni allergiche importanti.
Gestione dei sintomi e automedicazione responsabile
Per evitare peggioramenti, è fondamentale gestire i sintomi con precisione e tempestività. Gli antistaminici – topici o sistemici – sono efficaci, anche se possono causare sedazione, secondo gli esperti.
Le molecole più recenti riducono gli effetti collaterali. In alcuni casi è necessaria una combinazione di antistaminici e corticosteroidi inalatori. Importante anche monitorare i momenti di maggiore esposizione, utilizzando bollettini pollinici e app per controllare la qualità dell’aria.
Dermatite atopica: prurito e pelle arrossata
La dermatite atopica colpisce fino al 20% dei bambini e l’8% degli adulti. Può essere associata alle allergie ai pollini. È una malattia infiammatoria cronica che provoca prurito, arrossamento e desquamazione della pelle.
Secondo uno studio riportato dal progetto “L’Inferno dentro”, il 61% dei pazienti con dermatite atopica cronica riferisce una compromissione significativa della qualità del sonno e della vita. Idratazione della pelle, dieta equilibrata e terapie specifiche aiutano a ridurre i sintomi.

Quando la rinite allergica diventa asma
La rinite allergica non curata può evolvere in asma. Per evitarlo, è essenziale una diagnosi precisa, da qui l’importanza della spirometria e del test FeNO (ossido nitrico espirato) per valutare l’infiammazione bronchiale.
Sono esami semplici, economici, ma ancora sottoutilizzati, secondo gli esperti. Solo il 60% delle diagnosi di asma avviene tramite spirometria.
Campagna Asma Zero Week
Dal 12 al 16 e dal 26 al 30 maggio saranno disponibili visite gratuite nei Centri aderenti alla campagna Asma Zero Week. L’iniziativa è rivolta ai pazienti con sintomi respiratori non controllati (per informazioni: numero verde 800 628989 o sito ufficiale www.siaaic.org).
Oggi circa 3 milioni di italiani soffrono d’asma. Il 10% ha una forma grave non controllata con la terapia basale. Per loro, una diagnosi tempestiva e accurata può fare la differenza, evitando trattamenti inefficaci e prevenendo complicanze.








