Dalle associazioni della sanità privata accreditata che in Campania sostengono il rispetto dei LEA e garantiscono la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale arriva con forza la richiesta al governatore Vincenzo De Luca affinché si possa trovare con la Regione una strada che porti all’integrazione delle tariffe per le prestazioni ai cittadini. Confapi Sanità, Federanisap, Federbiologi, Aspat, Aisic, Anmed e Confcommercio hanno formato un fronte unico che ha sollevato il tema, già noto, dei tagli disposti ai tetti di spesa delle prestazioni erogate da strutture private accreditate.
Il nuovo nomenclatore tariffario
Con il nuovo anno è infatti entrato in vigore il nuovo nomenclatore nazionale, che ha tagliato di più di 35milioni di euro i fondi destinati ai laboratori. Il nuovo decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Mef, che modifica il decreto ministeriale 23 giugno 2023 “Decreto Tariffe” è entrato in vigore dal 30 dicembre 2024 e ha aggiornato, dopo 28 anni, il nomenclatore delle prestazioni di specialistica ambulatoriale (nel pubblico e nel privato accreditato) e, dopo 25 anni, quello dell’assistenza protesica fermi rispettivamente al 1996 e al 1999. «Rispetto al decreto ministeriale del 2023 – ricorda Elisabetta Argenziano (Federbiologi) sono state aggiornate 1.113 tariffe associate alle prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica sulle 3.171 che compongono il nomenclatore, ovvero il 35% del totale».
I timori degli addetti ai lavori
Bene l’aggiornamento, se non fosse che le nuove tariffe non coprono in molti casi la spesa delle prestazioni, rendendo insostenibile l’erogazione ai cittadini. «Confidiamo sulla disponibilità dei vertici regionali all’ascolto ed ad una soluzione ragionata in tempi brevi» dice Alfonso Postiglione (Confcommercio) che teme «licenziamenti di personale, fallimento dei fornitori e, principalmente, la continua e calcolata attività di acquisizione di gruppi economici delle nostre strutture, messe con le spalle al muro, da un provvedimento universalmente ritenuto assurdo ed ingiusto». Ora, la richiesta delle associazioni alla regione Campania mira a centralizzare l’autonomia territoriale rispetto a scelte nazionali che hanno ridotto il diritto alla salute a “capitolo di spesa”.
L’articolo 1 nella legge di Bilancio che
Una richiesta che poggia sull’Art. 1 comma 322 della Legge di Bilancio 2025 che “sopprime una disposizione che impedisce ad alcune regioni di derogare ai limiti di massimi delle tariffe di remunerazione delle strutture che erogano assistenza ospedaliera e ambulatoriale a carico del Servizio sanitario nazionale e prevede alcuni specifici adempimenti per le regioni che si avvalgono della possibilità di derogare ai limiti massimi”. Le associazioni di categoria chiedono di verificare la praticabilità della norma in Regione Campania, come già fatto nella regione Sicilia e ottemperato nella Regione Veneto. «Il rischio concreto che deve essere evitato è quello di associare il dolore, la sofferenza e la malattia a calcoli aritmetici per rientrare in numeri astratti di bilancio», dice Silvana Papa (Confapi Sanità).
La speranza di una sponda da parte della Regione
Di qui la richiesta al Governatore De Luca di un incontro immediato attraverso il quale continuare a garantire le cure ai cittadini. «Così muore il welfare e l’identità solidaristica dell’Italia – conclude Papa – siamo certi che il presidente De Luca saprà mostrare sensibilità politica nei confronti di un tema così importante e di migliaia di famiglie che vedono a rischio il proprio posto di lavoro». Del resto, ricorda Gaetano Gambino (Aisic) – «la Regione Campania si era già espressa sulla sottostima delle tariffe rispetto ai costi reali tanto che aveva chiesto al governo centrale una deroga pur essendo in piano di rientro per poter intervenire con risorse proprie avendo i bilanci a posto ed ora questa norma giunge propizia». Per Confapi Sanità, Federanisap, Federbiologi, Aspat, Aisic, Anmed e Confcommercio, “solo un intervento della Regione potrà mitigare la discriminazione tra territori diversi e potrà evitare un’emarginazione dei cittadini delle Regioni più povere”
Leggi anche:

it.freepik







«Un grande sforzo collettivo – dice il direttore generale Anna Iervolino – che vede impegnate tutte le forze migliori del Policlinico federiciano e che ha richiesto una complessa revisione dei processi organizzativi, logistici e strutturali. Faccio gli auguri di buon lavoro al professore Cittadini e a tutto lo staff medico ed infermieristico che ha raccolto senza esitazione la sfida della lotta al Covid». Nel Dipartimento del professor Beguinot è presente anche il laboratorio di virologia, guidato dal professor Giuseppe Portella che, già inserito nella rete Coronetlab regionale, grazie al reclutamento avviato di nuove figure professionali, sarà a breve in grado di aumentare il numero dei tamponi esaminati, arrivando a 1000 tamponi al giorno. Oltre ai posti letto di Malattie infettive e Medicina interna è determinante l’impegno dei ginecologi della Federico II per il percorso dedicato alle donne in gravidanza positive al COVID. Nei reparti guidati dai Professori Fulvio Zullo e Giuseppe Bifulco sono 30 i posti letto dedicati, ad oggi tutti occupati. Sono invece 8 i posti letto destinati all’hub regionale per i pazienti COVID in età pediatrica. Il reparto, guidato dal professor Alfredo Guarino, grazie alla collaborazione con i Pediatri di Libera Scelta e centinaia di contatti in triage telefonico assicura, oltre alle cure ospedaliere, il supporto nell’assistenza a domicilio di numerosi bambini e adolescenti campani. Ed inoltre, due sono le terapie intensive dedicate, sotto la guida del professor. Giuseppe Servillo, per complessivi 20 posti letto. Ad oggi sono quindi 96 i posti letto complessivi attivi al Policlinico Federico II che, nel rispetto della programmazione regionale arriveranno, attraverso ulteriori aperture, a 150 posti letto.
