Nelle scorse ore a Diamante, sul lungomare cosentino, un panino con salsiccia e cime di rapa venduto da un truck food ha provocato una drammatica intossicazione da botulino. Ad accusare malori sono state nove persone, tra cui due diciassettenni, due donne di circa 40 anni, alcune in condizioni critiche. Un uomo di 52 anni, originario di Napoli, è deceduto durante il trasferimento verso un ospedale in Basilicata
Le autorità hanno disposto il sequestro del mezzo di vendita e un blocco sanitario cautelativo, mentre il personale ospedaliero sta somministrando antitossina botulinica ai pazienti, con dosi arrivate da Taranto e Roma.
Cos’è il botulismo alimentare e come si manifesta
Il botulismo alimentare è una forma di avvelenamento causata dalla tossina botulinica, prodotta dal batterio Clostridium botulinum, che prospera in ambienti senza ossigeno (anaerobiosi) e a bassa acidità (pH > 4,5).
I sintomi, come spesso accade, possono essere inizialmente molto generici. Si può avere la nausea o il vomito, ma anche dolori addominali e diarrea. Niente, insomma, che farebbe pensare ad una situazione grave. Con il passare delle ore compaiono però spiccate manifestazioni neurologiche: secchezza delle fauci, difficoltà a deglutire o parlare, visione offuscata o sdoppiata (diplopia), ptosi palpebrale (palpebre cadenti), progressiva debolezza e paralisi, fino all’insufficienza respiratoria
Perché è pericolosa
La tossina botulinica è una tra le più potenti al mondo e anche quantità minime possono essere letali. Senza trattamento tempestivo, può evolvere rapidamente verso la paralisi respiratoria con rischio di morte. Ma come si interviene? Si usa un siero antitossina, che deve essere somministrato al più presto in ambiente ospedaliero. Grazie alla terapia moderna, il tasso di mortalità si è ridotto drasticamente (dal 60–70% a circa 3–5%).
Come prevenire il botulinsmo alimentare
Per prevenire un’intossicazione da botulino, è fondamentale prestare molta attenzione a come si preparano e si conservano gli alimenti, soprattutto quelli fatti in casa. Il rischio maggiore, infatti, riguarda le conserve non acide – come verdure sott’olio, cime di rapa, funghi o carne – perché offrono un ambiente ideale per la proliferazione del Clostridium botulinum, il batterio che produce la tossina.
Una delle prime regole è acidificare correttamente i cibi, ad esempio cuocendoli in una miscela di acqua e aceto in parti uguali. Questo abbassa il pH e rende l’ambiente ostile per i batteri. In alternativa, si possono aggiungere ingredienti acidi come succo di limone o zucchero (nel caso delle marmellate). È poi importante pastorizzare i vasetti, cioè immergerli in acqua bollente per almeno 15-20 minuti dopo averli chiusi: questo passaggio uccide eventuali tossine già presenti. Ancora più sicura è la sterilizzazione con autoclave, uno strumento che consente di raggiungere temperature più elevate e distruggere anche le spore batteriche, ma non tutti lo hanno a disposizione a casa.
Un altro accorgimento spesso trascurato è eliminare le bolle d’aria nei vasetti prima di chiuderli, perché anche piccole sacche d’aria possono creare ambienti favorevoli alla tossina. Per lo stesso motivo, bisogna asciugare bene gli alimenti e coprirli completamente d’olio se si tratta di conserve sott’olio. Se invece si usano salamoie, è importante che siano ben concentrate: almeno 100 grammi di sale per litro d’acqua.
Infine, è sempre meglio evitare del tutto conserve casalinghe a base di carne o pesce, a meno di non avere gli strumenti e le competenze adeguate. E quando ci si trova davanti a un vasetto con il coperchio rigonfio, bollicine interne, odori strani o perdite, non bisogna avere dubbi: va buttato via senza aprirlo. In questi casi, meglio un piccolo spreco che un rischio enorme per la salute.
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