Lo yoga può aiutare i bambini malati di tumore? A quanto pare sì. Il reparto di Oncologia dell’AOU Meyer IRCCS ha introdotto due progetti rivoluzionari che coniugano tecniche di rilassamento, controllo della respirazione e valorizzazione dell’immagine personale. Grazie al sostegno della Fondazione Meyer, queste iniziative, nate in fase sperimentale, entrano a pieno titolo nel percorso di cura dei giovani pazienti, siano essi ricoverati o in day hospital. L’obiettivo è quello di integrare attività ludiche e terapeutiche, offrendo un sostegno concreto in un momento di grande fragilità.
Un percorso personalizzato attraverso lo yoga
Le sedute di yoga individuali sono state concepite per rispondere alle specifiche esigenze di bambine, bambini, ragazze e ragazzi in trattamento oncologico. Questi incontri si svolgono due volte a settimana sotto la guida attenta dell’insegnante Jessica Paganelli, la quale ha ideato sessioni disegnate intorno alle caratteristiche individuali di ogni piccolo paziente. Per i più piccini, vengono utilizzati strumenti musicali, come la campana tibetana, e giochi yogici che stimolano la partecipazione attiva e favoriscono il rilassamento. Con l’approccio ludico, il bambino viene coinvolto in attività che, pur mantenendo un tono leggero, hanno l’obiettivo di insegnare tecniche di respirazione e meditazione, strumenti fondamentali per ridurre ansia e stress durante il difficile percorso delle terapie oncologiche.
Nei casi dei pazienti più grandi, le sedute includono momenti di meditazione, automassaggio e visualizzazioni guidate, tecniche che favoriscono una migliore gestione delle emozioni e aumentano l’autoconsapevolezza. La pratica regolare dello yoga permette, inoltre, di ridurre la frequenza cardiaca, come confermato da rilevazioni effettuate mediante saturimetro alla fine degli incontri. Questo dato, allineato alle evidenze presenti nella letteratura scientifica internazionale, rappresenta un importante indicatore del potenziale beneficio che tali attività possono avere sul benessere fisico ed emotivo dei piccoli pazienti.
Terapia estetica: valorizzare l’immagine e coltivare la libertà
Accanto alle sedute di yoga, il progetto di terapia estetica offre un percorso creativo e liberatorio, guidato dalla dottoressa Giada Baldini, esperta in Armoestetica. Gli incontri, che si tengono una volta a settimana, si propongono di far riscoprire ai pazienti la bellezza e l’unicità del proprio aspetto, nonostante le difficoltà dovute alle terapie oncologiche. Attraverso l’utilizzo di strumenti quali collane colorate, schede speciali e carte per mettere a fuoco le caratteristiche del viso e del corpo, i bambini e i ragazzi imparano a sviluppare un gusto estetico personale.
Questo percorso si rivela particolarmente significativo quando si considera l’impatto che la malattia può avere sull’immagine di sé: i capelli che cadono e i cambiamenti fisici rappresentano sfide quotidiane. Tuttavia, la terapia estetica trasforma questi momenti difficili in opportunità per sperimentare senza limiti e per riscoprire la gioia del gioco. La parola d’ordine, in ogni attività, è libertà: libertà di esprimersi, di reinventarsi e di guardare al futuro con speranza. La capacità di valorizzare il proprio corpo e di sentirsi protagonisti del proprio percorso di cura si rivela, infatti, un elemento chiave per rafforzare l’autostima e per affrontare con coraggio il percorso terapeutico.
Un approccio olistico alla cura oncologica
I benefici di questi progetti sono molteplici e vanno ben oltre la semplice distrazione. Come afferma Annalisa Tondo, responsabile del reparto di Oncologia del Meyer, l’attività yogica consente ai piccoli pazienti di sentirsi parte di un contesto vitale e quotidiano. La respirazione, ad esempio, diventa uno strumento attraverso cui esprimere bisogni ed emozioni, contribuendo a gestire i momenti di distacco dal genitore e a rafforzare l’autoconsapevolezza. Parallelamente, la terapia estetica aiuta i pazienti a guardare oltre la malattia, valorizzando la propria identità e contribuendo a costruire una visione positiva del proprio corpo.
Questo approccio integrato, che unisce tecniche di rilassamento, mindfulness e espressione creativa, rappresenta un esempio tangibile di cura olistica in ambito oncologico. Le attività proposte non solo migliorano il benessere fisico ed emotivo, ma creano anche un ambiente di sostegno e accoglienza che rende l’ospedale un luogo meno alienante e più familiare.
Il ruolo fondamentale della comunità e della ricerca
Il sostegno della Fondazione Meyer e la generosità dei donatori hanno reso possibile l’implementazione di questi progetti, testimoniando come l’impegno della comunità possa migliorare concretamente il percorso terapeutico dei pazienti. Parallelamente, un importante studio multidisciplinare, condotto dagli specialisti del reparto in collaborazione con il Servizio di psicologia ospedaliera, è già in corso per valutare l’impatto positivo di queste attività. I primi riscontri, che evidenziano una significativa riduzione della frequenza cardiaca dei partecipanti, incoraggiano la continuazione e l’espansione di tali iniziative, che si propongono di riqualificare la vita dei piccoli pazienti oncologici durante il periodo della malattia e delle cure.
Queste innovazioni, coniugando approcci terapeutici e ludici, offrono una nuova prospettiva sul sostegno ai giovani in momenti di grande difficoltà. L’impegno nell’offrire attività che non si limitano a distrarre, ma che aiutano a costruire resilienza e fiducia in sé stessi, rappresenta un esempio luminoso di come la cura possa essere pensata in maniera globale e umana.
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Ufficio Stampa