La soia è al centro di un parere ufficiale espresso dall’Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro (ANSES) il 24 marzo. L’agenzia raccomanda l’esclusione della soia da mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, indipendentemente dall’età dei consumatori. Il motivo è il rischio di un’eccessiva esposizione agli isoflavoni, composti presenti nella soia e classificati come fitoestrogeni, ossia sostanze con attività simile agli estrogeni.
Gli isoflavoni sono naturalmente presenti in alimenti derivati dal legume, come tofu, latte di soia e tempeh. Il provvedimento francese non è un divieto, ma una sconsigliata inclusione nella ristorazione pubblica, per ragioni di sicurezza tossicologica.
I nuovi limiti francesi sugli isoflavoni: 100 volte più bassi dei precedenti
La novità riguarda l’abbassamento drastico del limite considerato sicuro. ANSES ha ridotto di cento volte la dose giornaliera rispetto ai valori indicati circa vent’anni fa dalle autorità sanitarie francesi dell’epoca, AFSSA e AFSSAPS. Quei limiti erano stati fissati facendo riferimento ai consumi in Giappone, stimati tra 60 e 80 mg al giorno.
Oggi, grazie a nuovi dati raccolti tramite l’analisi delle urine delle popolazioni asiatiche, si è scoperto che l’esposizione reale è molto più bassa: raramente si superano i 20 mg al giorno, anche tra bambini e adulti. Secondo l’esperta Catherine Bennetau-Pelissero, docente di Fisiologia e Endocrinologia a Bordeaux Sciences Agro, questi nuovi dati indicano una sovrastima nei precedenti riferimenti e una necessità di maggiore cautela.
Gli studi alla base delle nuove soglie: risultati contrastanti
ANSES ha fondato le nuove soglie su due studi tossicologici condotti su animali. Il primo, del 2008, realizzato dal National Toxicology Program statunitense secondo le linee guida OCSE, non ha rilevato danni riproduttivi nei ratti fino a una dose di 5,9 mg/kg/giorno.
Il secondo, francese e non conforme agli standard OCSE, ha invece osservato malformazioni testicolari e alterazioni della funzione riproduttiva nei ratti maschi esposti in utero a 1 mg/kg/giorno. I risultati non sono stati confermati dal primo studio, ma l’ANSES segnala che, come per altri interferenti endocrini, il rapporto dose-effetto può non essere lineare. L’Agenzia lamenta inoltre la carenza di dati certi sulla concentrazione reale di isoflavoni nei cibi e sulla reale esposizione dei consumatori.
I nuovi valori tossicologici francesi: 0,02 mg/kg per adulti, dimezzati per donne e bambini
ANSES ha fissato i valori tossicologici di riferimento (VTR) a 0,02 mg/kg/giorno per la popolazione generale. Per donne in età fertile, in gravidanza e bambini in età prepuberale il valore è dimezzato: 0,01 mg/kg/giorno. Significa che un uomo di 80 kg non dovrebbe superare 1,6 mg al giorno; una donna di 60 kg, 0,6 mg; un bambino di 30 kg, 0,3 mg. Tutti valori molto più bassi rispetto a quelli oggi in vigore in Italia.
Dati INCA3: in Francia molte persone superano le soglie
Per stimare l’esposizione reale, ANSES ha incrociato i dati dello studio nazionale INCA3 (Étude individuelle nationale des consommations alimentaires, 2014-2015) con analisi di laboratorio sui cibi in commercio. Il risultato indica che molti consumatori abituali di prodotti a base di soia superano facilmente le nuove soglie. A eccezione della salsa di soia, ogni porzione di alimento a base di questo legume contiene almeno 10 mg di isoflavoni. Si tratta di una quantità già superiore al limite per bambini e donne in età fertile.
Soia e possibili effetti protettivi: cosa dicono gli studi
Gli isoflavoni sono studiati da anni per le loro proprietà simili agli estrogeni. Potrebbero avere un effetto positivo nella terapia ormonale sostitutiva, soprattutto per le donne in menopausa. Questa ipotesi deriva dall’osservazione di una minore incidenza di tumori ormone-dipendenti (come endometrio e prostata) nelle popolazioni asiatiche rispetto a quelle occidentali. Tuttavia, la maggior parte delle evidenze deriva da modelli animali e non da studi clinici su esseri umani. Gli studi disponibili sono perlopiù osservazionali, quindi non permetterebbero di determinare un rapporto causa-effetto.
I rischi per i bambini: possibili effetti a lungo termine
Se gli effetti avversi sugli adulti sono in genere reversibili, nei bambini o nei feti l’esposizione a interferenti endocrini può lasciare segni permanenti. Nei primi anni di vita il sistema endocrino è in sviluppo e può subire modifiche durature, con conseguenze anche transgenerazionali. Per questo, è sconsigliata l’assunzione di latte artificiale contenente isoflavoni di soia nei neonati. Esiste anche un rischio, seppur controverso, di interferenza con il metabolismo degli ormoni tiroidei e con i farmaci per l’ipotiroidismo. Un recente studio italiano, però, ha escluso tale interferenza in soggetti trattati con 60 mg al giorno di isoflavoni.
Italia, soglia ancora a 80 mg: EFSA valuta sicuro fino a 150 mg
In Italia il Ministero della Salute riporta una soglia di 80 mg al giorno per l’assunzione di isoflavoni. Questo dato è incluso nell’elenco degli “altri nutrienti e sostanze a effetto fisiologico”. In Europa la maggior parte del consumo è indiretto, tramite alimenti di origine animale provenienti da animali nutriti con mangimi a base di soia.
Secondo un rapporto del WWF, questo consumo “nascosto” equivale a circa 60 kg annui di proteine di soia, mentre quello diretto (tipico di vegetariani e vegani) è di 3,5 kg all’anno. L’assunzione tra 50 e 100 mg al giorno, pari a circa 25 grammi di soia, non sembra comportare rischi per la salute. L’EFSA ha stabilito che fino a 150 mg al giorno è sicuro per le donne in peri- e post-menopausa, anche se non esistono raccomandazioni nutrizionali formali da parte dell’Autorità
Come comportarsi a tavola: evitare eccessi, preferire varietà
Gli esperti in generale consigliano prudenza, soprattutto per bambini e donne in gravidanza. Gli isoflavoni si trovano anche in legumi comuni come ceci, piselli e fagioli, ma in concentrazioni inferiori. I semi di soia restano la fonte principale.
Tuttavia, la lavorazione riduce il contenuto: tofu e latte di soia ne contengono meno rispetto al fagiolo intero. La raccomandazione è quella di variare l’alimentazione. Anche la preparazione e la cottura possono influenzare il contenuto finale di isoflavoni: prodotti come miso, tempeh e edamame ne contengono meno. Il microbiota delle popolazioni asiatiche, diverso da quello europeo, potrebbe infine contribuire a un metabolismo più efficiente di queste molecole.




