Nei primi mesi del 2025, sono state 183 le donne che si sono rivolte al Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera Cardarelli di Napoli a causa di violenze subite per ragioni di genere. Una media che supera un accesso ogni due giorni e che segna, con nettezza, il dato più alto registrato dall’ospedale negli ultimi tre anni. Il confronto con il passato recente aiuta a capire la dimensione del fenomeno: nel 2024 le donne vittime di violenza che erano arrivate in Pronto Soccorso erano state 180, mentre nel 2023 ci si era fermati a 175. Numeri che, presi insieme, raccontano la persistenza di una ferita aperta nel tessuto sociale, ma anche la capacità del Cardarelli di essere una prima linea di cura e protezione.
Un trend che preoccupa: il confronto con gli anni precedenti
La curva dei casi intercettati dal Pronto Soccorso conferma una crescita progressiva. L’incremento tra il 2023 e il 2024 era già stato un segnale d’allarme; nel 2025 l’asticella si alza ancora, con 183 accessi soltanto nei primi mesi dell’anno. Va ricordato che i numeri in Pronto Soccorso rappresentano solo una porzione del fenomeno: coraggio, contesto familiare, disponibilità di reti di supporto e conoscenza dei servizi possono incidere sulla scelta di chiedere aiuto. Anche per questo, la costanza con cui il Cardarelli intercetta casi di violenza di genere aiuta a dare profondità a un fenomeno che spesso resta invisibile.
La lettura del dato non è soltanto statistica. L’evidenza di un accesso ogni due giorni mette in luce la necessità di percorsi stabili e strutturati di presa in carico. Nel contempo, il trend in crescita può riflettere una maggiore fiducia nei servizi ospedalieri e una migliore capacità di identificazione, triage e assistenza da parte degli operatori. In ogni caso, emerge il ruolo di presidio sanitario e sociale svolto dal Cardarelli.
Il “percorso rosa” dal 2016: accoglienza, sicurezza, continuità
Dal 2016, anno di avvio del “percorso rosa” presso l’ospedale napoletano, sono state 1.700 le donne accolte dal personale del Cardarelli. Il percorso è stato pensato per garantire un’accoglienza dedicata, sicura e rispettosa, che riconosce la violenza di genere come un’emergenza medica, psicologica e sociale. Ogni donna viene accompagnata in un cammino che non si esaurisce nella singola prestazione sanitaria, ma si apre a una prospettiva più ampia di protezione e ripartenza.
La presa in carico complessiva prevede l’integrazione tra competenze cliniche, psicologiche e sociali. Se la donna lo desidera, l’ospedale può indirizzare ai servizi territoriali antiviolenza e sostenere, quando ritenuto opportuno, il percorso di denuncia alle autorità giudiziarie. È una scelta che spetta alla persona, rispettata nei tempi e nelle modalità, ma sostenuta da professionisti preparati a costruire un contesto di sicurezza e fiducia.
Le parole del direttore generale Antonio d’Amore
“Il nostro ospedale rappresenta anche in questi casi una prima linea di assistenza, la violenza di genere è un’emergenza vera e propria, un fenomeno in cui il nostro Pronto soccorso è coinvolto direttamente, prestando cure nell’immediato ma non solo. Alla prestazione sanitaria pura si affianca infatti una presa in carico globale con assistenti sociali e supporto psicologico, che fa sì che la persona vittima di violenza sia accolta e accompagnata lungo un percorso che la porterà a ricominciare una nuova vita. Per sé ma, sempre più spesso, anche per i propri figli e la propria famiglia. In questo il Cardarelli ha un ruolo di presidio sociale molto delicato ed importante”.
Le parole del direttore generale dell’AORN A. Cardarelli, Antonio d’Amore, restituiscono con chiarezza la cifra di un impegno che ha, insieme, urgenza clinica e responsabilità sociale. La “presa in carico globale” non è uno slogan: significa che l’accesso al Pronto Soccorso diventa il punto di partenza per un percorso protetto, in cui la dimensione sanitaria, quella psicologica e quella sociale si intrecciano per offrire ascolto, cura e strumenti concreti di tutela.
Rete territoriale e tutela: come si costruisce un’uscita dalla violenza
Il Cardarelli, tra le realtà italiane che registrano i numeri più alti di accessi in Pronto Soccorso per violenza di genere, lavora in connessione con la rete territoriale. La collaborazione con i servizi antiviolenza è un tassello decisivo: significa presidiare la continuità dell’assistenza anche fuori dall’ospedale, favorire il contatto con strutture capaci di offrire protezione, consulenza legale, supporto psicologico a medio e lungo termine, orientamento al lavoro e, quando necessario, soluzioni abitative sicure.
Un altro elemento fondamentale riguarda le modalità della denuncia. L’ospedale può accompagnare la persona nel percorso verso le autorità giudiziarie quando sussistono i presupposti e quando la donna lo richiede. La centralità dell’autodeterminazione è il principio guida: nessuna decisione è imposta, ma ogni passo è informato, condiviso e supportato.
25 novembre: memoria, consapevolezza, azione
Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e di genere, che si celebra il 25 novembre, il Cardarelli rilancia il proprio impegno. Questa ricorrenza non è soltanto un appuntamento simbolico: è un promemoria per le istituzioni, per i servizi e per la comunità. La violenza di genere è un problema che riguarda tutti, che richiede investimenti stabili, formazione continua per gli operatori, campagne di prevenzione, educazione al rispetto e alla parità fin dall’infanzia.
I dati dei primi mesi del 2025, letti accanto a quelli del 2023 e del 2024, dicono che la domanda di protezione aumenta e che la risposta deve essere all’altezza. È in gioco la sicurezza di donne, ragazze e, spesso, dei loro figli. Il Cardarelli, con il “percorso rosa” e con l’azione quotidiana del Pronto Soccorso, si conferma presidio di prossimità, luogo in cui chiedere aiuto e avviare un cammino di uscita dalla violenza.
Chiedere aiuto è possibile: il numero dedicato del Cardarelli
Per facilitare l’accesso e la gestione delle situazioni di violenza, l’ospedale ha attivato un numero di telefono dedicato: +39 366 613 98 28. È un riferimento utile per orientarsi tra i servizi, ricevere informazioni e attivare in tempi rapidi il percorso più adatto. Sapere che esiste una porta aperta, a cui si può bussare in sicurezza, è spesso il primo passo verso la protezione.
Accanto all’assistenza clinica, il Cardarelli offre ascolto, valutazione del rischio, sostegno psicologico e contatti con la rete territoriale. È un modello che mette al centro la persona, riconosce l’urgenza e valorizza la continuità dell’accompagnamento. In questa cornice, ogni telefonata, ogni accesso, ogni richiesta di informazioni può rappresentare l’inizio di una nuova vita, per sé e per i propri figli.
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