È realmente possibile ritrovare l’udito grazie all’impianto di un orecchio bionico? Non siamo ancora alle potenzialità mostrate in alcuni celebri telefilm degli anni 70, ma bisogna ammettere che la ricerca è andata molto avanti. Un intervento che ricorda molto da vicino le capacità della mitica Jaime Sommers (la “donna bionica” per l’appunto), interpretata da Lindsay Wagner.
Orecchio bionico, il primato di Ferrara
Proprio di recente, infatti, all’Ospedale di Ferrara, è stato eseguito con successo l’impianto di un dispositivo cocleare smart su una donna di 50 anni residente nella provincia. L’operazione è stata portata a termine dall’équipe di Otorinolaringoiatria diretta dal professor Stefano Pelucchi e guidata dalla dottoressa Michela Borin, segnando un importante passo avanti nella lotta alla sordità.
La vera novità di questo impianto è la presenza di una memoria interna capace di archiviare le impostazioni personalizzate di ogni paziente. Questa caratteristica permette un recupero immediato delle mappature individuali, consentendo al paziente di ritrovare rapidamente la capacità di udire anche dopo eventuali problemi tecnici.
Memoria interna
Ma cos’è esattamente un impianto cocleare, detto anche “orecchio bionico”? Si tratta di un dispositivo sofisticato che converte i suoni dell’ambiente in impulsi elettrici, trasmettendoli direttamente al nervo acustico. È composto da una parte interna, inserita sotto la pelle del cranio e collegata tramite elettrodi all’orecchio interno, e da una parte esterna dotata di microfoni e un processore che cattura e trasforma i suoni.
Il dispositivo impiantato a Ferrara, particolarmente avanzato, vanta uno spessore di appena 3,9 millimetri e offre un firmware aggiornabile. Questo significa che i pazienti potranno usufruire di nuove funzioni tecnologiche senza dover affrontare ulteriori interventi chirurgici. Inoltre, l’impianto è compatibile con la risonanza magnetica, aspetto fondamentale per garantire ai pazienti una gestione della salute più semplice e sicura nel tempo.
Verso nuove possibilità
“La possibilità di aggiornare il dispositivo – spiega la dottoressa Borin – non si limita a migliorare immediatamente la qualità della vita, ma apre la strada a future innovazioni tecnologiche, garantendo così ai pazienti benefici continui. Inoltre, la compatibilità con la risonanza magnetica rappresenta un enorme vantaggio nella gestione clinica sul lungo periodo, offrendo maggiore tranquillità ai pazienti”.
Leggi anche:

it freepik