La prestigiosa rivista Nature Medicine ha pubblicato i risultati definitivi dello studio sulle cellule CAR-T GD2, sviluppate e sperimentate all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. La terapia si è dimostrata sicura ed efficace nel trattamento del neuroblastoma refrattario o recidivante, uno dei tumori pediatrici più difficili da curare.
Lo studio clinico di fase I/II, avviato nel 2018, conferma e rafforza i dati preliminari già presentati nel 2023 sul New England Journal of Medicine, ampliando il numero di pazienti coinvolti da 27 a 54 e offrendo una visione più completa sugli effetti della terapia.
Cos’è il neuroblastoma
Il neuroblastoma è il tumore solido extracranico più frequente dell’età pediatrica. Colpisce soprattutto i bambini tra 0 e 5 anni e in Italia vengono registrati ogni anno circa 120-130 nuovi casi.
Origina dai neuroblasti, cellule del sistema nervoso simpatico, e colpisce con maggiore frequenza le ghiandole surrenali. Nonostante i progressi, le forme ad alto rischio hanno una prognosi ancora severa: con le terapie convenzionali la probabilità di guarigione definitiva non supera il 45-50%, e in caso di recidiva la sopravvivenza a due anni si ferma al 10-15%.
I risultati dello studio
Lo studio pubblicato su Nature Medicine ha coinvolto 54 bambini trattati con cellule CAR-T GD2, prodotte a partire dai linfociti dei piccoli pazienti e modificate in laboratorio per attaccare selettivamente le cellule tumorali.
I risultati sono incoraggianti:
-
2 pazienti su 3 hanno risposto positivamente al trattamento.
-
Il 40% ha raggiunto una remissione completa a sei mesi dall’infusione.
-
Nei bambini con basso carico di malattia, la sopravvivenza a cinque anni è stata del 68%, con una sopravvivenza libera da eventi del 53%.
-
Nei pazienti trattati in fase precoce, dopo una o due linee di terapia, la sopravvivenza a cinque anni si avvicina al 90%, rispetto al 43% di chi aveva già affrontato tre o più linee di cura.
Un dato particolarmente significativo riguarda i bambini i cui linfociti erano stati raccolti già alla diagnosi: in questa coorte la sopravvivenza globale a 5 anni ha raggiunto il 100%.
La sicurezza e l’innovazione
Il trattamento ha confermato un profilo di sicurezza positivo: non sono emersi nuovi segnali di tossicità. Nei rari casi di neurotossicità severa è stato attivato il cosiddetto “gene suicida” iC9, capace di interrompere l’attività delle CAR-T e risolvere gli effetti collaterali gravi.
«Abbiamo iniziato questo percorso molti anni fa con l’obiettivo di dare una nuova chance di guarigione ai bambini – ha dichiarato il professor Franco Locatelli, responsabile del Centro Studi Clinici Oncoematologici e Terapie Cellulari del Bambino Gesù –. Oggi sappiamo che quella strada era giusta e siamo sempre più vicini a rendere questa terapia parte integrante delle cure standard».
Verso nuovi studi internazionali
Dopo i dati preliminari del 2023 e la conferma definitiva pubblicata ora, la ricerca prosegue con l’avvio di un nuovo studio multicentrico europeo di fase II, in accordo con l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).
L’obiettivo è trattare bambini con carico di malattia limitato e poche linee di terapia pregresse, le condizioni in cui i benefici sono risultati maggiori, per estendere la disponibilità della terapia anche ad altri centri internazionali.
«La pubblicazione su una rivista di così alto prestigio scientifico – ha sottolineato il presidente dell’Ospedale, Tiziano Onesti – rappresenta un traguardo per i nostri ricercatori e una conferma della missione che il Bambino Gesù porta avanti da quarant’anni: unire cura e ricerca al servizio dei bambini di tutto il mondo».
Il sostegno alla ricerca
Lo sviluppo delle CAR-T GD2 è stato reso possibile dal sostegno di fondazioni, enti nazionali e internazionali, tra cui Fondazione AIRC, Ministero della Salute, AIFA, Ministero dell’Università e della Ricerca, Unione Europea (Next Generation EU), oltre a collaborazioni industriali e accademiche.
Con la conferma definitiva dei dati, le CAR-T GD2 si candidano a diventare una svolta terapeutica per il neuroblastoma refrattario o recidivante, offrendo ai bambini affetti da questa malattia nuove prospettive di guarigione duratura.
Leggi anche:


