Non un nuovo farmaco né una tecnologia costosa, ma una migliore formazione degli operatori, una diversa organizzazione delle maternità e un controllo continuo della qualità dell’assistenza. Un grande studio condotto in quattro Paesi dell’Africa subsahariana indica che intervenire su questi aspetti può ridurre significativamente il rischio che un bambino muoia durante il parto o nelle prime 24 ore dopo la nascita.
La ricerca, pubblicata il 26 agosto 2026 su Nature Medicine, ha coinvolto 134.630 donne e 139.300 neonati in 16 ospedali di Benin, Malawi, Tanzania e Uganda. Al centro dello studio c’è ALERT, acronimo di Action Leveraging Evidence to reduce perinatal Mortality and Morbidity, un programma pensato per migliorare la qualità dell’assistenza durante il travaglio e il parto.
Il risultato principale è una riduzione del 22% delle probabilità di mortalità perinatale precoce rispetto ai periodi di controllo. L’odds ratio aggiustato è risultato pari a 0,78, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,65 e 0,94.
Che cosa significa mortalità perinatale precoce
Nello studio questo indicatore comprende due eventi: i bambini nati morti dopo essere presumibilmente deceduti durante il travaglio e i neonati morti entro le prime 24 ore di vita.
È una distinzione importante, perché il beneficio osservato riguarda proprio questo endpoint combinato e non significa che il programma abbia dimostrato di diminuire ogni forma di mortalità associata al parto.
Quando i ricercatori hanno analizzato separatamente i cosiddetti nati morti recenti, infatti, la riduzione non ha raggiunto la significatività statistica: l’odds ratio è stato 0,88, con intervallo di confidenza tra 0,68 e 1,13.
Formazione e organizzazione al posto di nuove tecnologie
Uno degli aspetti più interessanti di ALERT è che non si tratta di una nuova terapia. Il programma combina quattro strategie: coinvolgimento di donne, famiglie e personale sanitario nella progettazione degli interventi, formazione pratica degli operatori, programmi strutturati di miglioramento della qualità e mentoring dei responsabili delle maternità.
La formazione ha riguardato, tra gli altri aspetti, la valutazione della donna al momento del ricovero, il monitoraggio durante il travaglio, la preparazione alle emergenze, la comunicazione con le pazienti e il lavoro di squadra.
Gli operatori sono stati formati direttamente negli ospedali attraverso lezioni pratiche e simulazioni. Successivamente ogni reparto ha individuato problemi concreti, introdotto cambiamenti progressivi e controllato i risultati ottenuti. In totale, 484 operatori delle maternità, responsabili della qualità e membri del personale amministrativo hanno ricevuto la formazione iniziale.
Quasi 140 mila neonati coinvolti
Lo studio si distingue anche per le dimensioni. Tra luglio 2021 e dicembre 2023 sono state incluse 134.630 donne, che hanno dato alla luce complessivamente 139.300 bambini.
Gli ospedali erano 16, quattro in ciascuno dei Paesi partecipanti. I ricercatori hanno adottato un disegno chiamato stepped-wedge cluster randomized trial: non sono state randomizzate le singole donne, ma sono stati gli ospedali a introdurre progressivamente ALERT secondo una sequenza stabilita casualmente.
Questo ha permesso di confrontare i risultati registrati negli stessi sistemi sanitari prima e dopo l’introduzione del programma. Circa 60.400 nascite sono avvenute nei periodi di controllo e oltre 74.200 quando ALERT era già operativo.
Diminuiscono anche gli eventi legati alla carenza di ossigeno
Il miglioramento non ha riguardato soltanto l’endpoint principale. Gli eventi ipossico-ischemici, cioè le complicanze associate a un’insufficiente disponibilità di ossigeno intorno al momento della nascita, sono diminuiti del 19%.
L’odds ratio è risultato pari a 0,81, con intervallo di confidenza al 95% tra 0,69 e 0,95. È un dato particolarmente rilevante perché la mancanza di ossigeno durante il parto può provocare conseguenze molto gravi, dalla morte del neonato fino a possibili danni neurologici.
Non tutti gli indicatori, però, sono migliorati. Proprio per questo i risultati richiedono cautela: ALERT ha mostrato un beneficio statisticamente significativo sull’endpoint combinato di mortalità perinatale precoce e su alcuni indicatori di morbilità, ma non ha dimostrato di ridurre in modo significativo i nati morti recenti considerati separatamente.
Perché lo studio è importante
Ogni anno nel mondo circa tre milioni di bambini nascono morti o muoiono poco dopo la nascita. Una quota molto rilevante di questo problema interessa sistemi sanitari con risorse, personale e apparecchiature limitati.
Il valore di ALERT sta quindi anche nel mostrare che migliori risultati non dipendono necessariamente dall’arrivo di tecnologie sofisticate. Applicare in modo più efficace pratiche già conosciute, organizzare il lavoro, formare continuamente gli operatori e individuare rapidamente le criticità può produrre effetti misurabili sulla salute dei neonati.
Restano comunque alcuni limiti. Il trial ha coinvolto soltanto 16 ospedali e, sebbene distribuiti in quattro Paesi diversi, non è possibile concludere automaticamente che gli stessi risultati siano riproducibili in qualunque sistema sanitario. L’efficacia dipende inoltre dalla capacità delle singole strutture di applicare concretamente tutte le componenti del programma.
La qualità dell’assistenza è un intervento sanitario
Lo studio è stato realizzato nell’Africa subsahariana e i risultati non possono essere trasferiti direttamente a Paesi con organizzazioni sanitarie profondamente differenti. Il principio che emerge, però, ha una portata più ampia.
La qualità dell’assistenza può essere considerata essa stessa un intervento sanitario. In medicina l’attenzione è spesso concentrata sull’introduzione di nuovi farmaci, dispositivi e procedure, ma formazione, organizzazione, leadership clinica e controllo sistematico dei problemi possono avere un impatto concreto sugli esiti dei pazienti.
Questo progetto non rappresenta una soluzione definitiva alla mortalità perinatale e non dimostra che un unico modello organizzativo possa funzionare ovunque. Mostra però che, nei contesti in cui molte morti durante e immediatamente dopo il parto sono ancora prevenibili, migliorare il modo in cui vengono fornite cure già conosciute può fare una differenza significativa.
Leggi anche:






