È atterrato la notte scorsa all’Aeroporto di Ciampino un bimbo di 10 anni proveniente dalla Striscia di Gaza, trasferito in Italia nell’ambito della missione Medevac per ricevere cure ad alta specializzazione. L’operazione, complessa sotto il profilo logistico e clinico, si è conclusa con il ricovero presso l’AORN Santobono Pausilipon, dove il piccolo paziente è stato preso in carico in regime di massima protezione e continuità assistenziale.
Coordinamento istituzionale e presa in carico clinica
Il trasferimento internazionale è stato eseguito con un volo militare, sotto la supervisione della CROSS di Pistoia e con il coordinamento dell’Unità di Crisi della Farnesina, con la supervisione della Regione Campania. All’arrivo, un’ambulanza del 118 dell’ASL Napoli 1 Centro ha provveduto al trasferimento in sicurezza fino al Presidio Ospedaliero Santobono. Qui, i clinici hanno avviato gli accertamenti diagnostici necessari per definire un percorso terapeutico su misura, in linea con gli standard internazionali per la gestione delle lesioni neurologiche complesse in età pediatrica.
Lesione midollare e tetraparesi
Dalla documentazione clinica trasmessa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) emerge la presenza di una lesione dei nervi e del midollo spinale che ha determinato una grave tetraparesi. In termini clinici, la tetraparesi è una compromissione della forza ai quattro arti che può associarsi a disturbi sensitivi, respiratori e autonomici, richiedendo un’attenzione multidisciplinare continuativa. Il bambino, secondo quanto riferito ai sanitari dell’ospedale, nell’agosto scorso sarebbe stato colpito da un drone mentre si trovava nella sua tenda: un trauma di natura ad alta energia che, nelle fasi acute, necessita di stabilizzazione, prevenzione delle complicanze e pianificazione precoce della neuroriabilitazione.
Neurochirurgia e approccio multidisciplinare
La presa in carico è stata affidata all’equipe di Neurochirurgia diretta da Giuseppe Cinalli, che ha avviato un iter diagnostico approfondito. La programmazione delle cure coinvolgerà un’équipe multidisciplinare (neurochirurghi, neurologi pediatrici, fisiatri, fisioterapisti, infermieri specializzati, psicologi e assistenti sociali) per integrare la dimensione chirurgica, medica e riabilitativa. Questo modello organizzativo, oggi considerato imprescindibile per le lesioni midollari pediatriche, consente di personalizzare trattamenti e tempi, ridurre il rischio di complicanze e migliorare gli esiti funzionali nel medio-lungo periodo.
Neuroriabilitazione avanzata: tecnologie e obiettivi
La struttura potrà avvalersi delle tecniche di neuroriabilitazione presenti nella palestra riabilitativa ad alta tecnologia del Presidio Cavallino. In tali contesti si adottano protocolli basati su evidenze che includono esercizi di mobilizzazione precoce, training di controllo posturale, potenziamento residuo, prevenzione delle retrazioni muscolari e, quando indicato, l’impiego di dispositivi robotici per il cammino assistito, realtà virtuale terapeutica e sistemi di biofeedback. In caso di tetraparesi, obiettivi primari sono la stabilizzazione clinica, la prevenzione delle piaghe da pressione, la gestione della spasticità, il supporto respiratorio quando necessario e il recupero della massima autonomia possibile nelle attività quotidiane. L’avvio tempestivo di un percorso integrato può incidere sul recupero funzionale e sulla qualità di vita, anche quando la lesione comporta esiti permanenti.
Accoglienza oltre la cura
Il bimbo è accompagnato dalla madre e da una sorella di 11 anni. Il loro percorso in Italia sarà supportato dalla Fondazione Santobono Pausilipon, che affianca l’ospedale nel garantire accoglienza, sostegno psicologico, mediazione culturale e aiuti concreti legati alla permanenza. In situazioni di emergenza umanitaria, l’assistenza al nucleo familiare è un tassello essenziale: riduce lo stress, favorisce l’aderenza ai trattamenti, migliora la comunicazione con i sanitari e, soprattutto in ambito pediatrico, crea le condizioni per un’alleanza terapeutica solida.
I numeri dell’accoglienza e la missione dell’ospedale
“Dall’inizio del conflitto, sono 10 i bambini provenienti dalla Striscia di Gaza che il nostro Ospedale ha accolto e curato, mentre sono 33 i familiari assistiti e sostenuti sotto il profilo abitativo, sociale e clinico”, dichiara il Direttore Generale dell’AORN Santobono Pausilipon, Rodolfo Conenna. “La cura – prosegue – non si esaurisce nel trattamento del singolo paziente: significa assistere l’intero nucleo familiare. Questo per noi è accoglienza. Il nostro Ospedale è aperto ai corridoi umanitari, perché garantire cure a chi non ha accesso alle terapie è un aspetto fondante della nostra mission che ci vede, quotidianamente, impegnati nel coniugare cure di alta specializzazione e assistenza a misura di bambino”.
Medevac e corridoi umanitari: perché contano
Il programma Medevac rappresenta un pilastro dei corridoi umanitari sanitari: consente il trasporto medicalizzato di pazienti fragili da aree di conflitto verso centri in grado di offrire cure altrimenti inaccessibili. L’organizzazione prevede la valutazione clinica pre-imbarco, l’assistenza durante il volo con personale dedicato e attrezzature idonee, nonché il passaggio di consegne strutturato con l’ospedale ricevente. La sinergia tra strutture sanitarie, autorità civili e militari e organismi internazionali è ciò che rende possibile, in tempi stretti e con standard di sicurezza elevati, l’accesso alle cure per i pazienti pediatrici più complessi.
Prospettive di cura e umanità in corsia
Nelle prossime settimane, il bambino seguirà un percorso clinico personalizzato che potrà includere valutazioni neurofisiologiche, imaging avanzato, eventuali procedure neurochirurgiche o interventi mininvasivi per la gestione della spasticità, oltre a un’intensa neuroriabilitazione. Parallelamente, il sostegno alla madre e alla sorella — sul piano abitativo, sociale e psicologico — sarà decisivo per affrontare le tappe del percorso di cura. In una cornice cittadina come Napoli, dove reti sanitarie e solidaristiche collaborano da anni, l’accoglienza non è un gesto episodico ma una pratica quotidiana che traduce in realtà il diritto alla salute dei più piccoli, indipendentemente dal luogo di nascita o dalle circostanze in cui vivono.
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