L’86 per cento degli italiani vorrebbe che a scuola ci fosse lo psicologo. Un plebiscito quello che emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) su un campione rappresentativo della popolazione italiana.
OLTRE LO STIGMA
Se fino a qualche anno fa in molti si vergognavano ad ammettere di essere in cura da uno psicologo, fortunatamente oggi le cose stanno cambiando. Così, sono ormai moltissimi i genitori che considerano lo psicologo una figura “utile” da introdurre all’interno dei nostri istituti. Tema non di oggi ma, oggi più che mai, ansia, depressione, disturbi dell’alimentazione e problemi legati al bullismo stanno diventando un problema enorme. Qualcosa da affrontare con competenza, liberandoci da ogni forma di preconcetto e di pregiudizio.
GLI ORDINI PROFESSIONALI
Di recente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, annunciando l’arrivo nelle scuole superiori di tutor formati con 20 ore di lezioni in psicologia e pedagogia per dare sostegno agli studenti, ha detto che «si sta discutendo della possibilità di introdurre lo psicologo nelle scuole». Da tempo il Cnop rimarca la necessità di questa figura, sottolineando che «tutto il mondo della scuola chiede una presenza qualificata di psicologi per la promozione delle risorse dei ragazzi, per l’ascolto e la prevenzione, per supportare il personale scolastico».
IN CRESCITA
Anche se i dati sono spesso carenti, gli ultimi disponibili parlano di un tasso di giovanissimi che hanno riferito sintomi depressivi in aumentato del 52% negli adolescenti (passando dall’8,7% al 13,2% dei teenager) e del 63% tra i giovani adulti di 18-25 anni (passando dall’8,1% al 13,2%). C’è stato anche un aumento del 71% dei giovani adulti che hanno lamentato forte stress (dal 7,7 al 13,1%) e del 43% del tasso di giovani che hanno dichiarato di pensare al suicidio (dal 7 al 10,3% dei giovani). Numeri che non lasciano dubbi sull’esigenza di operare un cambio di passo e che ben spiegano il desiderio dei genitori ad avere gli psicologi nelle scuole.



Fondamentale è la rilevanza che si riesce a dare, accanto alle attività di assistenza, anche all’opportunità durante il percorso formativo di operare in diverse realtà del servizio sanitario e da queste apprendere tutti gli elementi necessari all’esercizio della professione medica specialistica, sempre in evoluzione ma sempre vicina alle persone». Negli ultimi anni, il numero delle borse di specializzazione finanziate dallo Stato è stato in costante crescita, passando dalle 5.000 nell’anno 2014/2015 alle 13.400 del 2019/2020 per toccare il numero di 17.400 di questo anno accademico. Il test di ammissione alle prove di specializzazione si è appena svolto e ora si attende il decreto del ministro dell’Università e della Ricerca per definire la distribuzione dei posti presso le diverse Scuole di specializzazioni mediche.

