L’antibiotico-resistenza, ovvero la capacità dei batteri di resistere agli antibiotici non è più un allarme astratto: nel 2023 una infezione batterica su sei nel mondo è risultata resistente ai trattamenti standard, conferma l’OMS. Un segnale che rende le cure più difficili e costose, e mette sotto pressione famiglie e sistemi sanitari.
Cosa dicono i numeri (e perché contano)
Secondo il nuovo rapporto GLASS dell’OMS, tra il 2018 e il 2023 la resistenza è aumentata nel 40% delle combinazioni batterio-antibiotico monitorate (in media +5–15% l’anno). Le aree più colpite sono Sud-Est asiatico e Mediterraneo orientale (1 infezione su 3 resistente), con livelli elevati anche in Africa. Tra i patogeni critici: E. coli, Klebsiella, Acinetobacter, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae.
Perché l’antibiotico-resistenza è un problema per tutti
L’antibiotico-resistenza (AMR) trasforma polmoniti, infezioni urinarie o sepsi in malattie più lunghe, rischiose e costose. Già nel 2019 è stata direttamente responsabile di 1,27 milioni di morti (4,95 milioni associate), con il peso maggiore nei Paesi a risorse limitate. Se non si interviene, le proiezioni indicano un onere crescente entro il 2050, soprattutto negli over-70.
Italia: consumi in calo a fasi alterne, ma il lavoro non è finito
In Italia il monitoraggio AIFA mostra andamenti non uniformi: dopo la parentesi pandemica, alcuni segmenti di consumo sono risaliti (es. antibiotici a uso locale), confermando la necessità di stewardship e prescrizioni appropriate. Il confronto europeo continua a evidenziare differenze tra Nord e Sud del continente, con l’Europa meridionale più esposta.
Le cause che alimentano la resistenza
Uso eccessivo o inappropriato di antibiotici (umano e veterinario), diagnosi tardive o imprecise, scarsa igiene e controllo delle infezioni, oltre a percorsi assistenziali frammentati. Anche la lentezza nello sviluppo di nuovi antibiotici non aiuta: l’innovazione non sta tenendo il passo con l’evoluzione dei batteri. Reuters
Cosa fare subito (cose concrete che funzionano)
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Antimicrobial Stewardship in ospedali e territorio: linee guida locali, audit, feedback ai prescrittori, de-escalation terapeutica. ScienceDirect
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Diagnostica rapida & cultura del tampone: identificare presto il patogeno riduce uso empirico prolungato. Organizzazione Mondiale della Sanità
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Vaccinazioni (influenza, pneumococco, ecc.): meno infezioni = meno antibiotici. Organizzazione Mondiale della Sanità
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Infezione zero in corsia: igiene mani, bundle per cateteri e ventilazione, isolamento mirato. Organizzazione Mondiale della Sanità
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One Health: uso prudente di antimicrobici negli animali e monitoraggio lungo la filiera alimentare. efsa.onlinelibrary.wiley.com
Che cosa chiedono gli esperti
L’OMS invita i Paesi a rafforzare sorveglianza, accesso a diagnosi e farmaci appropriati, e a usare responsabilmente gli antibiotici. Tradotto: prescrivere solo quando servono, alla dose e durata corrette; evitare l’automedicazione; non utilizzare antibiotici per malattie virali come il raffreddore. Organizzazione Mondiale della Sanità
Come proteggersi nella vita di tutti i giorni
Lavarsi le mani bene e spesso, vaccinarsi secondo calendario, completare le terapie prescritte (senza “fai-da-te”), non chiedere antibiotici “per sicurezza”, e non usare avanzi in casa. Piccole abitudini che fanno una grande differenza, anche per chi ci sta accanto.
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