L’ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Eppure, secondo i dati più recenti, solo una minoranza dei pazienti affetti riesce a tenere la pressione sotto controllo, nonostante le terapie disponibili. Per i casi più complessi, in cui i farmaci non bastano, oggi esiste una nuova opportunità: la denervazione renale.
Presso l’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (Na), nel reparto di Cardiologia con UTIC ed Emodinamica diretto dal Dr. Marco Boccalatte, è ora disponibile questa tecnica avanzata, indicata per pazienti con ipertensione arteriosa non controllata, nonostante una terapia farmacologica ottimale.
Si parla di ipertensione resistente quando, nonostante l’uso simultaneo di almeno tre classi di farmaci a dosaggio pieno (di cui uno è un diuretico), i valori pressori restano elevati. In questi casi è necessario valutare nuove strategie terapeutiche, come la denervazione renale, dopo aver escluso cause secondarie e problemi di aderenza alla terapia.
Come funziona la denervazione renale
La procedura consiste nella disattivazione selettiva dei nervi che circondano le arterie renali e che, se iperattivi, possono contribuire all’innalzamento della pressione arteriosa. È un intervento minimamente invasivo: il medico introduce un catetere sottilissimo (2 mm) attraverso una piccola puntura, solitamente a livello inguinale, e lo guida fino all’arteria renale. Qui, mediante radiofrequenza, si “silenziano” i nervi senza impiantare alcun dispositivo permanente.
“È una tecnica sicura ed efficace – spiega Stefano Messina, cardiologo del Santa Maria delle Grazie – che si affianca alla terapia farmacologica nei pazienti a rischio elevato o in politerapia senza controllo ottimale della pressione”.
Quando è indicata
La denervazione renale è indicata per quei pazienti che, pur seguendo una terapia combinata con almeno tre o quattro classi di farmaci antipertensivi, non riescono a mantenere valori pressori adeguati. Una condizione che, secondo le stime, riguarda una quota non trascurabile della popolazione ipertesa.
L’ipertensione è spesso sottovalutata ma rappresenta una delle principali minacce alla salute pubblica. Oggi possiamo contare su un’arma in più: 8 pazienti su 10 trattati con la denervazione renale ottengono una significativa riduzione della pressione arteriosa.
Un problema globale
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo oltre 1,2 miliardi di adulti soffrono di ipertensione. Solo il 20% dei casi diagnosticati risulta ben controllato. Aumentare la consapevolezza e migliorare gli strumenti terapeutici è fondamentale.
Anche una riduzione di soli 10 mmHg nella pressione sistolica può abbattere il rischio di ictus e infarto fino al 30%. La denervazione renale, oltre a migliorare la qualità di vita, può quindi contribuire concretamente alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari.
Cosa dicono gli studi
Diversi trial clinici internazionali, come lo SPYRAL HTN-ON MED e lo SPYRAL HTN-OFF MED, pubblicati su The Lancet, hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza della procedura sia in pazienti già in terapia farmacologica sia in quelli non trattati. I risultati mostrano riduzioni significative dei valori pressori già nei primi mesi successivi all’intervento.
L’introduzione della denervazione renale nell’offerta terapeutica del Santa Maria delle Grazie rappresenta un passo importante nella gestione dell’ipertensione difficile. Una procedura innovativa, sicura e scientificamente validata che amplia le opzioni per pazienti ad alto rischio e offre nuove speranze nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
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