Ridurre gli errori, velocizzare le diagnosi, rendere le cure più sicure e sostenibili. Sono queste le promesse dei Clinical Decision Support System (CDSS), software avanzati pensati per affiancare i medici nel processo decisionale clinico. Il tema è stato al centro dell’incontro “L’informazione che cura: sostenibilità, sicurezza e risparmio con i Clinical Decision Support Systems (CDSS)”, promosso da B-Sanità e ospitato al Museo Ninfeo dell’ENPAM, a Roma.
Clinici, manager sanitari, esperti informatici e sviluppatori si sono confrontati su potenzialità e limiti di questi strumenti digitali che, pur non sostituendo il medico, offrono un supporto basato su banche dati aggiornate, algoritmi e talvolta intelligenza artificiale.
Appropriatezza e riduzione degli sprechi
“Il più importante impatto dei CDSS è sulla crescita dell’appropriatezza – ha spiegato Micaela La Regina, internista e Risk Manager presso l’ASL 5 Liguria –. In cinque anni, grazie all’integrazione con la cartella clinica elettronica, abbiamo raggiunto le 10mila interrogazioni all’anno, con una riduzione dei trattamenti inappropriati dal 20 al 2%. Meno esami inutili, meno ritardi, liste d’attesa più corte e maggiore sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.
Un aiuto concreto nei casi complessi
Nel corso dell’incontro, Lucio Patoia (Primario USL Umbria 2) ha raccontato l’esperienza di un caso clinico ad alta complessità: una porpora trombotica trombocitopenica in una donna alla 33ª settimana di gravidanza. “Un CDSS è stato fondamentale per costruire un percorso condiviso tra specialisti, minimizzando rischi e ambiguità decisionali”.
Aggiornamento continuo: una missione impossibile senza supporto
Ogni anno la comunità scientifica produce oltre 800.000 articoli. “Nessun medico può restare aggiornato su tutto – ha osservato Mario Diplomatico, neonatologo all’Ospedale Moscati di Avellino –. I CDSS aiutano proprio perché sintetizzano e filtrano il sapere. Non semplificano, ma ci aiutano a gestire la complessità”.
Anche la didattica medica ne esce trasformata. “Abbiamo introdotto UpToDate dodici anni fa – ha raccontato Antonio De Belvis, direttore UOC al Policlinico Gemelli –. L’impatto è stato forte, sia sulla prassi clinica che sulla formazione. Il confronto tra specializzandi e senior si è arricchito di contenuti basati sulle evidenze”.
Il contesto: medici sempre più sotto pressione
“La carenza di personale, l’aumento della responsabilità e l’impossibilità di restare aggiornati generano variabilità clinica, ovvero risposte diverse per la stessa patologia – ha spiegato Gilbert D’Ambrosio di Wolters Kluwer –. Un CDSS riduce questa incertezza e tutela sia medico che paziente”. Al centro del dibattito, UpToDate, il sistema più utilizzato al mondo, nato dalla visione del nefrologo Burton Rose. Oggi conta oltre 7.600 collaboratori medici ed è capace di offrire, in pochi minuti, il tipo di “consulto esperto” che i professionisti cercano nei colleghi.
Italia: digitalizzazione a velocità diverse
Nonostante i benefici, i CDSS si scontrano con la frammentazione organizzativa. “Manca una strategia nazionale per la gestione dei dati sanitari – ha sottolineato Enzo Chilelli, presidente del Comitato degli Esperti di B-Sanità –. Le Regioni viaggiano a velocità troppo diverse”. Anche la dirigenza sanitaria vede nei CDSS un’opportunità. “Se ben adottati, possono alleggerire molte delle criticità che assorbono le nostre energie quotidiane – ha detto Gregorio Colacicco, DG ASL Taranto –. Ma serve tempo, risorse e formazione”.
Moderando i lavori, Massimo Casciello (già dirigente del Ministero della Salute) ha messo in guardia: “Non dobbiamo né resistere al cambiamento né affidarci ciecamente agli strumenti. Resta centrale la competenza del medico”.
Appropriatezza, sicurezza, sostenibilità
“Il vero impatto – ha concluso Raffaella Fonda, direttrice di B-Sanità – si misurerà sulla capacità di ridurre esami inutili e ritardi. Solo così miglioreremo le liste d’attesa, la sicurezza delle cure e la tenuta finanziaria del sistema. È su questi tre assi che si gioca il futuro della sanità”.
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