Garantire continuità di cura a chi nasce con patologie malformative e, con il passare degli anni, si trova a dover proseguire trattamenti complessi fuori dal percorso strettamente pediatrico, rappresenta una delle sfide più delicate della sanità moderna. È proprio in questa direzione che si inserisce l’innovativo progetto condiviso tra l’Azienda sanitaria Asl Toscana centro e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer Irccs, che da pochi mesi hanno avviato un percorso dedicato alla chirurgia plastica e ricostruttiva pediatrica, pensato per accompagnare i piccoli pazienti, anche adolescenti, fino alla soglia dell’età adulta e oltre.
Il nuovo modello organizzativo nasce con un obiettivo chiaro: evitare che il passaggio dall’ospedale pediatrico alle strutture dedicate agli adulti interrompa il rapporto terapeutico costruito negli anni e rallenti o complichi l’accesso alle cure. In molti casi, infatti, chi è nato con malformazioni congenite o con condizioni complesse dell’infanzia necessita di controlli, interventi e percorsi ricostruttivi che non si esauriscono nei primi anni di vita, ma richiedono un accompagnamento lungo, strutturato e altamente specializzato.
Un progetto unico in Toscana
Il percorso messo a punto dalle due aziende sanitarie viene presentato come un’iniziativa unica in Toscana. A renderlo tale è soprattutto la capacità di unire competenze diverse in un sistema integrato, nel quale il paziente viene seguito dalla valutazione preoperatoria al trattamento chirurgico, fino ai controlli successivi all’intervento, senza fratture nel percorso assistenziale.
Da una parte c’è il San Giovanni di Dio, con i professionisti della chirurgia vascolare sotto la direzione di Stefano Michelagnoli, che è anche direttore del dipartimento specialistiche chirurgiche della Asl Toscana centro. Dall’altra parte c’è il Meyer Irccs, punto di riferimento pediatrico di eccellenza, con l’équipe di chirurgia plastica pediatrica guidata da Flavio Facchini, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica Pediatrica e Centro Ustioni.
A sostenere concretamente questa collaborazione sono due team multidisciplinari che lavorano in stretta sinergia. Per il San Giovanni di Dio, un ruolo di raccordo è affidato a Clara Pigozzi della Direzione della Chirurgia Vascolare; per il Meyer, il coordinamento è seguito dalla dottoressa Alessandra Martin dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica Pediatrica. È proprio questa organizzazione condivisa a permettere un’assistenza più vicina ai pazienti e alle famiglie, in un momento particolarmente sensibile come quello del passaggio dall’età pediatrica ai servizi per adulti.
I primi interventi e il valore della continuità assistenziale
Il progetto è ancora nelle sue fasi iniziali, ma ha già compiuto i primi passi concreti. “La prima seduta risale a marzo e siamo intervenuti ad oggi su due pazienti”, ha spiegato Stefano Michelagnoli, sottolineando come il potenziale dell’iniziativa sia particolarmente significativo. Il valore aggiunto, infatti, non risiede soltanto nella possibilità di effettuare gli interventi, ma anche nella continuità della presa in carico.
Per i giovani pazienti coinvolti, poter proseguire il proprio percorso mantenendo il rapporto di fiducia costruito nel tempo con i professionisti rappresenta un elemento fondamentale. La continuità assistenziale non è solo una questione organizzativa: ha un impatto diretto sull’aderenza alle cure, sulla serenità con cui si affrontano gli interventi e sulla qualità complessiva dell’esperienza terapeutica. Per le famiglie, inoltre, sapere che il passaggio a una struttura non pediatrica non coincide con una ripartenza da zero offre un importante punto di riferimento umano e clinico.
Le patologie trattate e i benefici della chirurgia ricostruttiva
I pazienti ai quali è rivolto il percorso sono adolescenti o giovani adulti con patologie malformative dell’infanzia. In particolare, il progetto si concentra sul trattamento delle anomalie della parete toracica anteriore, come il petto escavato, il petto carenato e la sindrome di Poland, ma coinvolge anche condizioni complesse quali gli esiti di labiopalatoschisi, gli esiti cicatriziali da ustioni o da traumi e i casi di neurofibromatosi.
Si tratta di situazioni cliniche che possono incidere in modo rilevante non soltanto sull’aspetto estetico, ma anche sulla funzionalità, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita. In età adolescenziale e giovanile, in particolare, il peso di una malformazione o di un esito cicatriziale può diventare ancora più rilevante, perché si intreccia con la costruzione dell’identità, delle relazioni sociali e dell’autostima.
Le tecniche di chirurgia plastica e ricostruttiva consentono oggi di intervenire in modo sempre più personalizzato, con l’obiettivo di migliorare l’armonia corporea, correggere alterazioni anatomiche e recuperare, quando possibile, una migliore funzionalità. L’approccio non è dunque limitato alla correzione estetica, ma si inserisce in una visione più ampia della cura, che considera il paziente nella sua interezza.
Una collaborazione che guarda già al futuro
La sinergia tra San Giovanni di Dio e Meyer non si esaurisce nelle patologie già trattate. Il progetto nasce infatti anche con una prospettiva di sviluppo futura, che comprende il trattamento delle anomalie vascolari complesse, come le malformazioni venose, le malformazioni artero-venose e le malformazioni linfatiche.
In questo ambito, la collaborazione tra chirurghi vascolari e chirurghi plastici assume un ruolo decisivo. L’integrazione di competenze diverse permette di affrontare casi complessi con un approccio multidisciplinare altamente specializzato, capace di offrire soluzioni terapeutiche su misura. È proprio questa alleanza tra professionalità differenti a rendere più efficace l’intervento clinico, a ridurre i rischi e a ottimizzare i risultati sia dal punto di vista funzionale sia da quello estetico.
Il modello organizzativo avviato in Toscana mostra così una visione avanzata della presa in carico: non un singolo intervento, ma un percorso continuativo nel tempo, costruito intorno ai bisogni reali della persona. In una sanità sempre più chiamata a coniugare specializzazione, umanizzazione delle cure e sostenibilità dei percorsi, questa esperienza rappresenta un segnale importante. Il suo significato va oltre i primi numeri: racconta una medicina che sceglie di non interrompersi davanti al confine anagrafico tra infanzia ed età adulta, ma di accompagnare il paziente lungo tutta la sua storia di cura.
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