Ogni giorno dieci medici lasciano il Servizio sanitario nazionale prima della pensione. Cinque scelgono di andare all’estero, sette subiscono aggressioni e altrettanti vengono denunciati. Numeri che descrivono una crisi profonda e che riportano al centro del dibattito il futuro della sanità pubblica italiana.
A lanciare l’allarme è ancora una volta Anaao Assomed, il sindacato degli ospedalieri, mentre il ministro della Salute Orazio Schillaci rilancia le riforme in cantiere nell’ultimo scorcio di legislatura: dal disegno di legge delega sulle professioni sanitarie a quello sull’assistenza territoriale.
Di Silverio: “Serve una revisione complessiva”
“Negli ultimi trent’anni il Servizio sanitario nazionale ha subito trasformazioni ma non ha avuto una revisione complessiva”, denuncia il segretario Anaao Pierino Di Silverio. Secondo il sindacato, sottofinanziamento, carenza di personale e invecchiamento della popolazione hanno prodotto un aumento dei carichi di lavoro, la fuga dei professionisti dagli ospedali e condizioni sempre più diffuse di burnout per chi resta.
Dal governo arriva la risposta di Schillaci, che ricorda le misure già avviate: dall’aumento dell’indennità di specificità alla fiscalità agevolata sugli straordinari, fino al piano di assunzioni straordinarie previsto dalla legge di Bilancio 2026.
Tra le priorità indicate dai medici c’è anche la revisione dell’impianto contrattuale, considerata indispensabile per attrarre e trattenere professionisti. Su questo fronte interviene il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo: “Abbiamo avviato il rinnovo per il triennio 2025-2027 del comparto sanità e siamo fiduciosi di poter arrivare in tempi brevi alla conclusione”.
Formazione, denunce e medicina difensiva
Un altro nodo riguarda la formazione dei giovani medici. “In alcune discipline le borse di specializzazione rimaste vacanti hanno raggiunto il 60%”, segnala Di Silverio. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini sottolinea che lo specializzando “non può essere e non è solo uno studente”, ma deve poter contare su un vero contratto di formazione-lavoro.
Cresce inoltre il numero di denunce per presunti errori sanitari, spesso destinate all’archiviazione ma comunque pesanti per i professionisti. Il fenomeno alimenta la medicina difensiva, con esami prescritti non per reale necessità clinica, per un costo stimato in circa 9 miliardi di euro l’anno.
Schillaci conferma il lavoro sul decreto delega per la riforma delle professioni sanitarie, che dovrebbe introdurre nuove opportunità di carriera e rafforzare lo scudo penale: il medico sarà penalmente punibile solo in caso di colpa grave.
Case di Comunità, il nodo del territorio
In Senato sono all’esame altri provvedimenti, tra cui la riforma della medicina territoriale e ospedaliera. Palazzo Madama ha inoltre approvato il disegno di legge sulla prevenzione, che il presidente della Commissione Affari sociali Ugo Cappellacci assicura di voler incardinare e discutere al più presto alla Camera.
Centrale sarà però la prossima manovra finanziaria, l’ultima dell’attuale governo. Oltre alle risorse, resta decisivo il dialogo con i professionisti. Schillaci assicura che il confronto con i medici di famiglia prosegue per garantire la loro presenza almeno sei ore a settimana nelle Case di Comunità, strutture che il ministro difende dall’accusa di essere “cattedrali nel deserto”.
Dalla Campania la richiesta di confronto
A livello regionale, Anaao Assomed Campania chiede alla Regione di chiarire come intenda affrontare il tema delle Case di Comunità. Per il sindacato, queste strutture possono rappresentare un tassello importante nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale, ma il coinvolgimento del personale sanitario deve avvenire nel rispetto del contratto, delle prerogative professionali e delle relazioni sindacali.
“Non siamo contrari per principio a discutere nuovi modelli organizzativi”, spiega Vincenzo Bencivenga, segretario regionale Anaao Assomed Campania. “Ma il punto è il metodo. Se la Regione Campania immagina un coinvolgimento dei medici ospedalieri e dei dirigenti sanitari nelle Case di Comunità, convochi le parti sociali e apra un confronto vero”.
Sulla stessa linea Eugenio Gragnano e Massimiliano Di Marzo, vicesegretario e vicesegretario vicario regionale: per costruire una vera integrazione tra ospedale e territorio servono regole certe, risorse dedicate e accordi sindacali.
Resta poi il nodo delle incompatibilità che vincolano medici ospedalieri e dirigenti sanitari, limitando l’attività presso altre strutture. “Occorre sciogliere le contraddizioni del sistema prima di chiedere ai professionisti di farsi carico di nuovi compiti”, conclude Bencivenga.
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