Esofagite eosinofila: difficoltà a deglutire spesso ignorata. Una guida ufficiale per trattarla in tempo
L’esofagite eosinofila (EoE) è una malattia infiammatoria cronica dell’esofago. È caratterizzata da un aumento degli eosinofili – un tipo di globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria – nella mucosa esofagea. La patologia è in forte crescita, in particolare tra i bambini e i giovani, eppure è ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata. Le cause non sono ancora del tutto note. Gli esperti concordano su un insieme di fattori genetici e ambientali.
L’età d’insorgenza è sempre già bassa, anche prima dei 18 mesi, con due picchi nell’adolescenza e nella fascia fra i 30 e i 50 anni. Un segnale caratteristico dell’esofagite eosinofila è la disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire. Altri sintomi comuni sono il bruciore retrosternale e il rigurgito, tipici anche del reflusso gastroesofageo, per questo spesso confondibili.
Oggi la patologia potrà contare su linee guida terapeutiche italiane condivise (pubblicate da Elsevier) e definite da un gruppo di esperti riuniti nella prima EoEtaly Guidelines Session. Le nuove raccomandazioni sono state presentate ufficialmente dalla SIGE – Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva – nel corso del Congresso annuale FISMAD.
Esofagite eosinofila: diagnosi tardiva e sintomi sottovalutati
“La diagnosi è spesso tardiva, e i sintomi – come difficoltà a deglutire o sensazione di cibo bloccato – vengono sottovalutati. Ma l’esofagite eosinofila non è una rarità: serve consapevolezza, formazione e una presa in carico strutturata”, spiega il Professor Nicola de Bortoli, gastroenterologo e tra i promotori del documento. “Queste linee guida rappresentano un punto di riferimento importante per clinici, pazienti e famiglie.”
“Sappiamo che il ritardo diagnostico conseguente a fattori dipendenti sia dal paziente che dal medico determina il perpetrarsi del processo infiammatorio, aumentando il rischio di progressione della patologia e di rimodellamento esofageo che conduce alla fibrosi”, ha aggiunto la dottoressa Elisa Marabotto, gastroenterologa ricercatrice presso il Dipartimento di medicina interna e specialità mediche dell’Università di Genova. “Queste linee guida aiutano a conoscere la malattia per aiutare a sospettare e riconoscerla precocemente”.
Le nuove cure per l’EoE
La terapia dell’EoE si basa su: nuovi farmaci a base di corticosteroidi, protocolli dietetici mirati – in particolare la One Food Elimination Diet (OFED), che elimina solo latte e derivati – e, nei casi più severi, interventi endoscopici di dilatazione. A questi si affianca una novità: l’introduzione di un anticorpo monoclonale attivo su specifiche citochine infiammatorie (IL-4 e IL-13). Oggi rappresenta una valida opzione in seconda linea per i pazienti refrattari alle terapie standard.
L’arrivo di questa terapia “è una ulteriore e desiderata opzione terapeutica, soprattutto per i pazienti refrattari a terapie standard. Il vero valore aggiunto di queste linee guida è aver costruito un percorso strutturato, multidisciplinare e centrato sulla persona – ha aggiunto il Dottor Pierfrancesco Visaggi –. Solo così possiamo garantire continuità assistenziale e migliorare concretamente la qualità di vita.” Resta fondamentale il ruolo integrato di gastroenterologi, allergologi, dietisti e pediatri, attraverso controlli regolari nel tempo per prevenire recidive e adattare le terapie.


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